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Salvini chi? Nella Russia di Putin l’italiano più famoso resta Berlusconi

Viaggio nella Mosca capitalista dove I cantieri lavorano giorno e notte e il numero uno del Cremlino ha puntato la maggior parte delle risorse. Olga Misik, la ragazzina di 17 anni, è un’icona delle proteste per chiedere che sia consentita la candidatura dei dissidenti finora esclusi dalle elezioni comunali di settembre
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«Matteo Salvini? Noi qui in Russia conoscere solo Silvio Berlusconi. Lui grande miliardario, vero amico di Putin». Il portiere del lussuoso Hotel Metropol, con la sua divisa larga e grigia, con due manchette argentate sulle spalle come un maresciallo della “Policija” russa, è uno dei pochi a balbettare qualche parole di italiano, mentre ti fa notare nei corridoi le foto di tutti i personaggi celebri che hanno soggiornato in quell’albergo pluristellato, sede del controverso incontro tra il braccio destro di Salvini, Savoini e i tre anonimi negoziatori.

«Quest’anno ci sono tanti italiani qui in vacanza. Non fa caldo ad agosto. E poi qui è tutto pulito, ordinato. Anche se piove, lavano le strade due volte al giorno. Abbiamo una delle più grandi metropolitane del mondo, 260 stazioni che collegano ogni punto della città». Benvenuti a Mosca, allora. Una metropoli sempre più gigantesca dove vivono 12 milioni di persone, senza contare i sobborghi e quel milione di turisti che ogni anno vengono ad ammirare quello è il cuore della Russia. Il colpo d’occhio è da cartolina: a destra del Metropol c’è il mitico teatro Bol’šoj, a sinistra le mura della Piazza Rossa e del Cremlino, alle spalle l’isola pedonale Nicholas Street, illuminata giorno e notte con candeline fosforescenti come se qui fosse sempre Natale.

Ma la ciliegina sulla torta della zona è da qualche anno anche la “Bottega Siciliana”, il ristorante di Nino Graziano, il siciliano più famoso dopo Nino Frassica qui a Mosca, che ha una catena di locali in società con alcuni imprenditori locali. «I russi amano tutto ciò che è italiano. L’arte, la cultura, la musica, la moda ma soprattutto il nostro cibo», ci spiega Stefano, un elegante pizzaiolo di LaSpezia poco più che quarantenne che sette anni fa ha mollato tutto per accettare l’invito dello chef palermitano di Villafrati con la sua cucina isolana gourmet. «Le sanzioni del governo italiano ci hanno molto penalizzato in questi ultimi anni», si lamenta Stefano. «Non arrivano più i prodotti freschi della nostra terra e quindi ci siamo dovuti arrangiare. Facciamo tutto noi qui: la mozzarella di bufala, la burrata, i cannoli di ricotta. La gente a Mosca vuole prodotti di qualità e noi ci siamo attrezzati».

Cosi come si sono attrezzati anche gli stilisti di tutto il mondo che a Mosca e San Pietroburgo espongono le loro collezioni più costose all’interno di mega centri commerciali come gli splendidi magazzini Gum, ottanta mila metri quadrati di superficie suddivisi in tre gallerie, proprio dirimpetto alla Piazza Rossa, dove anche il gelato e’ diventato una sorta di cult, una meta obbligata per i turisti. Il 10% della popolazioni di Mosca è diventata molto ricca. Parliamo di un milione di persone che comprano macchine lussuose, abiti griffati e girano il mondo. Ma nel resto della Russia un salario non va oltre i 400 euro al mese. La qualità della vita e’ bassa. Con 100 rubli ( 1 euro e 30 centesimi) si fa un pranzo completo.

Tatiana ha una laurea di ingegnere petrolchimico, ma ha scelto di fare la guida turistica, come libera professionista. Ha affittato il suo appartamento al centro di Mosca e ha comprato una piccola villetta con l’orto in periferia. «I turisti italiani mi chiedono sempre se si stava meglio quando c’era il comunismo. È difficile fare confronti. Prima della perestrojka di Gorbaciov, lo Stato si occupava di tutto. Ti davano la casa, pagavano l’università ai figli degli ope- rai, ti trovavano il lavoro. Ma i supermercati erano vuoti, non c’era niente da mangiare. Era una economia statale che non produceva niente. Ma oggi il benessere frutto del capitalismo russo non è per tutti. Ci sono più diseguaglianze e purtroppo tanta corruzione».

