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Tav, è guerra fredda. Salvini minaccia le urne a settembre

Oggi è il giorno della Tav. La Torino-Lione all'esame del Parlamento tra voti contrapposti e minacce di elezioni anticipate
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La parola d’ordine è fare. E fare, nell’agenda del ministro dell’Interno Matteo Salvini, significa soprattutto realizzare la Tav, sfondando il muro dei no che arriva dal fronte Cinque Stelle.

Altrimenti nulla vieta di tornare alle urne. È questo, in sostanza, il messaggio inviato ieri agli alleati dopo l’incontro con le parti sociali al Viminale.

I PALETTI DELLA LEGA
«Non siamo incollati alle poltrone», ha chiarito, e se non sarà possibile realizzare le proposte della Lega in termini di manovra economica allora tanto meglio tornare a casa.

«Questo ha sottolineato parlando delle prospettive future – lo vediamo da qui a breve, anche prima di settembre». Nulla di personale contro i ministri grillini, ha ribadito, ma le critiche mosse da associazioni e sindacati a decreto dignità e reddito di cittadinanza sono servite a Salvini per allargare la crepa che lo separa dai sottoscrittori del contratto di governo.

Nonostante «i buoni risultati» ottenuti in 14 mesi, «sarebbe sciocco negare che da qualche mese di troppo ci sono polemiche e litigi». Il riferimento è alle polemiche sollevate nei suoi confronti dai ministro dell’Ambiente Sergio Costa per i roghi di rifiuti in Campania, dal collega Alfonso Bonafede per la riforma della Giustizia e dal titolare delle Infrastrutture Danilo Toninelli per il suo no convinto alla Tav.

IL GIORNO DELLA TAV
Ed oggi, forse, potrebbe essere il giorno del giudizio, con il voto in Senato sulle sei mozioni sulla Torino- Lione. A votare sì con la Lega, questa volta, c’è anche il Pd.

«Tutti dicono che c’è bisogno di infrastrutture – ha sottolineato Salvini – Ovviamente voteremo qualunque mozione sostenga il futuro, la crescita, il progresso e mi stupisce che nel 2019 ci sia ancora qualcuno che invece di andare avanti vuole tornare indietro».

Ovvero il M5s, che ha presentato una mozione anti- Tav e, quindi, contro il Governo di cui è parte. È stato lo stesso premier Giuseppe Conte a spiegare che l’opera si farà, perché non realizzarla «costerebbe molto di più che completarlo». Ma la battaglia si gioca tutta sui numeri in Aula.

Il M5s potrà contare su 106 senatori, che voteranno la mozione di Stefano Patuanelli, che con 68 firme chiede «la cessazione delle attività relative al progetto per la realizzazione» della Tav e «una diversa allocazione delle risorse da destinare a opere più urgenti.

Una sorta di «sfiducia al premier», secondo Salvini. Ma per Toninelli, «il governo non cadrà. Salvini minacci chi vuole», ha affermato, in quanto la mozione «impegna il Parlamento» e non l’esecutivo. Ma in ballo ci sono altre cinque mozioni. Quella del dem Andrea Marcucci conta 41 firme e impegna il governo ad adottare tutte le iniziative necessarie per la realizzazione della Tav e «superare l’attuale blocco di svariate grandi opere», in modo da riavviare l’economia del Paese.

Forza Italia, invece, con la mozione di Anna Maria Bernini e Lucio Malan, sostenuti da altri 58 parlamentari, «impegna il Governo a dare piena attuazione all’accordo ratificato dal Parlamento italiano», confermando la valenza strategica dell’opera e chiedendo «un’adeguata politica di investimenti infrastrutturali in grado di proiettare il nostro Paese verso la crescita economica e occupazionale».

Loredana De Petris ( Leu), sostenuta da sette parlamentari del gruppo misto e del M5s, chiede un blocco delle procedure di appalto e di trasferire le risorse sul trasporto ferroviario regionale e sul trasporto pubblico locale.

FdI, con il senatore Luca Ciriani e altri 17 senatori, chiede di realizzare l’infrastruttura «senza ulteriore indugio o ritardo» e scongiurare «effetti penalizzanti e dannosi» per inadempimenti contrattuali. Emma Bonino di + Europa, infine, sostenuta da nove parlamentari di Psi, Leu, Per le autonomia, Partito democratico e gruppo misto chiede di proseguire nella «realizzazione dell’opera».

I DEM
Ma per il Pd è anche l’occasione per sperare in un passo falso della maggioranza. «Salvini ha detto che la mozione no- Tav dei Cinque Stelle è una sfiducia a Conte – ha dichiarato il responsabile Infrastrutture del Pd, Roberto Morassut.

Quindi domani ( oggi, ndr) il Governo deve cadere perché non avrà la maggioranza. Se non cade Salvini è un buffone e il Governo diventa abusivo». Mentre il segretario di Più Europa, Benedetto Della Vedova, ha chiesto di lasciare soli in aula i gialloverdi per un regolamento di conti interno all’esecutivo. «Si lascino Lega e M5S soli in aula, a recitare la pantomima che cela un patto di potere, di cui gli altri – ha affermato – sarebbero solo complici comparse».

 

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