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Da Landini il rosso ai mercati finanziari: Conte rassicura tutti

Verso la legge di bilancio l’abbraccio della Cgil e la benedizione della Ue. L’uomo che “ha cacciato Salvini” sa di poter contare su una linea di credito che nessun altro presidente del Consiglio prima di lui aveva avuto in mano, con il favore dei media e il plauso di Bruxelles
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“Giuseppi il Rosso”. Chi lo avrebbe mai detto che proprio Giuseppe Conte, già premier del governo più a destra della storia italiana dai tempi di Tambroni, sarebbe stato il primo da lunghissima data, dai tempi di Romano Prodi, a rigenerarsi con un bagno di folla sindacalizzata?

Conte, in tutta evidenza, sta facendo il giro delle sette chiese, da LeU a FdI, facendo il possibile per moltiplicare il consenso personale, già alto, e quello del governo, che invece si tiene ben più basso.

Ma l’incontro di Lecce con Maurizio Landini e con il popolo della Cgil ha un significato in più. Nessuno degli ultimi premier aveva accettato l’invito, per evitare prevedibili fischi. Lo stesso Conte, nella sua precedente incarnazione politica, se ne sarebbe ben guardato.

Ma ora il premier che ha ‘ fermato Salvini’ sa di avere un asso da giocare per strappare applausi e aperture di credito che valgono più di molti attestati di fiducia da parte dei leader storici della sinistra, come Massimo D’Alema, Certo, Conte ha giocato sul sicuro. Per infiammare la base del sindacato tuonare contro gli evasori, promettere battaglia strenua, invocare la galera per chi truffa il fisco, significa correre in discesa.

Ma questa, sinora, è diplomazia, cura delle relazioni sociali, propaganda, anche se non sguaiata come quella a cui ci aveva abituati il governo gialloverde. Lo sa Landini. Lo sa anche Giuseppi.

La partita vera si giocherà a breve e non sarà altrettanto in discesa. Non è un caso che, proprio mentre Conte incantava la Cgil, Di Maio e Renzi, con parole quasi identiche, come a prefigurare un futuro possibile fronte comune, lo mettessero in guardia dal farsi tentare dalle sirene fiscali. La prossima legge di bilancio deve essere quadrata senza «mettere le mani nelle tasche degli italiani».

Dunque non solo la sterilizzazione dell’aumento Iva, i fondi spese correnti, Quota 100 e Reddito di Cittadinanza, ma anche quelli per gli investimenti nel sud, altra promessa del premier al sindacato, per il taglio del cuneo fiscale a favore dei lavoratori, confermato anche ieri dal ministro Patuanelli, per il salario minimo, cavallo di battaglia di Di Maio dovranno essere trovati con voci di entrata vaghe per definizione: la spending review, la lotta all’evasione fiscale. Introiti letteralmente impossibili da quantificare in anticipo.

Conte sa di poter contare su carte vincenti che nessun altro premier prima di lui aveva avuto in mano. La sostanziale solidarietà della stampa e dei media per esempio: anche chi critica ogni giorno e pesantemente questo governo sul piano politico, lo grazia poi quando, almeno per ora, quando si passa ai conti. Qualsiasi altro esecutivo, e più che ma quello guidato dall’ ‘ altro Conte’ si ritroverebbe ogni giorno sulle prime pagine il conto impietoso dei miliardi da setacciare chissà dove.

In questo caso, a meno di dieci giorni dalla data di presentazione della legge di bilancio, il 30 settembre, e a meno di un mese dalla sua spedizione a Bruxelles, il 15 ottobre, vige il silenzio stampa o quasi. Poi i mercati. Non hanno ancora smesso di festeggiare la dipartita di Salvini. Ignorano il debito che cresce, le previsioni di crescita che si dimezzano. Non significa un guadagno netto in poche settimane. Significa soprattutto la certezza di potersi muovere senza il fiato ‘ dei mercati’ sul collo. Era da un pezzo che nessuno godeva di una simile condizione.

Infine, ma in realtà soprattutto l’Europa. Bruxelles chiuderà un occhio. Lo farà perché non vuole riaprire le porte a Salvini, e dunque deve appoggiare Conte come può, e lo farà perché nei guai non è più solo l’Italia ma l’intera Unione. Draghi lo ha confermato ieri: ‘ Non si vede traccia di rimbalzo’. Non si avvertono segnali di ripresa all’orizzonte.

Contingenze fortunate per l’Italia. Ma sino a un certo punto. Draghi, era è stato molto chiaro anche su questo: i Paesi con basso debito possono, anzi devono spendere. Ma quelli con alto debito, dunque l’Italia al primo posto, devono tenere la guardi più alta che mai e «seguire politiche prudenti». Che comunque non basterebbero, essendo necessario invece procedere con riforme strutturali al primo posto delle quali figura la ‘ riforma del mercato del lavoro’. Le maglie si allenteranno, questo è certo. Un po’ di deficit sarà probabilmente consentito. Ma senza esagerare. Senza sperare nella bacchetta magica.

La legge di bilancio sarà dunque il primo vero banco di prova. Conte, ormai uomo di fiducia della Ue, e Gualtieri, che uomo Ue come nessun altro sanno di non potersi allargare troppo. Di Maio e Renzi sono consapevoli, al contrario, di avere una sola possibilità il primo per recuperare consensi, il secondo per concentrarli sul suo futuro partito: spendere.

Non è una divisione politica. E’ molto di più.

 

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