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Da Bruxelles al Cremlino, tutti contro Erdogan: «Fermi i bombardamenti»

La Turchia isolata prosegue l'offensiva nel Kurdistan siriano: 100 mila civili in fuga
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È ormai nel pieno del suo svolgimento l’offensiva turca nell’area del Rojava, la regione della Siria settentrionale controllata finora dai curdi con i loro alleati arabi locali.

Gli aerei di Ankara bombardano senza sosta e insieme all’artiglieria aprono la strada alle forze di terra, che dopo un paio di giorni di offensiva hanno già assunto il controllo dei primi villaggi oltre l’instabile confine vicino alle due località chiave di Tall Abyad e Ras al Ayn, nel settore centrale della frontiera tra Siria e Turchia..

I turchi hanno annunciato di aver ucciso più di cento «terroristi», come chiamano i combattenti curdi che però fino a poco tempo fa erano alleati dell’occidente contro gli altri terroristi, le milizie jihadiste dell’Isis. Secondo i portavoce dell’esercito nessun civile sarebbe stato colpito, mentre fonti curde parlano al contrario di diverse decine di vittime proprio fra i civili, e anche di un carcere colpito dove erano rinchiusi combattenti dell’Isis che con l’occasione si sarebbero dati alla fuga.

Intanto migliaia di persone stanno lasciando le loro case cercando di fuggire dalle zone di combattimento e sfollano verso le aree circostanti, a cominciare dal nord dell’Iraq. Giornalisti presenti sui luoghi raccontano che le forze armate sparano deliberatamente contro i media per allontanarli dalle zone di guerra, e che vengono bruciati furgoni pieni di cadaveri.

Nel frattempo il primo soldato turco avrebbe perso la vita nei combattimenti con l’Ypg, ed altri sono rimasti feriti. In questa situazione il presidente Erdogan sembra non volersi fermare, cogliendo l’occasione per infliggere un durissimo colpo agli storici “nemici” curdi. Ma la sua guerra lo sta isolando nella comunità internazionale.

Tantissime le voci che si sono levate contro l’operazione militare nel Kurdistan siriano proprio mentre si è riunito il Consiglio di sicurezza dell’Onu, anche se fino ad ora pochi fatti sono seguiti ai moniti diplomatici. Gli Stati Uniti ( che hanno ritirato i loro militari quando l’operazione turca è diventata imminente) ora cambiano improvvisamente linea e sembra che preparino sanzioni contro la Turchia: Trump stesso ha dichiarato che se Ankara “esagererà” lui distruggerà la sua economia, ma ha anche affermato che «i curdi in fondo in Normandia non c’erano».

Ancora più decisa la condanna da parte dell’Unione europea, cui Erdogan ha risposto minacciando di essere pronto a mandare in Europa milioni di profughi ora ospitati in Turchia. Anche Mosca e Pechino hanno speso parole di biasimo per l’attacco, ma poco più che formalmente, anche se Putin ha sottolineato che l’offensiva rischia di dare all’Isis l’opportunità di un nuovo slancio.

 

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