Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Strage di via d’Amelio, i legali di Borsellino puntano il dito su “ mafia- appalti”

Paolo Borsellino
Processo di appello per il depistaggio su via d’Amelio. Vincenzo Greco, avvocato dei figli del giudice, ha aggiunto un particolare, inedito fino a qualche mese fa, riferito alla famosa riunione del 14 luglio 1992, cinque giorni prima della strage
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

«A differenza di ciò che dice la sentenza sulla trattativa Stato- mafia, Borsellino aveva una profonda conoscenza del dossier mafia- appalti», così ha detto ieri mattina l’avvocato Vincenzo Greco, legale dei figli giudice, nel corso delle conclusioni delle parti civili nel processo d’appello del Borsellino Quater a Caltanissetta.

«Va fatta luce sulla figura dell’ex procuratore di Palermo Pietro Giammanco. Come difensore dei figli del giudice Borsellino, mi associo alle richieste di condanna della Procura generale. Sono condivise le richieste, il contenuto e l’impostazione della requisitoria. Proprio perché siamo sempre orientati verso l’accertamento della verità», ha continuato l’avvocato Greco.

«Dalla Procura sono stati elencati sei punti oscuri su cui bisogna fare ancora luce. Questa difesa si permette di aggiungerne un altro – ha sottolineato il legale -, perché vi è un punto che ancor più avrebbe dovuto essere indagato e che riguarda la persona del procuratore capo Giammanco, morto poco tempo fa. In oltre 20 anni nessun elemento della magistratura ha ritenuto di doverlo ascoltare. È un soggetto che avrebbe potuto dirci molte cose interessanti rispetto alla strage. Il procuratore Giammanco e il giudice Borsellino avevano totalmente interrotto i loro rapporti».

L’avvocato ha aggiunto che vi era stato un totale disprezzo da parte di Borsellino nei confronti del procuratore capo Giammanco. «Il giorno 28 giugno del 1992 – ha proseguito l’avvocato – nella sala vip dell’aeroporto di Fiumicino apprende non da Giammanco, ma da un politico che era pervenuto il tritolo che lo doveva uccidere. Poco dopo ci sarà un drammatico incontro tra i due e Borsellino esce con la mano fratturata perché ha battuto un pugno sulla scrivania visto che aveva saputo da altri l’arrivo del tritolo».

Ma l’avvocato Greco si spinge oltre e va alla questione cruciale della famosa telefonata di Giammanco delle sette e mezza di domenica mattina del 19 luglio ‘ 92. «Quella mattina – ha precisato il legale Giammanco dirà con toni allusivi a Borsellino “La partita è stata chiusa. Ti sarà affidato la delega su mafia- appalti”. Quel pomeriggio stesso ci sarà la strage». Ma non solo. Il legale della famiglia Borsellino ha aggiunto che in pieno agosto il Gip archivia l’inchiesta su mafia appalti.

Il legale della famiglia Borsellino nella sua arringa ha aggiunto il particolare che fino a qualche mese fa era rimasto inedito. Si riferisce alla famosa riunione del 14 luglio 1992, cinque giorni prima dell’uccisione di Borsellino, quando il procuratore Giammanco convocò in procura per salutare i colleghi prima delle ferie estive, ma anche per trattare problematiche di interesse generale su alcune indagini come “mafia- appalti”. I magistrati che parteciparono alla riunione saranno poi sentiti dal Csm.

«Due di questi, Patronaggio e Consiglio – ha spiegato ieri l’avvocato Greco –, riferiranno che Borsellino faceva delle domande specifiche sul rapporto mafia- appalti ottenendo dagli interlocutori risposte generiche ed elusive». «Questo prova incontrovertibilmente ha concluso l’avvocato Greco – la profonda conoscenza di Borsellino della questione relativa al rapporto mafia- appalti, diversamente da quando sembrerebbe venir fuori dal contenuto della sentenza sulla cosiddetta “trattativa”, ove è scritto che il giudice, essendo stato ucciso, non avrebbe avuto modo di addentrarsi su questo argomento».

 

Ultime News

Articoli Correlati