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Sciopero generale a Hong Kong. Pechino affila le armi

Proteste anti- cinesi: stop a metro, bus treni e aerei. Il movimento chiede più libertà politica e denuncia le continue ingerenze della Cina
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«I disturbi estensivi in nome di alcune richieste hanno seriamente danneggiato la legge e l’ordine di Hong Kong e stanno portando la nostra città sull’orlo di una situazione molto pericolosa». Dopo tre settimane di silenzio torna a parlare la governatrice Carrie Lam.

SITUAZIONE GRAVE
Una conferenza stampa organizzata in tutta fretta perchè la situazione ad Hong Kong sta precipiitando. Quello appena passato è stato il nono fine settimana di proteste da quando un movimento composito, ma esteso, ha costretto le autorità a ritirare la considdetta ‘ legge sull’estradizione’ ed estendendo ora le sue richieste ad una maggiore autonomia dalla Cina. Inoltre i manifestanti stanno mettendo all’ordine del giorno anche le dimissioni della stessa governatrice.

Questo a causa dell’ondata repressiva contro i dimostranti arrestati, protagonisti dei disordini delle settimane scorse, che sono accusati di insurrezione e rischiano fino a 10 anni di prigione.

BLOCCO TOTALE
Ieri la città è rimasta completamente paralizzata per uno sciopero cittadino che ha fermato la circolazione dei mezzi pubblici nelle ore di maggior afflusso di passeggeri. Bloccate le metropolitane e la rete ferroviaria usata in gran parte dai pendolari. Ma la protesta ha coinvolto anche l’aeroporto con oltre 200 voli cancellati e l’astensione dal lavoro del personale di terra.

Si tratta di un evento raro ad Hong Kong, l’ultimo sciopero di una tale portata non si registrava infatti da almeno 50 anni. L’adesione dei lavoratori è stata massiccia: 14mila dipendenti hanno incrociato le braccia in 20 settori produttivi diversi.

Il segno di un movimento che non si fermerà e che sta raccogliendo ancora consensi come dimostra la grande partecipazione degli impiegati della pubblica amministrazione.

LA CINA PRONTA A INTERVENIRE
La protesta è comunque dilagata anche nelle strade con cortei che hanno attraversato in diverse modalità i 18 distretti nei quali è divisa la ‘ città stato’. Intanto cresce la preoccupazione per alcuni episodi di tensione come quello, riportato dal quotidiano inglese Guardian, relativo ad un auto che ha tentato di sfondare una barricata, il conducente sarebbe stato fatto scendere e picchiato duramente.

Ora gli occhi sono puntati sulla Cina e su quali saranno le sue prossime mosse. Non è un segreto che i mezzi d’informazione non siano così contrari ad un intervento militare non meglio precisato. Ma l’atteggiamento, fino ad ora attendista di Pechino, potrebbe cambiare presto. Un minaccioso editoriale dell’agenzia stampa di stato Xinhua sosteneva appena pochi giorni fa che: «il governo centrale non resterà con le mani in mano e non permetterà a questa situazione di continuare».

E’ vero che ad Hong Kong è di stanza una guarnigione militare cinese ma le minacce, in maniera velata, sembrano più rivolte a spaccare il fronte della rivolta, accusando il movimento di mettere in crisi l’equilibrio della storica formula ‘ un paese due sistemi’ che prevede autonomie politiche e giudiziarie.

 

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