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La fake sugli africani assassini, l’odio social contro le “bestie”

Mentre ancora ci si chiedeva cosa fosse accaduto, inizia a circolare la notizia che gli aggressori fossero due “immigrati”. Così Salvini auspica «i lavori forzati»
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L’orrore più grande avviene nella notte tra giovedì e venerdì. Il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega viene colpito da undici fendenti e per lui non c’è più nulla da fare. Ma non c’è tempo per il cordoglio, per il dolore e la rabbia. In poche ore il delitto diventa il terreno ideologico su cui seminare l’odio sovranista e giustizialista.

Mentre ancora ci si chiede cosa sia accaduto, nella mattina di venerdì inizia a circolare la notizia che siano stati due nordafricani.

Bestie e lavori forzati
L’informazione è ufficiosa ma appare da subito troppo ghiotta e con la complicità di qualche sito, non tutti per fortuna, arriva sui monitor di Matteo Salvini che auspica per gli autori del delitto «i lavori forzati». L’altro vicepremier, Luigi di Maio, chiede che vengano espulsi.

La più dura Giorgia Meloni che parla di «bestie» : «Spero che questi animali vengano presi e marciscano in galera». Gli animali sono i migranti, quegli uomini e quelle donne su cui i partiti sovranisti stanno costruendo la loro fortuna politica, alimentando l’odio delle persone a suon di fakenews, luoghi comuni, razzismo.

La genesi della bufala
In un articolo della rivista Wired si ricostruisce la storia della bufala dei nordafricani e si risale a due pagine Facebook. La prima è «Puntato, l’app degli operatori di polizia» : è quella che dà per prima la notizia, fornendo anche le foto di quelli che loro indicano come gli assassini, 3 marocchini e 1 algerino. A questo punto gli autori del delitto sono diventati quattro.

Le foto sono prese chissà da dove e vengono rilanciate dalla seconda pagina «Soli non siamo nulla. Uniti saremo tutto», che poi cancella il post. Le immagini vengono accompagnate da un commento in cui si legge: «Ora lasciateli a noi colleghi e al popolo, faremo noi giustizia».

L’account, scrive Wired, sarebbe amministrato da un agente della guardia di finanza su cui si starebbe ora indagando. Ma non provate a segnalare la pagina a Facebook, vi risponderà che rientra negli standard della comunità. Per Zuckerberg seminare odio, istigare la folla al linciaggio, diffondere fakenews senza alcuna verifica è assolutamente compatibile con i valori del social da lui creato.

Odio social
Già fin qui ce ne sarebbe abbastanza per chiudere tutto e trasferirsi su Marte. Ma siamo appena all’inizio della storia, una brutta storia, in cui la terribile uccisione del povero brigadiere viene accompagnata da una pessima pagina di politica, informazione e odio social.

Nel pomeriggio arriva la notizia che i presunti assassini sono due giovanissimi nordamericani, in vacanza in Italia. La sera arriva la confessione.

I politici che avevano parlato di lavori forzati, bestie, respingimenti restano ammutoliti e sui social si chiede conto delle cose che avevano scritto senza fare nessuna verifica. Tra i più presi di mira Daniele Capezzone: ex radicale, ex forzista e ora combattente sovranista aveva infatti aspramente criticato i siti giornalistici che non avevano abboccato alla notizia dei due nordafricani.

La foto del ragazzo bendato
Il giorno dopo viene diffusa da un carabiniere la foto di uno dei due americani, Christian Gabriel Natale Hjorth, bendato e ammanettato durante l’interrogatorio. Lo scandalo è fortissimo.

Quella immagine è contro lo Stato di diritto, contro l’habeas corpus, contro tutte quelle conquiste giuridiche e civili fatte in anni e anni di battaglie. Eppure, anche quella foto, diventa motivo per alzare la posta. E invece di prendere le distanze, di calmare gli animi, ecco la nuova sparata. Salvini e gli account della Lega riprendono la foto, rivendicazione il contenuto.

In uno degli account ufficiali della Lega scrivono: «Alcuni giornali sostengono che si tratti di una foto choc, voi che cosa ne pensate?». Le risposte si possono purtroppo immaginare. Un polverone, secondo alcuni, alzato ad hoc per distrarre dalla precedente figuraccia sui nordafricani.

Forse. Ciò che è certo è il filo rosso che lega la fakenews sui nordafricani e la foto del ragazzo: la voglia di vendetta, la messa al bando dello stato di diritto, la voglia di fare carta straccia della Costituzione.

Vendetta!
Nel caso della diffusione della foto sono due i reati configurabili: la violazione dell’articolo 13 della Carta che vieta «ogni forma di violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà» ; e il codice di procedura penale ( articolo 114- 6 bis) in cui si vieta «la pubblicazione dell’immagine di persona privata della libertà personale ripresa mentre la stessa si trova sottoposta all’uso di manette ai polsi ovvero ad altro mezzo di coercizione fisica salvo che la persona vi consenta».

Il premier Conte prende le distanze e parla di reato, ma Salvini lascia intendere che chi critica quella foto, pensi che l’omicidio del carabiniere non sia grave. Tema ripreso anche dal giornale La verità che titola a caratteri cubitali: «Peggio morti che bendati» stabilendo un paragone fondato totalmente sull’irrazionalità.

E’ altro fango buttato contro chi in queste ore ha fatto di tutto per tenere la barra della buona informazione, della democrazia e della civiltà.

 

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