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Un esecutivo a 6 gambe che fanno a gara per azzopparsi a vicenda

Maggioranza balcanizzata tra Di Maio, Fico, Dibba, Renzi, Zingaretti e l’universo Leu. Rispetto alla maggioranza gialloverde, quella M5s- Pd ha molte più componenti da tenere sotto controllo. Un lavoro improbo per il premier
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C’era una volta il governo giallo- verde. Aveva tre gambe, le due colorate più quella meno squillante che guardava soprattutto al Colle, e l’equilibrio era a dir poco assai precario. Ma il governo che, salvo sorprese ormai stupefacenti, nascerà domani andrà ben oltre l’aracnide. Di zampe ce ne saranno, pur mantenendosi all’ingrosso ed evitando di scivolare nelle minuzie, più del doppio che nel traballante esecutivo del cambiamento.

1) Sergio Mattarella, il capo dello Stato, avrà un peso determinante. Il presidente è intervenuto sull’incaricato, in questi giorni, soprattutto per delineare con Giuseppe Conte il profilo del governo, che rischia di risolversi in una squadra composta essenzialmente dalle seconde file delle correnti Pd e M5S. Sarebbe un disastro da tutti i punti di vista. Molto meglio inserire figure che non si definiranno mai tecnici, parola che al solo sentirla pronunciare fioccano amuleti e si moltiplicano gestacci scaramantici, ma ‘ competenti di alto profilo’. Più ce ne saranno più il condizionamento, certo discreto ma fermo, del Colle aumenterà. In ogni caso almeno due caselle saranno occupate da tecnici di totale gradimento del Quirinale: Economia e Interni.

2) Giuseppe Conte rappresenta di per sé una componente del governo. Ha chiarito da subito che includerlo nella delegazione a Cinque Stelle sarebbe fuori luogo: ci tiene a far sapere che lui è super partes. L’Elevato, come da definizione innamorata di Beppe Grillo, gode della piena fiducia del presidente della Repubblica ma ciò non significa che lo si debba considerare una longa manus di Mattarella. Conte è un potere in sé ed ha già dimorata di sapersi muovere con astuzia e determinazione a vantaggio, oltre che naturalmente ‘ del Paese’ di se stesso.

3) La pattugliona pentastellata non vanterà la compattezza dimostrata nella precedente esperienza. La guerra in corso in questi giorni proseguirà e si inasprirà all’interno del governo. Da un lato ci sarà la vecchia guardia a rischio di defenestrazione, capitanata da Luigi Di Maio spalleggiato, forse anche all’interno dell’esecutivo ma certamente all’esterno, da Alessandro Di Battista. Sarà l’ala che più spingerà per assicurare continuità tra questo governo e quello precedente. Sulle oscillazioni e sulla sorte del governo inciderà però, sia pure dall’esterno del CdM, l’ala sinistra che fa capo a Roberto Fico. Sin qui tenuto ai margini dall’onnipotenza del ‘ leader politico’, il presidente della Camera è certamente più in sintonia con questo governo dei due golden boys pentastellati e la conflittualità tra le due ali, nel governo e fuori, sarà alta. Anche perché sullo fondo alla conversione.

Sin qui un M5S relativamente unito ha dovuto fare i conti con una Lega monolitica. Del Pd questo proprio non si può dire. L’M5S dilaniato dalla guerra interna avrà come controparte un partito ridotto come la Libia.

4) Nicola Zingaretti, che il governo lo ha subìto senza auspicarlo affatto, dovrà fare i conti con il risorto Matteo Renzi. L’ex premier è l’unico leader che abbia davvero in mano la chiavetta dell’ossigeno del governo. Ha già fatto capire, nell’intervista al Sole/ 24 Ore, che non si farà scrupoli nell’usarla. Passeranno solo le leggi che piacciono a lui. Ma le correnti del Pd non si limitano certo a due.

5) All’interno del governo si muoverà un veterano come Dario Franceschini, già alleato di Renzi, poi passato a Zingaretti, quindi decisivo nel far pendere la bilancia a favore dell’accordo con i 5S. Sottosegretario alla presidenza del Consiglio con D’Alema, Ministro con Letta, Renzi e Gentiloni non è precisamente il miglior testimonial possibile per il ‘ governo della novità’. Ma nella delegazione del Pd sarà l’ufficiale di grado più alto.

Se non vuole essere condannato alla vita grama del secondo governo Prodi, quello sopravvissuto a stento per appena 20 mesi, il governo avrà bisogno, probabilomente per nascere ma anche per durare, di LeU.

6) LeU. Come è noto, pero, stiamo parlando di una formula senza sostanza alcuna. Si tratta nella migliore delle ipotesi di due aree diverse, forse anche qualcosina in più. Ma, per limitarsi all’essenziale, Conte avrà bisogno sia dell’Mdp- Art. 1 di Pierluigi Bersani che della Sinistra Italiana di Nicola Fratoianni. Potrebbe rivelarsi impresa meno facile del previsto e le scintille potrebbero accompagnare la nascita stessa del governo, essendo improbabile l’assegnazione di un ministero a entrambe le correnti.

Con un equipaggio del genere la navigazione della navicella giallorossa promette di far apparire quella della precedente imbarcazione gialloverde una crociera di tutto riposo. si affaccia uno scontro anche più titanico, quello tra Beppe Grillo svegliatosi di colpo con lo sguardo rivolto a sinistra, e Davide Casaleggio, che invece è refrattario

 

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