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Critico gli intellettuali infastiditi dai fan di Greta, non i princìpi liberali

Credo che il protagonismo dei giovani a favore dell’ambiente, diffuso in tutto il mondo, rappresenti un sentire profondo, tipico delle nuove generazioni
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Gentile Direttore, il prof. Dino Cofrancesco si è sentito – a torto – chiamato in causa in quanto intellettuale, forse a causa di alcuni passaggi della mia riflessione – lo ammetto eccessivamente generalizzanti.

È verissimo che non tutto il movimento giovanile del ’ 68, nella sua componente maggioritaria, può essere catalogato sotto l’ideologia totalitaria, ma allo stesso modo non tutto l’attuale movimento che s’impegna a favore della tutela dell’ambiente può considerarsi influenzato da una visione apocalittica e da un’ideologia olistica com’è quella della decrescita felice.

La mia riflessione tendeva piuttosto a cogliere nelle posizioni espresse da alcuni intellettuali, come ad esempio Alain Finkielkraut, una sorta di fastidio nei confronti dei giovani e delle loro battaglie ambientaliste.

Anch’io riconoscevo e riconosco il pericolo di alcune inclinazioni negative contro lo sviluppo e contro la scienza.

Tuttavia – ecco la mia intenzione di fondo – credo che il protagonismo dei giovani a favore dell’ambiente, diffuso in tutto il mondo, rappresenti un sentire profondo, tipico delle nuove generazioni, che s’incontra con analoghe preoccupazioni diffuse fra gli scienziati e fra molti dirigenti d’azienda, a favore di un’economia più sostenibile e innovativa.

Tutto qui. Credo, in sostanza, che il mio pensiero non si discosti molto da quello del professor Cofrancesco, di cui ammiro la fede liberale e la limpidezza di pensiero.

 

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