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La denuncia del cappellano: «Poggioreale non ha i requisiti per rieducare»

L’accusa del cappellano don Franco Esposito. Una settimana prima dell’evasione di domenica del 32enne polacco Robert Lisowski il report del garante nazionale aveva indicato le criticità dell’istituto napoletano
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«I o mi meraviglio non per uno che scappa ma per l’ottanta per cento che dopo aver finito la pena in carcere ritorna a commettere reati e quindi vi rientra. Il carcere ha fallito, il carcere non risponde alla giusta domanda di sicurezza che i cittadini vogliono dalle istituzioni», così ha scritto ieri su Facebook don Franco Esposito, cappellano del carcere di Poggioreale dal quale domenica scorsa è evaso il 32enne polacco Robert Lisowski attraverso una lunga fune.

Don Franco non giustifica l’evasione, ma ha voluto spostare l’attenzione sul fatto che carceri come quello di Poggioreale non hanno i requisiti per essere rieducativi e non servono certo al reinserimento della persona detenuta nel tessuto sociale. «Allora mi domando – ha proseguito il cappellano – se il carcere non è questo, qual è il suo compito a cosa serve? Eppure il compito che la Costituzione dà a questa istituzione è quello di far sì che attraverso la pena il detenuto raggiunga una sua maturità sociale prendendo coscienza del male compiuto e iniziando una vita legale nel rispetto delle regole. Quindi se un carcere non riesce a fare quello che la Costituzione gli affida diventa una struttura anticostituzionale e quindi fuorilegge».

Sulla caccia a Robert Lisowski all’uomo sono impegnate tutte le forze di polizia. Il caso vuole che le criticità del carcere di Poggioreale sono emerse esattamente una settimana fa attraverso la pubblicazione del report a cura dell’autorità del Garante nazionale delle persone private della libertà. Una situazione impietosa quella del carcere napoletano.

Dalle osservazioni poste dal Garante, emerge che si tratta di un edificio vecchio che presenta condizioni materiali che non soddisfano quello che richiede l’ordinamento penitenziario. Le stanze di pernottamento delle persone detenute sono estremamente disomogenee. Si va dai cosiddetti “cubicoli” con i servizi igienici a vista, ai cameroni da 14 persone.

Particolarmente degradate alcune sezioni, come quella per persone malate o disabili, con letti a castello anche a tre piani. Condizioni che possono essere considerate in violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea per la tutela delle libertà fondamentale e dei diritti umani che inderogabilmente vieta “trattamenti o pene inumane o degradanti”, secondo l’interpretazione che di tale precetto è data dalla Corte di Strasburgo. A tutto questo si aggiungono casi che potrebbero profilare il rischio maltrattamento.

Dopo la pubblicazione, la direttrice del carcere ha reagito dicendo che l’autorità del Garante è stata ingenerosa. E lo ha fatto attraverso la pubblicazione della sua lettera nel giornale on line del ministero della Giustizia. «Ci tengo a ribadire – fa sapere il garante nazionale Mauro Palma – che non è una questione di essere generosi o non generosi, a volte è un po’ come quando si cura una malattia, è importante avere un quadro della situazione nella sua complessità e non accontentarsi di qualche anestetico e di piccoli miglioramenti. Noi le indicazioni le abbiamo riportate nel rapporto e, se si dovesse fare un tavolo di discussione, io ripartirò da quelle raccomandazioni».

Sull’evasione, anche il garante della regione Campania Samuele Ciambriello ha detto: «Tre anni fa il ministero delle Infrastrutture ha destinato alla Campania 15 milioni per ristrutturare 5 padiglioni obsoleti del carcere di Poggioreale. In 3 anni sono state fatte solo due visite per verificare lo stato dell’arte dei padiglioni e i lavori non sono mai iniziati. È uno scandalo, una cosa indegna». A Poggioreale, ha ricordato Ciambriello, «l’anno scorso ci sono stati 4 suicidi, nelle carceri della Campania si sono registrati 77 tentativi di suicidio. Se non c’è stata una strage – ha concluso – dobbiamo ringraziare gli agenti della polizia penitenziaria».

 

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