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«Bibbiano? Ora l’avvocato del minore e nuove norme sugli affidi»

L’appello dell’autorità: «bisogna garantire i principi del giusto processo» e ora valuta l’eventuale costituzione di parte civile sui fatti di Bibbiano
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L’avvocato del minore, un sistema informativo nazionale sui minorenni privi di un ambiente familiare, garanzia del contraddittorio e norme più precise per i procedimenti relativi all’affido.

Il documento del Garante
Sono solo alcune delle segnalazioni fatte dalla Garante per l’Infanzia e l’adolescenza Filomena Albano, che in un documento di 10 pagine indirizzato a Parlamento, Governo, Regioni, Comuni, magistratura, avvocati, assistenti sociali, psicologi e giornalisti ha fissato alcuni paletti per la riorganizzazione del sistema infanzia, anche a seguito dei fatti di cronaca di Bibbiano, sui quali la Garante valuta un’eventuale costituzione di parte civile.

Un documento con il quale Albano cerca una strada per garantire al sistema di tutela più uomini e risorse e prevenire, così, nuovi casi. «Non posso dire che queste raccomandazioni si potranno impedire con certezza nuovi episodi – ha chiarito – ma ovviamente mi auguro di sì».

Insomma, il punto di partenza non può che essere mettere mano alla materia e approdare una riforma, così come nelle intenzioni del ministro della Disabilità e della famiglia, Alessandra Locatelli, e di quello della Giustizia, Alfonso Bonafede.

L’avvocato del minore
Il nocciolo centrale della proposta che Locatelli consegnerà a Bonafede – che domani inaugura la “task force” del ministero sui fatti di Bibbiano – riguarda la proposta avanzata dal presidente del Consiglio nazionale forense, Andrea Mascherin, di prevedere un rafforzamento dell’istituto dell’avvocato del minore, figura attualmente prevista dalla legge 149/ 2001, che modificava la norma precedente sul regime delle adozioni, ma la cui portata non è stata adeguatamente recepita.

E anche Albano, ora, suggerisce al Parlamento un intervento per normare, tra le altre cose, questa figura, ma anche per garantire più controlli sui minori fuori dalle loro famiglie.

Per la Garante è necessario intervenire nei vari aspetti del procedimento, disciplinando la fase di indagine del pm e assicurando il contraddittorio tra le parti, ma anche l’impugnabilità dei provvedimenti, chiedendo termini certi e celeri, la trasparenza nell’individuazione della famiglia affidataria o della struttura di accoglienza e l’introduzione di un regime di incompatibilità per i magistrati onorari.

Quello che manca, inoltre, è una banca dati nazionale dei ragazzi fuori famiglia, tale da consentire di monitorare il numero e le caratteristiche degli interessati, le tipologie, i tempi e le modalità di uscita del percorso di accoglienza.

Affrontare il  problema nella sua complessità
«Il documento vuol rispondere all’esigenza di dare uno sguardo complessivo – ha spiegato Albano – Parlare di volta in volta solo di un aspetto della tutela, come ad esempio solo di comunità o di affidi oppure di allontanamento o, ancora, parlare solo di talune figure come psicologi, assistenti sociali o magistrati, rischia di dare una visione parziale che potrebbe rivelarsi controproducente. Questa considerazione è all’origine dell’attività, posta in essere dall’Autorità, di studio e approfondimento dell’intero sistema nell’ottica del suo miglioramento».

Punto di partenza della proposta sono i principi della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. «Occorre garantire tutti i diritti previsti dalla Convenzione: quello a crescere nella famiglia di origine e quello a essere protetti da ogni forma di violenza – ha evidenziato – In tutti quei casi in cui tali diritti appaiono risultare in conflitto l’equilibrio deve essere dato da procedure chiare, trasparenti e uniformi».

Impegni precisi
La Garante ha chiesto impegni precisi al legislatore, a partire all’individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni, ma anche un intervento sul rito del procedimento in materia di responsabilità genitoriale, per adeguarlo ai principi del giusto processo.

A partire dal rafforzamento della funzione di filtro della fase d’indagine del pm minorile, per evitare processi ingiustificati e il diritto alla difesa tecnica dei genitori, anche con la nomina obbligatoria di un difensore d’ufficio in caso in cui manchi quello di fiducia, tempistiche certe e adeguate, anche per il contraddittorio differito, nei casi di provvedimenti di allontanamento adottati d’urgenza.

Ma è necessario anche che la decisione sia adeguatamente motivata e circostanziata. I ragazzi, inoltre, devono essere informati delle decisioni che li riguardano, ascoltati e resi partecipi, salvaguardando la funzione pubblica della tutela minorile e garantendo una immediata “presa in carico” delle famiglie in difficoltà per promuovere la genitorialità e prevenire gli allontanamenti.

Ma tutto ciò passa anche attraverso un potenziamento delle piante organiche degli uffici giudiziari. L’Autorità ha chiesto infine «che venga attribuita una maggiore incisività alle sue azioni e ne sia potenziata la struttura, a oggi costituita da solo personale in comando da altre amministrazioni».

 

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