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Cappato: «Solo il Parlamento rimane muto di fronte al dolore»

«Raccolta firme e manifestazione per chiedere che venga almeno convocata una seduta straordinaria di discussione, per lanciare un segnale su quali sono le posizioni e gli auspici dei partiti»
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Marco Cappato – esponente dei Radicali e dell’Associazione Luca Coscioni che accompagnò dj Fabo in Svizzera e “protagonista” della sentenza di Milano che ha animato il dibattito recente sul suicidio medicalmente assistito – scuote la testa: «Ormai solo il Parlamento non ha il coraggio di pronunciarsi» .

Il parere del Comitato di Bioetica, invece, è stato coraggioso?
Il Comitato è stato coraggioso nel discutere ed esprimersi su un tema così delicato: è stato un passo importante. Inoltre, il parere di maggioranza relativa va oltre quanto aveva stabilito l’ordinanza della Corte costituzionale, perchè chiede che possa avere diritto al suicidio medicalmente assistito non solo chi è attaccato a una macchina ma in generale chi patisce sofferenze insopportabili o soffre di malattie irreversibili. E’ coraggioso anche perchè apre la porta a soluzioni legislative simili a quelle della Svizzera, anche se evidenzia che rimangono da regolare aspetti importanti, come l’obiezione di coscienza e la garanzia massima della volontà di scelta dei malati.

Il parere di minoranza, invece?
Anche il parere contrario di minoranza è un contributo importante al dibattito: è quello che il Parlamento non ha avuto il coraggio di fare.

Dispera che il tema arrivi in Aula?
Il tema arriverà di certo, il punto è capire se lo farà prima o dopo la Corte Costituzionale.

In che senso?
Nell’ordinanza di ottobre, la Corte aveva dato 11 mesi di tempo al Parlamento per legiferare, prima della sentenza della Consulta, che si riunirà il 24 settembre. Il Parlamento però ha già buttato nove mesi e ormai non c’è più tempo per approvare una legge prima che intervenga la Corte.

Quindi che si può fare?
Noi stiamo raccogliendo le firme perchè venga almeno convocata una seduta straordinaria di discussione sul tema, per lanciare un segnale su quali sono le posizioni e gli auspici dei partiti in Parlamento. Per sollecitare l’Aula a farsi viva, abbiamo convocato una manifestazione nazionale per il 19 settembre, al giardino di Roma intitolato a Piergiorgio Welby. Anche perchè, prima o dopo la sentenza, la politica sarà chiamata a legiferare comunque.

Perché questa timidezza da parte dei partiti?
I capi dei partiti hanno paura delle divisioni al loro interno e nelle loro coalizioni. Solo così si spiega perchè Luigi Di Maio, che guida un movimento dove i militanti hanno votato su Rousseau al 90% in favore dell’eutanasia, abbia impedito ai suoi di discutere la legge. Lo stesso vale per Zingaretti: la quasi totalità degli elettori del Pd è sulle nostre posizioni e lui stesso si è espresso a favore dell’eutanasia, eppure il Pd ha chiesto il rinvio della discussione a dopo l’estate, di fatto vanificando la possibilità di legiferare.

Ragioni elettorali, quindi?
Non esattamente: i partiti mettono le loro esigenze di tenuta interna davanti agli interessi generali del Paese e dei loro elettori. E il problema non è nuovo.

 

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