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Condanna all’ergastolo per aver rubato 50 dollari. Liberato dopo 35 anni

Storia di Alvin Kennard, condannato all'ergastolo per una rapina a una panetteria all'età di 22 anni. Il bottino: 50 dollari
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Gennaio 1983, il 22enne Alvin Kennard, accompagnato da un complice entra a volto scoperto in una panetteria di Bessemer, cittadina di 27mila anime nel sudovest dell’Alabama, un lembo semi-rurale dell’hinterland di Birmingham.

È visibilmente alterato, brandisce un coltello da tasca e ordina alla proprietaria di consegnargli l’incasso della mattina, poi si dà alla fuga con il compagno per spartirsi il “bottino” di 50,75 dollari. Una rapina maldestra in cui Kennard spargerà sul luogo decine di indizi. Tanto che alla polizia locale ci vogliono pochi giorni per identificarlo e arrestarlo.

Fin qui nulla di straordinario. Ma arriva il giorno della sentenza e per Kennard è una sepoltura: prigione a vita.

Come è possibile una pena così pesante per un reato in cui non ci sono stati nemmeno dei feriti? La risposta sta nei cupi faldoni del Habitual Felony Offender Act dell’Alabama, un dispositivo penale che punisce i recidivi con l’ergastolo anche se non hanno commesso violenze nei confronti di altre persone.

E Kennard era recidivo. Quattro anni prima, quando era appena diciottenne, aveva scassinato un distributore automatico di benzina ed era stato condannato a tre anni di reclusione con il beneficio della libertà vigilata. Durante il processo per il colpo in panetteria Kennard si accusò di una terza rapina con scasso, sperando di ammansire la corte con la sua sincerità. Un’ingenuità che si rivela fatale: uno dei pilastri del Habitual Felony Offender Act è infatti il principio dei “tre delitti”, ovvero alla seconda recidiva scatta l’ergastolo. Seppellito in una cella per cinquanta dollari.

Il giovane viene trasferito nel carcere di Bessemer, è l’unica concessione che ottiene, il che gli permetterà di ricevere regolarmente le visite di familiari e amici nel corso degli interminabili 35 anni di vita passati dietro le sbarre da «detenuto modello», come hanno testimoniato i secondini e le stesse autorità carcerarie.

Il suo comportamento esemplare ( diventa un fervente cristiano) e le misure intraprese dall’Alabama nel 2013 per limitare il mostruoso sovraffollamento delle sue prigioni permettono agli avvocati di Kennard aprire una piccola breccia. Ma è soprattutto grazie al paziente lavoro dell’Alabama Appleseed Center for Law and Justice ( un gruppo di patrocinio legale senza scopo di lucro) che l’uomo riesce ad ottenere una nuova sentenza.

E mercoledì scorso, tra le grida di gioia dei suoi cari e i flash dei fotografi, il giudice distrettuale della contea di Jefferson David Carpenter gli restituisce la libertà, dando torto alla pubblica accusa che chiedeva almeno l’applicazione della libertà vigilata: «Sono certo che Alvin Kennard si sia pentito di ciò che ha fatto, era convinto che non sarebbe più uscito di prigione ma è stato ugualmente un prigioniero modello, non c’è dubbio che sia pronto a reinserirsi nella società», ha dichiarato Carpenter.

«Non pensavamo alla sua liberazione da almeno 20 anni, ci eravamo rassegnati al fatto che sarebbe morto in una cella, siamo commossi, mentre Alvin è sopraffatto dalla gioia, ringraziamo Dio», è stato invece il commento all’emittente Abc la nipote Patricia Jones.

Ora, sulla soglia dei 60 anni, Kennard è un mite uomo di mezza età che ha trascorso la gran parte della sua esistenza in galera, le ferite di quell’ingiustizia le conserva tutte dentro di sé e nelle sue parole non c’è l’ombra del risentimento verso le autorità che gli hanno inflitto una condanna così assurda e crudele: «Sono pentito per quello che ho fatto, me ne assumo la responsabilità e non ce l’ho con nessuno. Vi ringrazio», le sue prime parole da uomo libero.

Dice che cercherà lavoro come carpentiere, lo stesso che voleva fare da giovane quando poi le scelte balorde dell’adolescenza lo fecero diventare un ladruncolo da quattro soldi e poi inciampare su una legge disumana e irrazionale uno degli Stati più arretrati e reazionari degli Usa. Talmente disumana e irrazionale che nella prima metà degli anni 2000 l’Habitual Felony Offender Act è stato sospeso anche se le sentenze non sono state riviste. Se fosse stato condannato oggi Kennard avrebbe scontato 10 anni di prigione con la possibilità di ottenere in pochi anni la libertà vigilata.

 

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