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Fine vita, la Cei: «Ora parola alle Camere» Il M5s si chiama fuori

Bassetti: evitare la sentenza della consulta «l’aiuto al suicidio non va depenalizzato, un’iniziativa delle camere può indurre la Corte Costituzionale a dare altro tempo», dice il presidente dei vescovi. Ma fonti pentastellate escludono una rapida riapertura dell’iter
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I vescovi chiedono che il Parlamento batta subito un colpo: «Si pronunci sull’aiuto al suicidio prima che, il 24 settembre, sia la Consulta a decidere», è l’appello di Gualtiero Bassetti, presidente della Cei. Ma salvo clamorosi colpi di scena, la sollecitazione resterà inascoltata: dai 5 Stelle arrivano riscontri negativi. Non ufficiali né definitivi, ma difficili da capovolgere in così poco tempo. «Riteniamo preferibile che a questo punto sia la Corte costituzionale a esprimersi», spiega un senatore del Movimento dietro richiesta di anonimato. «Tra noi la stragrande maggioranza era favorevole a una legge sul fine vita, che depenalizzasse casi come quello di Marco Cappato. Non è stato possibile neppure discuterne in Aula: ora è opportuno attendere la decisione della Corte sull’articolo 580 del codice penale. Potrebbe giudicare illegittimo punire chi aiuta una persona segnata da prognosi infausta ad andarsene, come ha fatto Cappato con Fabiano Antoniani. In quel caso sarà comunque il Parlamento a dover poi precisare i limiti della depenalizzazione».

Una posizione chiara, che al momento non vanta il sigillo di Luigi Di Maio, né delle poche altre figure che, nel Movimento 5 Stelle, potrebbero renderla ufficiale. Ma è difficilissimo, appunto, che i pentastellati possano ribaltare l’orientamento interno. Ecco perché l’aspettativa della Chiesa rischia di restare delusa. Certo, non si può escludere che almeno in uno dei due rami del Parlamento prevalga una spinta favorevole a un’improvvisa accelerazione sul fine vita. L’altro ieri, nel dibattito seguito al suo discorso d’insediamento, Giuseppe Conte ha dichiarato che il tema del fine vita è fuori dal programma per una sua «precisa volontà». Ma, ha aggiunto in risposta a una sollecitazione di Paola Binetti, «posso augurarmi che il Parlamento trovi il modo e le occasioni per approfondire tali questioni e che lo possa fare rapidamente». Il Capo del governo ha anche lasciato intuire di essere personalmente contrario a depenalizzare il reato contestato a Marco Cappato: ha parlato di un diritto alla morte solo «presunto», della necessità piuttosto di «incentivare il ricorso alle cure palliative» e di una «risposta alla richiesta di intervento espressa da un paziente» che dovrebbe venire da «un terzo qualificato quale può essere un medico».

Considerato che voleva tenere l’esecutivo neutrale, Conte si è spinto fino al limite massimo, nel segnalare la propria posizione. D’altronde nell’intervento tenuto ieri a Roma all’incontro con l’associazionismo cattolico su “Eutanasia e suicidio assistito. Quale dignità della morte e del morire?”, il cardinale Bassetti ha apprezzato «l’invito del presidente del Consiglio a sollecitare una iniziativa parlamentare». Segnale che, per i vescovi, dovrebbe arrivare in tempi fulminei: le Camere, dice Bassetti, dovrebbero «in breve tempo poter modificare l’articolo 580 o, comunque, avviare un iter di discussione della legge che potrebbe indurre la Corte costituzionale a concedere un tempo supplementare». Si deve, per il presidente della Cei, «evitare che una sentenza della Consulta provochi lo smantellamento del reato di aiuto al suicidio». I vescovi ritengono che una condotta come quella di Cappato non dovrebbe godere di alcuna esimente: «La via più percorribile sarebbe quella di un’attenuazione e differenziazione delle sanzioni dell’aiuto al suicidio, nel caso particolare in cui ad agire siano i familiari: scenario, tutt’altro che ideale, che», secondo Bassetti, «sarebbe comunque tutt’altra cosa rispetto a una depenalizzazione del reato».

Ridurre le sanzioni, dunque, ma continuare comunque a considerare l’aiuto al suicidio punibile: ipotesi che non è poi così povera di supporters, nelle due Camere. «Sappiamo bene come il Pd sia diviso tra chi intende depenalizzare l’articolo 580 del codice penale e chi invece propende per una differenziazione delle sanzioni», spiega ancora la fonte cinquestelle di Palazzo Madama. Ma pare davvero temeraria l’ipotesi di una spaccatura nella maggioranza, con una parte del Pd che si associa al centrodestra per rilanciare una legge modellata sull’ipotesi della Cei. Oltretutto l’ipotesi che la Consulta rinvii la decisione sulla base di una semplice ripresa dell’iter parlamentare, come prefigurato da Bassetti, è tutta da verificare. E comunque la via strettissima ancora a disposizione del Parlamento rimanderebbe all’appello lanciato dal vicecapogruppo dem a Montecitorio Michele Bordo, che la scorsa settimana, in un colloquio con il Dubbio, aveva auspicato «un accordo politico col M5S per una legge sull’articolo 580, che davvero potrebbe indurre la Consulta a concedere altro tempo». Idea lanciata anche da Monica Cirinnà, paladina dei diritti civili all’interno del Pd, in una dichiarazione riportata ieri dalla Stampa. Ma le perplessità pentastellate si spiegano con il rischio che «l’ipotetica intesa, sulla quale i vertici dem non si sono ancora esposti, finisca solo per far perdere tempo». E la diffidenza pare abbastanza forte da far escludere che l’appello di Bassetti possa trovare ascolto.

 

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