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Carlo Cottarelli: «La crescita non riparte con una manovra economica»

Mister Spending review non ha dubbi: «Per tornare a crescere dobbiamo tagliare la burocrazia della pa e velocizzare la giustizia civile: fare impresa deve essere facile»
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«Non illudiamoci che il Paese ricominci a crescere con la manovra di bilancio» : sintetizza così la situazione mister Spending review, l’economista Carlo Cottarelli. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha scelto di «non fare una manovra rischiosa», ma per far ripartire l’Italia serve altro.

E cosa serve?

Le faccio un elenco non in ordine di importanza: servono riforme che renda più facile fare impresa; bisogna ridurre gli ostacoli legati alla burocrazia e rendere più facile il rapporto con la pubblica amministrazione; intervenire sulla lentezza della giustizia civile. Guardi, tra le cose da risolvere per far ripartire l’economia metto anche i buchi nelle strade e il problema della sicurezza. Infine, sarebbe necessario ridurre il livello di tassazione, che però andrebbe finanziato sul lato del risparmio di spesa pubblica.

La spending review sembra però ormai uscita dal lessico politico.

Nella manovra sono previsti 1,8 miliardi di tagli di spesa, ma è una cifra molto inferiore all’aumento di spesa deciso dal governo precedente. Tradotto: la spesa aumenterà.

E’ proprio impossibile tagliare la spesa pubblica?

Un aumento della spesa si è avuto nel 2018, ma fino al 2014 la dinamica di spesa non è stata molto forte. Anzi, se si esclude quella per le pensioni, la spesa pubblica nel complesso è stata tagliata. Il problema, però, è che si è trattato di tagli lineari. Questo è il problema: i tagli lineari sono facili perchè scontentano un poco tutto, mentre fare tagli dove effettivamente vale la pena è complicato, perchè si toccano interessi specifici.

Che prima valutazione fa di questa prima manovra del governo giallorosso?

E’ una manovra che non cambia molto, dal punto di vista dei conti pubblici. Il deficit pubblico rimane quello di quest’anno e del prossimo, il debito pubblico scende di poco: dunque viene mantenuto lo status quo. Si evitano i rischi connessi ad una manovra più sfacciata, come quella che sembrava voler fare Matteo Salvini, con un deficit oltre al 3% del Pil.

E’ una buona notizia?

Direi di sì, ma rispetto alla tenuta dei nostri conti pubblici e dei possibili rischi connessi non cambia nulla.

Si potrebbe fare di più?

Io avrei fatto qualche aggiustamento ai conti pubblici e alla riduzione del deficit, vista anche una spesa inferiore per gli interessi. Mi preoccupa, invece, che sono peggiorati i dati di quella parte di bilancio senza interessi, con un avanzo primario che si riduce dall’ 1,3% all’ 1,1%.

Insomma, non sembra mai il momento giusto per aggiustare i conti pubblici.

Che questo non sia l’anno migliore per mettere a posto i conti pubblici è vero, il punto è che non li abbiamo messi a posto nemmeno quando l’economia era in crescita, seppure non di molto. Il nostro problema è questo: quanto l’economia va male ed è in recessione il debito pubblico aumenta, mentre quando siamo in lieve ripresa non riusciamo a rilanciarci.

Il governo ha confermato che non si toccheranno nè Quota 100, nè il reddito di cittadinanza. E’ una scelta corretta?

Le premetto che io ero contrario sia a Quota 100 che al reddito di cittadinanza, nella forma con la quale è stato introdotto. Il problema, però, sul fronte dei conti, non è più se tenere o meno queste due misure, perchè la frittata ormai è stata fatta. Soprattutto per quanto riguarda Quota 100, anche se la si sospendesse nel 2020 il risparmio sarebbe modesto, meno di un miliardo di euro. Il grosso dei pensionati già sono andati in pensione e non si può certo farli tornare indietro.

Oggi, i dati più preccupanti riguardano il lavoro. Su quel fronte la manovra potrà portare qualche beneficio?

E’ stato previsto un piccolo taglio al cuneo fiscale, che dovrebbe essere introdotto a metà 2020 e dovrebbe costare 5 miliardi. Non è molto, ma è meglio di niente. Il problema è che al tempo stesso bisognerebbe riuscire a tagliare anche le tasse, ma questo non si fa.

A proposito di tasse, è scongiurato definitivamente l’aumento dell’Iva?

Credo di sì, anche perchè la questione è diventata talmente politica che il suo valore va ormai ben al di là del semplice fattore economico.

Intende dire che non sarebbe stato necessariamente un male?

No, sono convinto che in generale la pressione fiscale italiana sia troppo alta e vada ridotta. Dico solo che, se si devono aumentare le tasse, allora è meglio che aumenti l’iva invece che le tasse sul lavoro.

Il governo punta molto sulla lotta all’evasione fiscale e spera di far emergere 7,2 miliardi di sommerso.

L’evasione fiscale è un problema molto serio e per combatterla bisogna essere ambiziosi con gli strumenti di contrasto, ma prudenti nelle previsioni di quanto poter ottenere. Oltre 7 miliardi in un anno mi sembra una cifra troppo alta, soprattutto perchè è difficile dire quanti siano gli evasori.

Sul fronte europeo ci sarà maggiore comprensione nei confronti di questo governo, rispetto al precedente?

Anche ai governi precedenti è stata data flessibilità, l’Ue farà lo stesso anche con il Conte bis ma non per cifre astronomiche. Io penso che il deficit al 2,2% potrà essere accettato, viste anche le circostanze economiche. Forse, verrà chiesto un piccolo aggiustamento. E’ fuorviante, però, pensare che ci sarà un trattamento di favore per ragioni politiche, rispetto al governo precedente.

Il governo precedente non era politicamente inviso all’Europa?

Ripeto, è un modo fuorviante di leggere la questione, perchè le circostanze sono diverse. I gialloverdi avevano preparato una legge di bilancio con il deficit al 2,4%, poi ridotto al 2,2%, nonostante ritenessero che la nostra economia fosse in forte espansione, con una prospettiva di crescita dell’ 1,5% del Pil. I giallorossi, invece, hanno impostato una legge col deficit al 2,2%, itentico a quello ereditato dal governo precedente, ma con una prospettiva di crescita dello 0,6%.

Quindi non ci sarà nessun favoritismo?

L’Unione europea ci permetterà un po’ di flessibilità, ma sempre nel rispetto ed entro i limiti delle regole comuni.

 

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