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Salvini fa il premier: «Giù le tasse, via gli 80 euro»

Salvini fa il premier. Il ministro incontra i sindacati al Viminale. Il leader della Cgil Maurizio Landini diserta il tavolo parallelo del vicepremier
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Abbassare le tasse, ridiscutere i vincoli Ue e trovare il coraggio delle decisioni, per «non tirare a campare». Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha illustrato così gli esiti del tavolo di ieri al Viminale con le parti sociali, un tavolo parallelo dopo quello di lunedì con il premier Giuseppe Conte.

TAV, CASA E 80 EURO
Dall’incontro è emersa la necessità «di investire in infrastrutture e opere pubbliche», come la Tav, ma anche l’intenzione del Governo di eliminare la Tasi e riorganizzare la tassazione sulla casa, con una diminuzione di un miliardo sulla cosiddetta patrimoniale sugli immobili. Nel complesso, la riduzione stimata si aggira sui 10- 15 miliardi, «a partire dal superamento del bonus Renzi», ha spiegato il viceministro all’Economia Massimo Garavaglia.

Al tavolo si sono presentate 46 associazioni, ma erano assenti i segretari di Cgil e Cisl, Maurizio Landini e Annamaria Furlan, presente, invece, Carmelo Pappagallo, leader della Uil. Una presa di distanza nonostante la presenza di delegazioni dei sindacati – per ribadire che il tavolo vero è quello a Palazzo Chigi.

«La forma – ha spiegato Landini – per me è sostanza: se il governo è rappresentato dal presidente del Consiglio io segretario generale parlo con il presidente del Consiglio». Un concetto ribadito anche da Conte lunedì ai sindacati, ai quali ha comunicato che quello di Palazzo Chigi è l’unico tavolo per parlare della prossima legge di Bilancio, ribadendo quanto detto in maniera polemica dopo il primo incontro tra Salvini e le parti sociali a luglio.

Semmai, ha polemizzato Landini, «è Salvini che non partecipa al tavolo del governo». Ma il vicepremier ha provato a stemperare le tensioni sin dall’inizio dell’incontro.

«Non è un tavolo parallelo», ha sottolineato, ma un modo per raccogliere le varie posizioni ed elaborare «un progetto per il paese». E anche il leader grillino Luigi Di Maio ha provato a minimizzare. «Ognuno può ricevere chi vuole», ha commentato a margine del tavolo al Mise su Pernigotti.

Salvini ha annunciato il taglio di alcuni oneri burocratici, un «coraggioso e sostanzioso abbassamento delle tasse» e un investimento da 2 miliardi per un piano straordinario di manutenzione degli edifici scolastici.

Ma non sono mancate le stoccate al M5s, citando le lamentele di chi «ha sottolineato una mancanza di manodopera qualificata», attribuita in alcuni casi «all’inserimento del reddito di cittadinanza» che disincentiverebbe la ricerca del lavoro, in quanto «per qualcuno è più comodo non fare che fare».

DIVISIONI SULL’ECONOMIA
Il leader della Lega ha anche smentito la crescita sbandierata da Di Maio. «La situazione dei consumi è ferma – ha sottolineato – è vero che aumenta il numero dei lavoratori e diminuisce il numero dei disoccupati, ma bisogna considerare anche la qualità del lavoro e dire che il potere d’acquisto è fermo».

E ha segnalato alcuni spunti critici evidenziati dalle parti sul decreto dignità e sul salario minimo imposto per legge, che significherebbe «una riduzione di diritti, stipendi e tutele per tutti i lavoratori».

Il no, ha affermato, è «unanime da parte di tutte le sigle al tavolo», che hanno rivendicato i contratti nazionali collettivi. La manovra non può essere dunque un «gioco delle tre carte» e gli sgravi non devono essere recuperati «togliendoli da un’altra parte». Serve «coraggio», soprattutto quello di prendere «decisioni», senza «tirare a campare, perché altrimenti arriviamo a fine anno con lo zero virgola».

Bisogna, dunque, «sbloccare dei no», quelli del M5s, ad esempio, sullo sviluppo energetico e nel settore edilizio, quindi «una rivisitazione del codice degli appalti, che anziché semplificare ha complicato la vita a chi vuole fare impresa».

La costruzione deve prevalere sul litigio, ha dunque sintetizzato. «Tutti ci hanno chiesto velocità – ha spiegato – e ragioneremo su questo nei prossimi giorni. Una buona idea applicata in ritardo non è più una buona idea». E dal tavolo sarebbe arrivata anche la richiesta di un’accelerazione sui temi dell’Autonomia, in quanto «ci sono regioni che restituiscono centinaia di milioni di fondi europei non spesi, per inefficienza della macchina burocratica e incapacità politico amministrativa».

Ma ciò passa anche da una discussione sugli attuali vincoli imposti dall’Europa, «in base ai quali – ha concluso – nulla di quello di cui stiamo parlando sarebbe possibile».

 

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