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«Sulle tasse il problema è Tria». Salvini sfida, frenata di Conte

Quel che Salvini annuncia come flat tax, il ministro Tria lo declina come riordino delle aliquote Irpef. Mentre Di Maio la traduce come riduzione del cuneo fiscale
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La finestra elettorale si chiude definitivamente il 6 agosto. Se entro tale data, il Presidente della Repubblica dovesse sciogliere le Camere si riuscirebbe ancora a votare il 6 ottobre. E Matteo Salvini ha tutto l’interesse di tenere alta la tensione politica fino a quel giorno.

A rigor di calendario, potrebbe anche aspettare fino a Ferragosto; ma in tal caso, si dovrebbe votare il 13 ottobre: data troppo ravvicinata alla scadenza europea del 15 ottobre, quando tutti gli Stati membri devono inviare a Bruxelles il proprio progetto di bilancio del prossimo triennio. Sembrerebbe quasi un affronto alle istituzioni comunitarie, benchè in entrambe i casi il governo chiamato a gestire le elezioni non fornirebbe un quadro realistico di finanza pubblica.

Solo in questa prospettiva ( le elezioni anticipate) può essere interpretata l’ultima critica del vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno contro il titolare del ministero dell’Economia. Tenere alta la pressione sul governo ( per uso interno leghista), condita da un’alta insofferenza per la liturgia europea.

Salvini accusa Tria di mostrare troppa timidezza di fronte all’ipotesi di introdurre la flat tax. “Se il ministro dell’Economia del mio governo dice che di taglio delle tasse non se ne parla, od il problema sono io od è lui”, dice il ministro dell’Interno. “Se qualcuno ha dubbi o paure, basta dirlo: ma allora quel qualcuno è fuori posto. Cosa ci faccio di una manovra all’acqua di rose? L’Italia ha bisogno di uno choc fiscale forte”, aggiunge.

Insomma, l’attacco – com’è abitudine di Salvini – è frontale. Con tanto di nome e cognome. E su un terreno che gli è abituale ( ai fini elettorali): la riforma fiscale.

In realtà, Tria e Conte non hanno alcuna intenzione di scoprire le proprie carte in materia. Quel che Salvini annuncia come flat tax, il ministro dell’Economia lo declina come riordino delle aliquote Irpef. Mentre Di Maio ( per ingraziarsi gli industriali) la traduce come riduzione del cuneo fiscale.

Ma non è solo un problema di incomunicabilità e di scarsa conoscenza dei processi tecnici che attengono alla sfera tributaria. Conte, più di Tria, vuol essere cauto in questo momento. Il 2 agosto vedrà Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione europea. A lei dovrà fornire garanzie sul rispetto dei Trattati europei. Cioè, confermare all’ex ministro della Difesa tedesco che Roma rispetterà l’obbiettivo di deficit nominale dell’ 1,8% per il 2020 e che migliorerà il proprio deficit strutturale.

E’ evidente che l’iniziativa di Salvini mette un dito nell’occhio più a Conte che a Tria. Quando minaccia il ministro dell’Economia ( che non è proprio un Cuor di Leone) punta al presidente del Consiglio. Reo, ai suoi occhi, di essere troppo accondiscendente alle liturgie europee. Ma Conte sta giocando la propria partita politica, che non è esattamente quella del ministro dell’Interno.

E se il ministro dell’Interno alza i toni sulla flat tax è perché sa benissimo che la riduzione fiscale è un tema di scontro politico che ha facile gioco sull’elettorato.

E veniamo a Tria. Il ministro dell’Economia soffre la pressione di Conte che lo invita alla cautela, e soffre anche quella di Salvini che gli chiede maggiore coraggio. Da un punto di vista tecnico, all’Economia avrebbero anche trovato la soluzione per venire incontro alle richieste di Salvini. Senza scendere nei dettagli, ma eliminando gli 80 euro di Renzi ed aumentando le aliquote Iva sui generi di lusso, Salvini potrebbe avere la “sua” flat tax senza sfondare di troppo ( appena lo 0,2%) il deficit nominale programmato per il prossimo anno. Ma Conte non vuole che la soluzione venga individuata in tempi rapidi. Per affermarsi a livello europeo ed istituzionale, il presidente del Consiglio vuole far emergere questa soluzione come un’opera della sua mediazione politica ed europea. Solo così rimarrebbe indispensabile alla maggioranza giallo- verde e tornerebbe ad acquisire un ruolo centrale, com’è stato a novembre. E’ per queste ragioni che Salvini attacca Tria. In realtà, lo fa per contrastare l’autonomia del premier. Almeno fino al 6 agosto…

 

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