In effetti nel viaggio sul treno superveloce che in quattro ore ci porta da San Pietroburgo a Mosca, il panorama esprime meglio di ogni altra cosa le contraddizioni della Russia di Putin. Si intravedono boschi immensi, qualche piccola azienda ma soprattutto ci sono agglomerati di vecchie costruzioni fatiscenti degli anni cinquanta, e migliaia di piccole abitazioni di legno di 40 metri quadri, dove vivono le famiglie degli operai.

Nella Russia di Putin prosegue la grande corsa costante verso le grandi metropoli, giustificata anche da un fatto: il 70% dei lavori pubblici oggi si concentra a Mosca e nelle altre aree metropolitane. Mosca è un cantiere a cielo aperto, dove si lavora ininterrottamente 24 ore su 24. Si piastrellano le strade, si restaurano chiese, palazzi ottocenteschi, si costruiscono strade, nuove stazioni della metro, aeroporti, centri commerciali, parcheggi.

È il trionfo della nuova “pianificazione” economica di Putin, che ha avuto il suo momento clou nei mondiali di calcio del 2018. È stata persino ricostruita in cinque anni la cattedrale ortodossa del Cristo Salvatore che era stata fatta saltare in aria dal regime sovietico nel 1931 e trasformata in una grande piscina. «I russi sono contenti, anche se molti ignorano che la ditta che fa i lavori a Mosca è della moglie del sindaco Sobjanin», rivela perplessa Giulia, una bellezza mozzafiato che studia architettura ma lavora come cameriera in un ristorante di fronte al Palazzo giallo della Lubjanka, la sede del vecchio Kgb ed oggi dei servizi segreti russi.

Ecco che può capitare di ascoltare per le vie di Mosca inattesi comizi lampo di giovani russi sulla scia di Olga Misik, la ragazzina di 17 anni, icona delle proteste anti- Putin. Minuta, faccia acqua e sapone, foto e video già diventati virali sul web, Olga è stata paragonata addirittura al ragazzo che sfidò i carri armati in Piazza Tiananmen. Ormai da un mese la gente scende in piazza a Mosca. I manifestanti chiedono che sia consentita la candidatura ai tanti dissidenti finora esclusi dalle elezioni comunali di settembre.

Ma dietro c’è molto di più. «Manifestiamo in difesa dei diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione, principi che non sarebbero mai messi in discussione in uno Stato democratico» , ci spiega Ivan che, come Olga rappresenta la nuova generazione di russi, quella dei più giovani, che non hanno conosciuto la Russia senza Putin, si informano su internet, sono aperti al mondo, conoscono i propri diritti e sono pronti a contestare il governo. È soprattutto tra i giovani più istruiti che negli ultimi anni è germogliato il seme del dissenso e della protesta.

È nato un movimento che si chiama «Bessrochka» ( «Senza scadenza» ). Non hanno un leader, né una struttura centrale, ma chiedono le improbabili dimissioni di Putin da capo dello Stato che governa come uno Zar la Russia ormai da un ventennio. «Siamo piuttosto diffusi sul territorio, comunichiamo attraverso Telegram, partecipiamo a manifestazioni, distribuiamo riviste, volantini ed adesivi», aggiunge Ivan. Sono tutti fan del più popolare degli avversari di Putin: Aleksey Navalny, che non avendo alcuno spazio in tv ha fatto proseliti proprio con il web. Ma in realtà sono posizioni minoritarie oggi in Russia, come ci ricorda in un perfetto inglese il tassista cinquantenne che ci accompagna all’aeroporto. «Putin rappresenta la certezza di una stabilità politica della Russia. Ha ridato prestigio e centralità internazionale al nostro paese. È un uomo saggio. Equilibrato. Senza di lui ci sarebbero più pericoli in Europa e per il mondo. I giovani non hanno vissuto il caos degli anni novanta».

 

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