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Lo Stato di diritto e le tutele da applicare anche ai “cattivi”

Il reddito di cittadinanza a Federica Saraceni
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È ben comprensibile che abbia portato polemica il reddito di cittadinanza ottenuto da Federica Saraceni, giudicata corresponsabile dell’omicidio di D’Antona. Ma si crede che non abbia torto chi, come il padre Luigi, si domanda amaramente se sia giusto che lo Stato non riconosca a una condannata senza mezzi altra scelta, per sopravvivere, che quella di prostituirsi.

E’ chiaro che si tratta in questo caso di una dichiarazione, diciamo così, interessata, e qualcuno potrebbe – non senza ragione – obiettare che forse chi è in rapporti così intimi con il responsabile di un delitto indiscutibilmente terrificante dovrebbe sorvegliare con un supplemento di delicatezza le proprie manifestazioni.

Ma queste sono faccende di stile, mentre nel merito è sicuro che se la legge attribuiva quel diritto a quella persona non si vede per quale motivo mai bisognerebbe revocarglielo.

E qui si viene alla polpa della questione. In buona sostanza, l’idea ( sbagliatissima) è questa: che quella provvidenza di Stato, il reddito di cittadinanza, non dovrebbe potersi concedere al responsabile di questo o quel delitto. Ma non ci si rende conto della pericolosità di una simile idea. Si può pensare infatti quel che si vuole della opportunità o no che lo Stato conceda queste provvidenze, e c’è una buona somma di argomenti adunati a spiegare che è sbagliatissimo concederle ( non a quella condannata, ma a chiunque).

Ma il requisito per riceverne dovrebbe risiedere nella condizione di bisogno, non nel fatto che il percipiente possa vantare un curriculum umano che compiace. E la reazione “democratica” che va montando a proposito di questa vicenda sembra nutrita esattamente dal pregiudizio secondo cui non è il bisogno a giustificare il riconoscimento della provvidenza, ma il fatto che a richiederla sia una persona, per capirsi, “per bene”.

Da lì a stabilire che il reddito di cittadinanza può ottenerlo solo chi vota per Tizio o Caio, o chi come Tizio o Caio la pensa, il passo è molto breve. Dice: ma qui non si tratta di voti o pensieri, ma di comportamenti criminali e tra i più immotivati e feroci. E sia.

Ma è un’obiezione che non spiega in nessun modo, come dovrebbe comportarsi l’ordinamento davanti a uno stato di bisogno che non può vantare il supplemento di un passato incensurato. Che cosa ne facciamo, di questi? Siccome sono stati cattivi mettiamo nella legge che non hanno diritto di essere in stato di bisogno?

 

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