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Il debito che piace ai partiti

Dal 2000 a oggi, si sono succeduti governi di ogni colore e partiti di nuovo conio, ma tutti favorevoli alla spesa in deficit.
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Per il debito pubblico un governo vale l’altro. E così anche nel 2020 avremo una legge di bilancio in deficit, che aumenterà le ipoteche nel futuro e quindi sui giovani… che se ne vanno. Più di un milione in dieci anni. Anche perché, si è visto che il deficit non produce sviluppo, né posti di lavoro, ma semplicemente altro deficit.

Dal 2000 a oggi, si sono succeduti governi di ogni colore e partiti di nuovo conio, ma tutti favorevoli alla spesa in deficit. Sta di fatto che la spesa pubblica primaria, come ci ricorda Nicola Roni,un economista che la racconta giusta, è cresciuta in termini nominali del 60,8%, mentre il PIL è cresciuto solo del 42,8%. Stando così le cose, se ne deve dedurre che i nostri governi sono tutti keynesiani impenitenti senza alcuna differenza destra o sinistra, giallo- verdi o giallo- rossi.

Il povero Keynes però, non ha nessuna colpa se il tasso di crescita dell’economia italiana è, ormai, da molto tempo inferiore agli interessi pagati ( 60 miliardi) a chi ha investito nel nostro debito, italiani ( 70%) e stranieri ( 30%). Da tempo in Italia si parla di “tesori” e “tesoretti” che i bravi ministri, “maghetti” di turno, avrebbero trovato fra le pieghe dei conti pubblici. In realtà li hanno trovati direttamente o indirettamente nelle tasche dei cittadini che risparmiano perché temono il futuro.

Forse è lì il “tesoretto”.Il livello del debito pubblico italiano inrelazione al Pil non fa che crescere anche nelle previsioni per il 2020. Per far tornare i conti si usano i soliti refrain: lotta all’evasione, privatizzazione e vendite del patrimonio pubblico con cifre sempre gonfiate. Tutti hanno parlato di privatizzazioni, ma, sembra che da quella parte sia venuto zero nel 2017, zero nel 2018, zero nel 2019. Persino la flessibilità, tanto pretesa dall’Europa, si è rivelata inutile allo sviluppo. Considerazione finale, fra tragico e comico: tutti i governi di ogni colore, da molti anni, promettono sviluppo, ma producono flussi crescenti di spesa pubblica. Viene il dubbio che la spesa pubblica non serva a creare sviluppo, ma a creare consenso. Però sempre più effimero.

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