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L’Europa promuove Gentiloni: «Regole ma anche flessibilità»

Sulle modifiche del patto di stabilità, «se ci saranno, dovremo farle selezionando le priorità: non può diventare un carciofo, cui si tolgono a mano a mano tutte le foglie»
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Esame superato per Paolo Gentiloni: l’audizione della commissione Affari Economici del Parlamento europeo è trascorsa senza sbalzi e l’ex premier italiano è stato approvato come commissario Ue agli Affari economici. Favorevoli i popolari, i socialisti, i liberali e quasi a sorpresa anche i Verdi ( che invece avevano votato contro la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen).

Contrari, come da pronostico, Identità e Democrazia, il gruppo sovranista di cui fa parte la Lega, e la sinistra radicale della Gue.Tutto è andato liscio – nonostante le voci della vigilia presagissero forti perplessità da parte del Ppe – e la conferma senza ulteriori approfondimenti di Gentiloni restituisce all’Italia del Conte bis un posto in Europa.

La connazionale Irene Tinagli, presidente della commissione Econ, ha commentato dicendo che «L’audizione è andata molto bene, siamo molto soddisfatti», «Il consenso è stato ampio e non è stato necessario porre ulteriori domande».Arrivato con 15 minuti di anticipo in Aula, Gentiloni ha tradito un comprensibile nervosismo nel destreggiarsi tra italiano, inglese e francese, ma da politico d’esperienza ha saputo navigare tra le insidie senza mai perdere il suo proverbiale aplomb.

«Se dovessi racchiudere in due sole parole il senso di marcia che ritengo necessario imboccare, direi ambizione e condivisione», ha esordito l’ex premier, che ha dovuto difendersi soprat-tutto da chi gli chiedeva in quale modo si sarebbe approcciato al caso italiano. «Non sono e non sarò un rappresentante di un unicogoverno all’interno della Commissione, sarò il commissario per gli Affari economici» e «riserverò alla manovra di bilancio dell’Italia la stessa attenzione, lo stesso dialogo e la stessa serietà nel rispetto delle regole con cui esaminerò quello degli altri paesi», è stata la pacata risposta.

Sul fronte avversario, l’economista eletto con la Lega Antonio Rinaldi ha provato a metterlo in difficoltà: «Il budget del governo Conte II, invece di un miglioramento sul deficit dello 0.6 per cento, contiene un peggioramento dello 0.1 per cento. Pensa di approvare un budget che non rispetta le regole del debito?». Gentiloni ha scelto la diplomazia: «La nota di aggiornamento non è ancora la proposta di bilancio. Dal primo novembre, se sarò confermato Commissario, mi occuperò delle proposte di bilancio di tutti i paesi».

Nel merito della linea in materia economica, ha toccato tutti i temi caldi. Quanto alle modifiche del patto di stabilità, «se ci saranno, dovremo farle selezionando molto bene le priorità: non può diventare una specie di carciofo, cui si tolgono a mano a mano tutti i diversi elementi, stabilendo esenzioni in troppi campi».

Le regole di bilancio Ue, invece, «dovrebbero essere maggiormente «anticicliche» ( oggi sono procicliche, cioè finiscono per accentuare gli effetti del naturale andamento del ciclo economico), «più semplici» e «più applicabili». Inoltre ha fissato la roadmap del suo mandato: «Mi concentrerò sulla riduzione del debito pubblico», dato che «sono molto attento all’impatto potenzialmente destabilizzante di un debito elevato in periodi sfavorevoli» .

Infine, Gentiloni si è detto favorevole al fatto che «i Paesi che hanno spazio fiscale lo utilizzino» e ha spiegato che ora ci troviamo in un contesto economico «in cui c’è un rallentamento della crescita: non è chiaro quale portata avrà e quanto durerà. In questa situazione, la nostra politica economica dovrebbe essere fortemente pro crescita e pro investimenti. Non si tratta di cambiare le regole, ma di adattare le nostre regole ai cambiamenti della situazione economica in Europa».

Promosso a pieni voti,dunque, e promossa anche la scelta del governo giallorosso, il cui primo passo formale è stato proprio l’indicazione del nome di Gentiloni. Ora, però, inizia la fase operativa, proprio a ridosso dell’inizio del dibattito del governo sul Def.

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