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Lo spettro di Chernobyl sull’esplosione alla centrale nucleare di Njonoska

L'inquietante incidente nucleare in un centro di ricerca russo nei pressi del Circolo Polare Artico, i silenzi e le reticenze delle autorità. E' certo che sono morti 5 scienziati, ma a cosa stavano lavorando veramente.
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Non bisognerebbe fare ipotesi neppure riguardo al minore e meno preoccupante degli incidenti nucleari. Né è ammissibile che ci vogliano giorni per ammettere che c’è stato un incidente radioattivo». Leonid Bershidskij, ex direttore di “Vedomosti”, giornale economico russo, ha commentato così un fatto che sta assumendo man mano che passano i giorni, i contorni di un mistero inquietante.

UN MURO DI SILENZIO
Si tratta di un parere tra i pochi che trapelano, da quella che sembra essere una nuova cortina di ferro sovietica, sull’esplosione avvenuta l’ 8 agosto scorso presso Njonoska, una base adibita a test missilistici navali nella regione di Arkhangelsk.

Le autorità fin da subito hanno centellinato le informazioni, ma quando il livello delle radiazioni nella vicina città di Severodvinsk hanno raggiunto livelli 20 volte superiori alla norma ( come reso noto da Greenpeace) il ministero della Difesa russo ha spiegato che «il motore di un missile a combustibile liquido» era esploso.

I RITARDI DELLE INFORMAZIONI
All’inizio si era appreso che lo scoppio aveva provocato la morte di due persone e il ferimento di altre sei. Ma due giorni dopo, il 10 agosto, l’agenzia statale russa per l’energia nucleare Rosatom non aveva potuto nascondere che il bilancio delle vittime era molto più grave. I morti erano in realtà cinque insieme a tre feriti. Le notizie parlavano di un guasto alla manutenzione di una fonte isotopica di energia avvenuto su una piattaforma vicino il Circolo Polare artico.

LO SPETTRO DI CHERNOBYL
Il post incidente, tra omissioni e silenzi, ha cominciato ad somigliare pericolosamente a ciò che avvenne a Chernobyl nel 1986, i militari infatti hanno istituito una zona “di esclusione” sulla baia del fiume Dvina, che resterà proibita per la navigazione marittima almeno fino a settembre.

Intanto la popolazione, per nulla rassicurata dalle parole delle autorità che hanno minimizzato le conseguenze, ha fatto incetta di iodio contro le radiazioni.

Infine l’ 11 agosto l’Istituto panrusso di Fisica sperimentale di Sarov ha detto che i morti erano in realtà la punta più avanzata dei ricercatori russi. Gli scienziati stavano lavorando su un progetto per la costruzione di mini reattori nucleari da impiegare per l’esplorazione spaziale.

 

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