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La ministra Pisano pensa solo all’Innovazione: «Non sono il braccio di Casaleggio»

La nuova ministra Paola Pisano è docente universitaria, direttrice del laboratorio Smart city dell’università di Torino, nel 2018 eletta donna più influente nel digitale in Italia dai lettori della rivista Digitalic Mag.
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«Io braccio operativo di Rousseau? Addirittura? Sono così potente?». Paola Pisano, la neoministra all’Innovazione del Conte 2 ci ride su, quando qualche cronista prova a stuzzicarla sui possibili occhi puntati da Davide Casaleggio sul suo dicastero. La domanda è maliziosa ma non gratuita, visto che non è un mistero che innovazione, digitalizzazione, intelligenza artificiale – temi che Piasano mastica da tempo e con i quali dovrà ancora cimentarsi – facciano rima con Casaleggio e associati, l’azienda milanese fondata da Gianroberto nel 2004.

La nuova ministra ha un curriculum di tutto rispetto: docente universitaria, direttrice del laboratorio Smart city dell’università di Torino, nel 2018 eletta donna più influente nel digitale in Italia dai lettori della rivista Digitalic Mag.

Più di 70 pubblicazioni in ambito internazionale all’attivo su tematiche relative al settore della digitalizzazione e ai modelli di business, autrice di un libro sulla gestione dell’innovazione e nel corso del suo mandato di assessora al Comune di Torino, ha avviato la sperimentazione delle auto a guida autonoma e dei bar gestiti da robot. Il suo ministero, insieme a quello dello Sviluppo economico, affidato a Stefano Patuanelli, sono considerati quelli più attraenti per Davide Casaleggio. Il Mise, infatti, gestisce un fondo ad hoc, inserito nella scorsa legge di Bilancio ( dotazione: di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 202) destinato alle nuove tecnologie, applicazioni di Intelligenza artificiale, Blockchain e Internet of Things. Tutti temi molto cari al figlio del fondatore e alla sua azienda che, tra i servizi offerti alle imprese, sviluppa ad esempio, una «solida strategia blockchain in funzione degli obiettivi aziendali», si legge sul sito della società. Nulla di illecito o sospetto, sia chiaro, solo stesse sensibilità su alcune materie. Con la tecnologia blockchain è stato anche sviluppato un aggiornamento della piattaforma Rousseau.

E di blockchain si è occupata a lungo anche la ministra Pisano, durante il suo mandato torniese. «La blockchain è un database distribuito, una sorta di grande libro mastro su cui sono registrati tutti i dati, un registro accessibile a tutti e in grado di memorizzare dati o transazioni tra due parti, in modo pubblico, permanente ( non modificabile), verificabile, senza mediazione», spiegava la ministra per l’Innovazione in articolo pubblicato su Agenda digitale

lo scorso anno. «Nata come infrastruttura per gli scambi in criptovalute, solo in un secondo momento il suo utilizzo è stato allargato come impianto su cui eseguire altri tipi di applicazione», per esempio alla pubblica amministrazione. A Torino, Pisano si era data un obiettivo: «inserire compiutamente la blockchain nella propria strategia di innovazione». Da oggi può mettere la sua visione al servizio del paese.

 

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