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Né destra né sinistra, scorciatoia furbetta

La sorpresa è che basta grattare appena un po’ lo strato di vernice propagandistica per trovare il nocciolo duro della realtà
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Né di destra né di sinistra è uno slogan che ha uno pregio: aiuta a scrollarsi le responsabilità. Per esempio quelle di passare da un’alleanza di governo all’altra, da una convergenza politica al suo opposto, da una serie di misure al loro contrario. Permette di scaricare compagni di viaggio e imbarcarne di nuovi usando il biglietto già timbrato ( e pagato) a inizio corsa. Senza costi – politici, in particolare – aggiuntivi. È comodo, e per questo piace molto soprattutto ai cultori del pensiero da social: ristretto e di superficie.

Destra e sinistra sono superate, ha ripetuto Luigi Di Maio dando il via libera al Conte 2. Lo ha fatto col tono di chi afferma una verità certificata. Però la sorpresa è che basta grattare appena un po’ lo strato di vernice propagandistica per trovare il nocciolo duro della realtà. La stessa che per mesi è stata accantonata dai dioscuri gialloverdi del Contratto e che alla fine si è presa una clamorosa rivincita tagliando le unghie ai pifferai poco magici e molto evanescenti, mandandoli a sbattere sul muro della concretezza.

Destra e sinistra ( e centro) ci sono in Europa e ben lo sanno i Cinquestelle che hanno provato a coltivare lo splendido isolamento salvo poi convergere sull’elezione della ex ministra tedesca Von der Leyen: da soli ci si intristisce, anche a Strasburgo. Destra e sinistra esistono in Italia e chi discetta del contrario può rivolgersi ai barconi dei migranti clandestini per capire se fare la faccia feroce e lasciare famiglie e minori al largo per settimane finché non impazziscono oppure coltivare l’accoglienza nel rispetto dei vincoli Ue sono la stessa cosa e producono gli stessi effetti. Destra e sinistra esistono sul fisco, perché una cosa è produrre condoni col ciclostile e un’altra provare a far pagare le tasse a tutti, magari prima riducendole.

Destra e sinistra non sono i prodotti avariati di ideologie dei secoli scorsi seppellite dalla modernità e dall’avanzamento dei tempi. Sono due modi – più o meno giusti o più o meno sbagliati, che a volte è giusto e perfino necessario contaminare – di guardare al mondo; due paia di occhiali di foggia antitetica che fanno vedere le cose e inducono ad agire con priorità divergenti a seconda di quale si inforca. Definirsi nè di destra né di sinistra è la scorciatoia furbetta per non definirsi. Condizione di governo non ottimale.

 

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