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Schifani (FI): «Renzi? È l’unico garantista. E dico sì allo ius culturae»

Intervista a Renato Schifani di Forza Italia. «Quello dell’ex segretario dem è un garantismo profondo e non di opportunità l’ho potuto riscontrare prima della vicenda giudiziaria che ha colpito la sua famiglia»
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«Spero in un sussulto di coerenza da parte del Pd». A dirlo è Renato Schifani, forzista ex presidente del Senato e membro della commissione Affari Costituzionali, tra i più strenui sostenitori dell’incostituzionalità della norma del ministro Bonafede che abolisce la prescrizione.

Senatore, si appella al Pd?

Mi limito a dire che il Pd ha sostenuto con noi l’incostituzionalità dell’abolizione della prescrizione e ha votato contro lo Spazzacorrotti. Ora coerenza vorrebbe che si opponga all’entrata in vigore di una norma che viola palesemente l’articolo 111 della Costituzione. Per altro, il tema della prescrizione era stato affrontato già nella precedente legislatura, quando il Pd aveva aumentato sanzioni e conseguentemente dilatato la prescrizione per i reati contro la pubblica amministrazione, passata dai 9 anni a quasi 20. Nel caso della legge di Bonafede, invece, mi faccia dire che la soluzione è peggiore del male, perchè abolire la prescrizione dilata ulteriormente la durata dei processi.

E come si esce dall’impasse?

Invertendo i fattori: prima andrebbe riformata organicamente la legislazione sulla durata dei processi e, dopo che la riforma è entrata a regime, allora si può intervenire sulla prescrizione con una logica.

Quali misure sarebbero necessarie per ridurre la durata dei processi?

Innanzitutto va capito che servono maggiori risorse, sia umane che finanziarie. Inoltre, va ricordato che in Italia il processo penale è basato sul principio accusatorio della prova che si forma in dibattimento. Questo postula l’esigenza di udienza, istruttorie e audizione di testi e ricordo che l’articolo 507 del codice di procedura penale prevede che il presidente del tribunale o il collegio possano disporre l’audizione di testi non indicati dall’accusa o dalla difesa, proprio in ossequio del principio di libera formazione della prova. Questo pone diverse questioni, tra le quali se esista un limite al libero convincimento di chi giudica. Inoltre, la durata del processo si dilata anche a causa di indagini che durano troppo, dunque servirebbe intervenire anche sulle indagini con termini perentori.

A che cosa si riferisce, nel dettaglio?

Per ogni reato esiste un limite massimo di durata per le indagini, decorso il quale il pm decide per il rinvio a giudizio o per l’archiviazione. Questa fase, tuttavia, non è disciplinata in modo rigoroso e non è infrequente che le procure trattengano a lungo i fascicoli prima di decidere. Inoltre anche il Gip spesso impiega mesi per pronunciarsi sulla richiesta di archiviazione o di rinvio a giudizio. Questi sono tempi morti che andrebbero disciplinati con termini perentori.

Anche sulla durata dei processi si dovrebbe intervenire con la legge delega in materia di giustizia voluta dal Guardasigilli.

Mi faccia dire una cosa sulla legge delega. Premesso che non esiste un’intesa solida, suppongo che il governo voglia approvarla in due mesi: questo significa spogliare il Parlamento di qualsiasi ruolo, delegando tutto al Governo. Si tratta di uno strappo costituzionale non indifferente: l’organo legislativo ha tutto il diritto di individuare bene e di discutere i limiti della delega, ma approvare in sessanta giorni la legge delega è un vulnus costituzionale che non si può accettare, soprattutto da parte dei presidenti delle due Camere.

Che cosa la preoccupa?

Che il Parlamento venga spodestato su una materia così delicata. Anche perchè la legge delega è per certi versi più pericolosa del decreto legge: questo si approva in chiaro e il legislatore ne conoscere per intero il contenuto, mentre la legge delega contiene solamente l’individuazione di alcuni principi ai quali il governo si deve attenere. Non solo, i decreti attuativi che vengono successivamente emanati dal governo in esecuzione della legge delega possono disattendere i pareri delle commissioni delle due Camere.

