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Quell’araba fenice chiamata meritocrazia

Come l’araba fenice, che ci sia ognuno lo dice ma dove stia di casa nessun lo sa
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Caro direttore, Giuseppe Maranini, un eminente costituzionalista che le cose non le mandava a dire, sosteneva che da noi la selezione della classe politica avviene immancabilmente alla rovescia.

Anche per questo non aveva nessuna considerazione per Sua Maestà la Partitocrazia, che da sempre ci costa come un esercito di occupazione e non riesce a darci altro che dispiaceri.

Venerdì scorso, dopo averci pensato ben bene ( si fa per dire), il Consiglio dei ministri ha nominato la bellezza di 42 sottosegretari, dieci dei quali viceministri. Uno squadrone.

Tra tanta bella gente, per fare solo un esempio, non compare il nome del professor Stefano Ceccanti, un costituzionalista con i fiocchi con tanto di cattedra universitaria alla romana Sapienza, autore di monografie e saggi scientifici apprezzati anche all’estero. Un fuoriclasse, un parlamentare di primissimo ordine. A Montecitorio, dopo essere stato a Palazzo Madama, è considerato una star per i suoi penetranti interventi che vanno dritti al nocciolo delle questioni giuridiche. Un importante punto di riferimento per tutti noi costituzionalisti, a prescindere dalle diverse concezioni del mondo. Poteva essere un eccellente ministro per i Rapporti con il Parlamento. O, meglio ancora, ministro per i Rapporti del Parlamento con il governo. E invece niente, è stato nominato il pentastellato Federico D’Incà, questore della Camera ed esperto di bilanci.

Poteva essere un eccellente sottosegretario del predetto Dipartimento, e invece sono stati nominati la senatrice piddina Simona Malpezzi, insegnante di lettere nei licei, e il senatore pentastellato Gianluca Castaldi, un diplomato Isef di professione artigiano. Tutte persone, sia chiaro, che nel loro campo non sono certo dei signori nessuno.

Per Ceccanti, niente. A dispetto del fatto che a dritta e a manca si parla di meritocrazia. Come l’araba fenice, che ci sia ognuno lo dice ma dove stia di casa nessun lo sa. Enzo Trantino, penalista di grido e battutista principe, soleva dire che Gianfranco Fini faceva correre le Cinquecento e lasciava in autorimessa le Ferrari. Un Maestro, il presidente di AN: con ogni evidenza, ha fatto scuola. Detto con rispetto, forse sia in passato che adesso chi doveva non sempre ha scelto per la squadra ministeriale le persone giuste al posto giusto, i migliori. Peccato. Perché lor signori dovrebbero sapere che la politica, la buona politica, cammina sulle gambe degli uomini.

 

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