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Governo, Conte accetta l’incarico con riserva e inizia i colloqui con i partiti

Come previsto Conte ha accettato l'incarico per formare un nuovo governo. Ancora scossoni nei due schieramenti nonostante l'accordo sul presidente del Consiglio. Impazza il totoministri. L'incognita Rousseau. L'addio di Calenda al Pd.
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Il professor Giuseppe Conte è salito per la seconda volta al Quirinale, in poco più di un anno, per ricevere dalle mani del presidente della Repubblica l’incarico di formare un nuovo governo sulla base dell’accordo raggiunto, dopo giorni frenetici, da Pd e 5Stelle.

Conte come da prassi ha accettato con riserva e presumibilmente avrà qualche giorno, forse fino a lunedì, per verificare l’avvio di una nuova maggioranza.

Non sarà un lavoro facile, l’intesa tra i due partiti è infatti sempre a rischio per via delle fibrillazioni interne. Nei grillini le acque sono abbastanza agitate, e non solo per il ruolo che dovrà avere Luigi Di Maio in un nuovo esecutivo, ma anche per il fatto che non tutti sono favorevoli all’accordo. Su tutto ciò pesa la consultazione che si dovrebbe tenere sulla piattaforma Rousseau e le incursioni del fondatore del Movimento, Beppe Grillo.

L’ex comico ha gettato un sasso nello stagno con uno dei suoi post spiazzanti: “Oggi è l’occasione di dimostrare a noi stessi ed agli altri che le poltrone non c’entrano nulla: i ministri vanno individuati in un pool di personalità del mondo della competenza, assolutamente al di fuori dalla politica”. Non proprio un favore a Di Maio anche se la polemica sembra essere stata spenta sul nascere.

Ma anche in casa Pd non possono stare tranquilli; l’addio di Calenda, irremovibile nella sua contrarietà ad un governo con i Cinquestelle e il voto contrario di Richetti in Direzione, sono il segno che Zingaretti cammina sulle sabbie mobili. Guai a fare passi falsi dunque, anche se apparentemente il partito sembra unito e il segretario ha ribadito anche ieri, all’uscita del colloquio con Mattarella, che si tenterà di costruire un governo di svolta.

Ma le formule fanno quasi sempre a pugni con la realtà, e questa è rappresentata dalle caselle ministeriali da affidare. Un gioco di contrappesi nei quali la figura di Di Maio rimane ancora sospesa e sarà compito di Conte smorzare gli inevitabili attriti.

Il totonomi intanto impazza e le voci si rincorrono: i dem reclamano posti pesanti al Viminale e all’Economia. Sorte ancora incerta per quanto riguarda il ruolo di vicepremier.

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