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Csm, “davighiani” senza candidato ma con la maggioranza

Suppletive del Consiglio superiore della magistratura. Per il posto lasciato vacante da Criscuoli, sarà sfida a tre: Chinaglia di Area, Corinaldesi di Unicost e Grasso ex presidente dell’Anm
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Libertà di voto. Alle elezioni suppletive di dicembre, previste per eleggere il consigliere togato della categoria dei giudicanti ancora vacante, A& I non presenterà alcun candidato, lasciando libertà di voto ai propri iscritti e simpatizzanti.

La notizia è stata confermata al Dubbio da Sebastiano Ardita, esponente di spicco, insieme a Piercamillo Davigo, della corrente nata nel 2015 dalla scissione da MI e che nella scorsa consiliatura aveva un solo rappresentante. Mi, vincitrice delle elezioni per il rinnovo del Csm nel 2018, è ora in minoranza a Palazzo dei Marescialli.

A differenza di A& i divenuta la corrente di maggioranza relativa. Dei cinque consiglieri eletti nelle liste di Mi, tre furono costretti alle dimissioni dopo la bufera del caso Palamara. La rivelazione degli incontri, che avevano ad oggetto alcune nomine di uffici giudiziari, sconvolse il Csm, determinando un ribaltamento dei rapporti di forza. Il gruppo di Davigo che inizialmente poteva contare solo sull’ex pm di Mani pulite e su Ardita, adesso è il più numeroso con cinque togati.

L’ultimo ad arrivare a piazza Indipendenza è stato, pur smentendo le previsioni della vigilia che descrivevano un plebiscito per il pm del processo Trattativa, Nino Di Matteo. Per il posto lasciato vacante da un’altra toga di Mi, il giudice siciliano Paolo Criscuoli, sarà quindi una sfida a tre: Elisabetta Chinaglia, presidente di sezione del Tribunale di Asti, Silvia Corinaldesi, presidente di sezione del Tribunale di Ancone e Pasquale Grasso, giudice del Tribunale di Genova ed ex presidente dell’Anm.

Se le prime due candidature sono legate, rispettivamente, al gruppo progressista Area e a quello di centro di Unicost, diverso il discorso per Grasso, non iscritto ad alcuna corrente. Una candidatura, come da lui stesso affermato, che punta a raccogliere i voti delle toghe moderate, ad iniziare da quelle di Mi, e che non si riconoscono in un “certo modo”,, di fare il magistrato. «Mi propongo come aggregatore dei magistrati consapevoli del dovere di servire la legge senza mai sentirsi al di sopra e che orgogliosi del proprio lavoro non pensano che esso sia una missione salvifica», si legge nel suo post di presentazioe.

 

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