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Si ferma l’Italia per il funerale del carabiniere ucciso a Roma

Dopo le polemiche politiche per l'assassinio del carabiniere ucciso a Roma oggi è stato il giorno del funerale. Una grande folla ha accompagnato il feretro. Presenti numerose personalità del governo.
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Applausi e una folla di cittadini hanno accolto l’arrivo del feretro, a Somma Vesuviana, del carabiniere Mario Cerciello Rega ucciso nella notte di venerdì, a Roma.

Mentre sono in corso le indagini su una vicenda che presenta ancora diversi punti da chiarire, oggi è stata la giornata dell’ultimo saluto al militare.Alle 12 è arrivata la bara del militare presso la chiesa di Santa Croce di Santa Maria.

L’arrivo della salma
Una bandiera italiana copriva il feretro insieme alla maglia del suo idolo, il giocatore del Napoli Insigne.Ad officiare la cerimonia l’arcivescovo Santo Marcianò, Ordinario militare per l’Italia.

L’omelia dell’arcivescovo
Le sue parole: «Oggi ci siamo, siamo qui per lui e per dirgli grazie. Quanto è accaduto è ingiusto, non accada mai più. Chiediamo giustizia ».

Poi il passaggio fondamentale che spazza via le polemiche dei giorni scorsi soprattutto sul versante politico: «Fate anche voi, responsabili della cosa pubblica, della vita degli altri il senso della vostra vita, consapevoli che quando operate o non operate è rivolto a uomini concreti: a cittadini e stranieri, a uomini e donne delle forze armate e forze dell’ordine, ai quali non possiamo non rinnovare il grazie e l’incoraggiamento della Chiesa e della gente. E se voi e tutti noi sapremo meglio imparare, da uomini come Mario, il senso dello Stato e del bene comune, l’Italia risorgerà».

Salvini e Di Maio
Presenti. Oltre ai vertici dei Carabinieri, anche i esponenti del governo a partire a Matteo Salvini, ministro dell’Interno, il quale è stato applaudito al suo ingresso nella chiesa.

Ma è presente anche Luigi Di Maio, conterraneo dell’ucciso, che si era precedentemente espresso in questi termini: «È chiaro che quella foto dell’indagato bendato non è bella. Bene ha fatto l’Arma a punire e trasferire i responsabili. Però non é neanche giusto buttarla in caciara e parlare quasi più della foto con la benda che di un servitore dello Stato ucciso con undici coltellate. Per i cui responsabili spero che si possa infliggere il massimo della pena»

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