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Ius culturae, il consenso da costruire

In Europa convivono tante regole diverse ma tutte severe. Lo ius culturae non può diventare una gigantesca sanatoria
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Due anni fa fu affossato lo ius soli che conteneva già lo ius culturae perché al senato mancavano i voti per approvarlo. Ora il Cinquestelle Giuseppe Brescia, presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera, vorrebbe aprire la discussione sullo ius culturae e sulla modifica della legge sulla cittadinanza. Come appare fin troppo evidente, si i tratta di una materia delicata. Ancor più perché non serve solo la maggioranza delle Camere, ma serve un vasto consenso nel Paese.

Un consenso che questa maggioranza appiccicata di due partiti in crisi certamente non ha, pur avendo, forse, i voti parlamentari.Il problema però esiste ed è terribilmente delicato, dato l’alto numero di immigrati clandestini che si sono accumulati negli anni in Italia. Sembra addirittura che i giovani minorenni figli di immigrati, ma anche no, siano 800.000.

Un numero che fa impressione. Specialmente se si considera il fatto che ognuno di questi giovani che parlano italiano o hanno fatto il primo ciclo scolastico, avrà pur dei genitori: uno o due che siano.Come è facile capire, non si potrà concedere la cittadinanza a questi ragazzi senza estenderla, prima o poi, ai loro genitori. Potrebbero essere almeno altrettanti.

Poi perché no ai fratelli, e anche ai nonni, magari anziani e soli e non troppo in salute. Lo ius culturae diventerebbe il pretesto di una gigantesca sanatoria. Più grande di quelle che in passato hanno caratterizzato le diverse leggi ( Martelli, Turco- Napolitano, …, Bossi- Fini ecc.), che hanno tentato di legalizzare la condizione degli immigrati clandestini.

Un esercito sempre più grande e tale da costituire un serbatoio potenziale per varie forme di criminalità, che hanno prodotto l’avversione di una grande fetta dell’opinione pubblica.

Ora quasi tutte le leggi sulla cittadinanza presenti in Europa sono abbastanza severe. In Germania, ad esempio, diventa cittadino tedesco chi nasce nel Paese ma solo se uno dei genitori risiede almeno da otto anni e nella condizione di regolare. In Spagna diventa cittadino chi nasce nel Paese, ma da genitori di cui almeno uno è nato in Spagna.

In Francia si diventa cittadini se uno dei genitori è nato nel Paese oppure si può diventare cittadini francesi al compimento di diciotto anni.Ancora se si è cittadini Ue e si risiede e si lavora regolarmente in Francia da almeno 5 anni. Come si vede i percorsi sono vari e tutti relativamente lunghi.In realtà la cittadinanza non può essere un regalo, ma va costruita, aiutata e meritata.

Nella sua forma più graduale e sicura la cittadinanza serve a creare vera integrazione e riconoscimento reciproco fra gli italiani e gli aspiranti tali. Bisognerebbe lavorare insieme senza dogmatismi e senza demagogia, su un progetto di cittadinanza come percorso. Una cittadinanza a punti, appunto, da costruire in un vasto consenso nel Parlamento e nel Paese.

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