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Tav, il governo rischia di deragliare ad alta velocità

La battaglia sulla Tav. Ma Salvini rilancia: «Se dovesse passare una mozione contro l’opera ferroviaria ne trarremo le conseguenze»
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C’è qualcosa, anzi c’è moltissimo di paradossale, nel voto che domani, ma forse oggi stesso, chiuderà i lavori del Senato prima della pausa estiva: quello sulla Tav. Il Treno ad alta velocità non rischia niente comunque vada il voto. Il governo invece rischia tutto. A determinare questa bizzarra e inaudita situazione è stato, paradosso su paradosso, proprio il partito che più di ogni altro vuole evitare la crisi di governo: il Movimento Cinque Stelle.

Ieri, sul dl Sicurezza, i dissidenti pentastellati hanno scelto di piegarsi per evitare ogni possibile rischio che la decisione di Fi e FdI, astenersi ma passando di fronte al banco della presidenza in modo non abbassare il quorum della maggioranza dei presenti in aula invece di uscire dalla stessa abbassando così il numero voti di fiducia necessari. Tutto pur di evitare crisi ed esiziali elezioni anticipate. Sulla Tav giochi del genere non sono però possibili. I 5S avevano pertanto giocato d’anticipo presentando una mozione che impegna il Parlamento a bloccare la Tav ma non il governo. Insomma, una mozione scritta per far bella figura di fronte al furibondo popolo No Tav ma senza incidere sull’effettiva prosecuzione dei lavori. In questo modo i 5S speravano di mettere comunque il voto di domani al riparo da possibili conseguenze disastrose. Il ministro Toninelli lo ha ribadito ieri. «Non ci sarà nessuna crisi di governo perché la mozione non impegna il governo» , ha detto. Forse senza rendersi conto di star così confessando l’assoluta inutilità di una mozione che finirà per inasprire ulteriormente il popolo No Tav, aggiungendo la beffa e la presa in giro al danno.

Solo che anche senza ricadute concrete sulla tratta Torino- Lione, il voto di domani conserva tutto il suo peso politico. Di conseguenza Salvini ha calato la sua minacciosa carta: ‘ Se dovesse passare una mozione contro la Tav ne trarremmo le conseguenze’. La traduzione di una frase del genere, secondo il dizionario della politica italiana, è chiara: il passaggio della mozione comporterebbe la fine del governo Conte. Ma è anche vero che questo governo e questa maggioranza non sono abituati a prendere troppo sul serio quel che dichiarano, minacciano o promettono. Se anche la mozione No Tav passasse è possibile, forse probabile, che una qualche scappatoia per evitare la crisi verrebbe trovata.

I margini di rischio però ci sono e derivano da un intreccio di calcoli politici da parte di tutti i soggetti in campo dei quali i 5S, al momento di presentare la mozione, non avevano probabilmente tenuto conto a sufficienza. Il calcolo che avevano fato era semplice e schematico. Essendo un’ampia maggioranza trasversale favorevole al Treno, la mozione sarebbe stata certamente bocciata. E in effetti se al voto andasse solo la mozione a cinque stelle le cose andrebbero certamente così. Il problema è che invece, per motivi strettamente tattici, tutti i partiti hanno deciso di presentare proprie mozioni. Il Pd per evitare l’imbarazzo di un voto a braccetto con la Lega. Fi e FdI nella speranza di portare alle estreme conseguenze la divisione tra i due soci della maggioranza.

La Lega, per ora, resta decisa a non presentare una propria mozione, evitando così di rendere ancora più clamorosa la spaccatura della maggioranza in aula. Ma la prudenza di Salvini, che si limiterebbe a bocciare la mozione dei 5S senza poi votarne altre e senza presentare la propria, non basta. Con 4 o 5 mozioni in campo, inclusa quella di LeU che a differenza di quella a 5 stelle impegna il governo e quindi non potrà essere votata dal Movimento, quella che prenderebbe più voti sarebbe quella dei 5S. A quel punto i rischi di crisi politica finale nella maggioranza, proprio sul margine della pausa estiva, sarebbero inevitabili.

I paradossi del voto Tav non si fermano qui. La decisione di proseguire con i lavori è stata presa, pubblicamente e con massima solennità dal presidente del Consiglio. E’ quindi una decisione del governo e che impegna il governo, il cui parere sulla mozione che va in direzione opposta dovrebbe pertanto essere negativo. Però così non può essere, altrimenti la mozione dei 5S suonerebbe come una sfiducia al governo, che dovrebbe comportarsi di conseguenza, dimettendosi, indipendentemente dall’esito del voto. Dunque il governo dovrà rimettersi all’aula come se fosse neutrale su una scelta assunta invece dal governo stesso. Il pasticcio della Tav, più che un solenne voto parlamentare, somiglia dunque a una pochade. Comunque vada finire la credibilità del governo e della maggioranza ne uscirà cadavere.

 

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