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L’Isis è rispuntato a Kabul per fare la guerra ai talebani

Annientato in Iraq e in Siria lo “Stato Islamico” sceglie il paese dell’Asia centrale come nuova roccaforte. Mentre I jihadisti locali provano a negoziare con l’occidente, Daesh recluta miliziani tra chi non vuole la pace.
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Un’esplosione a Kabul ha causato almeno 14 morti e 95 feriti. L’attacco perpetrato con un’autobomba è stato rivendicato dai talebani. È solo l’ultimo di una serie di gravi attentati che si sono susseguiti negli ultimi giorni ( contro un pullman di civili, contro una sede di un partito politico, contro agenti di polizia), rivendicati in modo alterno da talebani e Isis.

Anche perché le due organizzazioni si fanno concorrenza a colpi di bombe in attesa delle elezioni presidenziali fissate per il 28 settembre ( di cui è annunciato il boicottaggio con la minaccia di colpire i seggi).

SCONTRO ISIS-TALEBANI
Nel Paese l’Isis è tornato a decapitare ostaggi con trasmissione online dell’esecuzione. E mentre si susseguono attentati e rivendicazioni, tra i due gruppi jihadisti si è arrivati anche alle armi. Nella provincia di Nangarhar, nell’Afghanistan orientale, ad esempio, infuria spesso la battaglia.

Migliaia di persone tra cui molte famiglie con donne e bambini sono scappate nel deserto per provare a sfuggire alla violenza dei combattimenti, restando però esposte al caldo torrido con grande scarsità di cibo e acqua.

La battaglia si concentra nei distretti Shinwari e Khoghani della provincia che confina con il Pakistan, non distante dalla città di Jalalabad che sembra essere l’obiettivo di medio termine dell’Isis.

Gli scontri sono scoppiati a fine aprile, innescati da un attacco della cellula locale dell’Isis contro territori in mano agli insorti, e da allora non si sono più fermati. Una situazione analoga c’è nella provincia di Kunar, divisa fra talebani e Isis, con quest’ultimo che ambisce apertamente a farne una delle sue principali roccaforti.

LO STATO ISLAMICO SCEGLIE L’AFGHANISTAN
Nell’Afghanistan che cerca una difficile strada per la pacificazione con i talebani sta infatti crescendo il peso dell’Isis, seppur sconfitto in Siria e Iraq. La bandiera nera del califfato continua a mantenere una grande forza attrattiva a livello globale.

E proprio l’Afghanistan – fino a pochi anni fa non toccato dallo Stato islamico ma ancora terreno privilegiato degli eredi di Bin Laden e del Mullah Omar – sta diventando uno dei territori privilegiati dell’Isis, per le sue caratteristiche fisiche, storiche e geopolitiche. Alcuni studiosi e analisti ritengono anzi che proprio l’Afghanistan potrebbe essere scelto dall’Isis come nuovo quartier generale.

Il gruppo afgano affiliato all’Isis si fa chiamare Stato Islamico di Khorasan, o ISIS- K. È stato fondato nel 2014, e fino a poco tempo fa contava poche centinaia di affiliati. Il primo salto di qualità nel 2015, quando il Movimento islamico dell’Uzbekistan – fino ad allora importante alleato di al- Qaeda – si unì ufficialmente all’Isis, aprendogli le porte del reclutamento nei Paesi dell’Asia centrale.

Uno dei primi obiettivi privilegiati dei jihadisti dell’Isis furono gli sciiti ( in Afghanistan soprattutto la minoranza Hazara), in allineamento con la lotta anti- sciita che è stata una delle caratteristiche principali dell’Isis in Medio Oriente. La crescita del movimento terroristico in Afghanistan nell’aprile 2017 aveva già raggiunto un livello importante. Tanto che gli Stati Uniti facendo detonare sui loro rifugi la più grande bomba non- nucleare mai sganciata, nota come Moab.

È stato poi lo scorso anno quello in cui si è assistito alla maggior crescita delle milizie fedeli ( qualche migliaio di elementi) ad al- Baghdadi e alla moltiplicazione delle offensive. Secondo esperti dell’Università di Georgetown, i membri dell’Isis ‘ hanno investito un numero sproporzionato di risorse in Afghanistan, accumulando un enorme quantitativo di armi, e stanno progressivamente acquisendo territorio, dal quale possono organizzare i loro traffici di armi, soldi ed equipaggiamenti ed organizzare attacchi”.

Alcune delle caratteristiche che distinguono il reclutamento dell’Isis rispetto a quello più tribale e locale dei talebani consistono nell’attrazione verso una jihad globale rispetto ai limiti delle lotte locali, ma anche nella predilezione per giovani che provengano dalle università e abbiano dimestichezza col mondo digitale prima ancora che con armi ed esplosivi.

TRA TRATTATIVE DI PACE E NUOVO TERRORISMO
Il radicamento dell’Isis in Afghanistan non è scollegato dal processo di pace che Kabul e Washington stanno cercando di avviare con i talebani. Da una parte infatti la minaccia portata dal Califfato è evidentemente considerata di tale livello ( anche perché l’obiettivo finale dell’Isis non è l’Afghanistan ma l’Europa e gli Stati Uniti) da spingere gli americani a trovare un’intesa con i talebani anche per utilizzarli contro i jihadisti di al- Baghdadi.

Dall’altra proprio l’avanzare delle trattative lascia all’Isis lo spazio per porsi alla guida di tutti coloro che quella pace non la vogliono. Quello che bisognerà tener presente, in Afghanistan come in Iraq, in Siria e ovunque ci sia l’affermazione dell’Isis, è che questo è solo un sintomo di problemi più profondi che attanagliano il Paese e la popolazione, il che vuol dire che non basta sconfiggere militarmente i terroristi, ma bisogna risolvere alla radice quei problemi che spingono le persone a prendere le armi.

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