Spera che il Pd freni i 5 Stelle?

Mi auguro che il Pd si comporti con coerenza, ma temo che l’accordo di maggioranza lo porti lontano.

Dunque rimane solo l’opposizione?

Dunque le dico che, conoscendo Matteo Renzi per aver lavorato con lui da capogruppo di Ncd, lui è l’unico con vero spirito garantista al governo. Il suo è un garantismo profondo e non di opportunità, che ho potuto riscontrare prima della vicenda giudiziaria che ha colpito la sua famiglia, dunque in tempi non sospetti, per questo confido che Italia Viva possa fermare la deriva del governo. Noi comunque faremo la nostra parte, a prescindere da Italia Viva.

Spezza una lancia in favore di Renzi?

Renzi rimane lontano e distinto da me e ha la grande responsabilità politica di aver portato la sinistra al governo, ma credo che si debba avere il coraggio di scindere il giudizio politico dalla valutazione sul garantismo di un esponente avversario.

Pur dall’opposizione, c’è qualcosa di questo governo che la convince?

Personalmente sono favorevole allo ius culturae. Da presidente del Senato ho visitato molte scuole e, soprattutto al nord, ho visto tanti bambini bianchi insieme a bambini di colore che agitavano la bandiera italiana. Bambini sì nati da genitori stranieri, ma che conoscono solo l’italiano e studiano nelle nostre scuole, e che sono italiani a tutti gli effetti. Ecco, credo che il completamento di un ciclo didattico completo possa consentir loro, anche prima dei 18 anni previsti dalla proposta di legge, di diventare cittadini italiani. Anche perchè la grandezza di un paese si misura sulla pretesa di rispetto delle regole interne, ma anche sulla sua inclusività nei confronti di chi rispetta i nostri valori e si è integrato con la nostra storia.

Un’opposizione costruttiva, dunque?

Un’opposizione responsabile, finalizzata ad accentuare divisioni di una maggioranza eterogenea, nata contro qualcuno e non su un progetto condiviso e per impedire agli italiani di votare. Questo è un governo con il fiato corto e noi faremo in modo che le sue contraddizioni esplodano. Almeno il governo gialloverde aveva la fictio del contratto di governo, questo esecutivo giallorosso vive alla giornata e nell’esigenza di una sintesi momento per momento, al solo fine di evitare le urne.

Fi lavorerà per riassestare l’alleanza di centrodestra?

Noi rimaniamo ancorati al centrodestra che abbiamo fondato. E’ chiaro, ora ha trazione leghista e dunque è più di destra e meno di area moderata. I rapporti di forza sono cambiati, ma io credo che Forza Italia rimanga un elemento di equilibrio. Certo, per il futuro rilevo l’incognita del sistema elettorale: noi nasciamo come partito a vocazione maggioritaria, ma ritengo che il taglio dei parlamentari porrà un rilevante problema di rappresentanza dei territori.

E’ contrario al taglio?

Forza Italia ha sempre votato a favore del taglio dei parlamentari, quando è stato inserito in una riforma organica della seconda parte della Costituzione e dunque insieme a una riforma del bicameralismo perfetto in ottica di efficientamento dello Stato. Siamo però contrari agli spot e alle demagogie come quella attuale: il semplice taglio dei parlamentari pone problemi evidenti di rappresentanza, perchè è disancorato dall’ordinamento.

Prevede vita breve per il governo?

Le rispondo così: la politica è una scienza esatta e non si inventa. Dunque, si governa insieme se si condividono le scelte generali e i principi di fondo, altri teoremi non funzionano. Oggi siamo di fronte a un’alleanza di tre partiti che fino al giorno prima erano tra loro avversari violenti. Per questo la durata breve è segnata.

 

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