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“Chi paga Greta” è l’alibi dei dietrologi. Ma il flop delle classi dirigenti è agli atti

Cacciari suggerisce agli studenti seminari autogestiti sul clima: soluzione jurassica. Impariamo piuttosto ad ascoltarli
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Mi è apparso abbastanza strano che un importante filosofo, un intellettuale come Massimo Cacciari che ho sempre stimato moltissimo, abbia formulato forti critiche a Greta Thumberg e ai fridays for future, che hanno mobilitato milioni di studenti in tutto il mondo nell’obiettivo di difendere il pianeta che stiamo distruggendo, e che è l’unico che abbiamo. I principali argomenti critici non sono soltanto di Cacciari. Anzi molti di essi accomunano stranamente il filosofo ai partiti e movimenti nazionalisti ( a mio avviso sovranisti è una definizione truccata che vorrebbe evitare di spaventare, rievocando orrori passati).

Cacciari, e molti altri dietrologi ( in buona o malafede) affermano, o sospettano che dietro la ragazzina svedese ci siano persone o centri di potere che la utilizzano come strumento di loro imprecisati interessi politici o economici. E ovviamente si domandano chi paga. Ma dietro ogni fenomeno o campagna di comunicazione e proselitismo, dietro ogni leader ideologico e politico, c’è sempre qualcuno che lo aiuta, lo sostiene, e paga.

I missionari in Africa costruiscono scuole e villaggi, e, ovviamente, qualcuno paga. Le campagne Facebook o Twitter scatenate da poteri politici o ideologici per influenzare le campagne politiche, in Patria o all’estero, sono sostenute da centri di potere, che ne affrontano i costi. Le campagne di comunicazione dei nazionalisti sui migranti o sulla legittima difesa hanno bisogno di sponsor e di soldi, e quindi anche qui ci sono molte dietrologie da sviluppare.

Sempre dietro ogni azione umana ci sono attori ed interessi diversi. Mi sembra quindi che, mai come in questo caso, conta il risultato. Chiunque sostenga, in qualunque modo la campagna di Greta è riuscito a parlare a milioni di esseri umani delle sorti del loro pianeta: possiamo solo ringraziarlo, anche se il suo obiettivo fosse aumentare le vendite di prodotti riciclati.

La giurisprudenza costante della Corte di giustizia dell’Unione Europea si è fondata per oltre cinquant’anni sulla difesa dell’effetto utile, dei principi e delle regole del diritto europeo : e i fridays for future; sono per l’appunto l’effetto utile del lavoro di Greta e di coloro che la sostengono e la finanziano.

Il secondo argomento è ancor più contraddittorio. I ragazzi non dovrebbero marinare la scuola, ma essere informati nelle loro classi da scienziati, politici e professori sul surriscaldamento globale e le sue conseguenze. Ma come possono crederci i ragazzi? Tutte queste persone o non si sono occupate finora di lanciare campagne informative per coinvolgere le comunità, oppure le loro campagne si sono rivelate del tutto inefficaci. Sono proprio questi fallimenti, questa incapacità dei leader e delle classi dirigenti, a mostrarci quanto ci fosse bisogno di Greta e di altri attivisti giovani come lei.

Ma, caro Cacciari, è il suggerimento agli studenti di organizzare seminari autogestiti; che mi ha commosso e rattristato di più. Caro professore, siamo nel 2019, quasi cinquant’anni dopo il 1968. Quella era l’epoca dei seminari autogestiti: oggi i giovani non capirebbero neppure di che cosa si parla, e non perché sono più stupidi o più ignoranti di quelli del ’ 68. Loro comunicano con Facebook, con Twitter: non c’è niente da rimproverarsi nell’essere vecchi, ma se non siamo capaci di capirli, questi nostri giovani, possiamo almeno provare ad ascoltarli. Non c’è certo bisogno di confrontarli con quei piccoli intellettuali rivoluzionari, un pò velleitari, che eravamo noi, e che abbiamo conseguito i fantastici risultati dei quali ci rimprovera Greta.

Quindi, per carità, non suggeriamo che a parlare con loro siano quelle classi dirigenti insensibili e incapaci, che hanno avuto bisogno di una ragazzina adolescente per fare quello che avrebbero dovuto fare negli ultimi cinquant’anni.

 

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