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I No-Tav avvisano Conte: «Siamo determinati». Psicodramma 5Stelle

Il sì del premier ai cantieri manda in tilt il movimento. A rischiare potrebbe essere il comune di Torino, a maggioranza no- tav. La sindaca Appendino: «legittime amarezza e frustrazione»
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«E’la Caporetto del Movimento 5 Stelle», certifica sconsolato il senatore grillino Mario Giarrusso. Lo psicodramma Tav dei 5 Stelle dura da quasi 24 ore e ieri si è tradotto in un’aula del Senato deserta, nel giorno dell’interrogazione parlamentare del premier Giuseppe Conte.

A palazzo Madama si parlava di rubli e Lega, ma poco male: tale e tanto è il malcontento del Movimento 5 Stelle, dopo che il presidente del Consiglio ha sostanzialmente dato il via libera all’alta velocità Torino- Lione.

La sintesi arriva dallo stesso Giarrusso: «Quando è nato il M5S 12 anni fa, è nato anche sulle battaglie della Tav. Ricordiamo che Grillo si è beccato una condanna penale in un cantiere della Tav. Oggi doveva essere il giorno in cui la Lega doveva dare spiegazioni, invece è diventata la Caporetto del Movimento».

Le ragioni di Conte
Con il via libera alla Tav, infatti, crolla un altro  e forse il più caratterizzante dei pilastri del Movimento ( almeno quello degli albori dei meet- up), sacrificato sull’altare del governo, dei rapporti internazionali e dei vincoli di bilancio. «Ci costerebbe di più non farla», aveva provato a ragionare Conte. Sul Tav «in ogni interlocuzione ho sempre sostenuto la volontà dell’Italia di ridiscutere l’opera», e «aver tenuto il punto» con l’Europa e la Francia «ci ha consentito di ottenere un oggettivo passo avanti dal punto di vista economico. Ciò che non siamo riusciti ad ottenere è la discussione dell’opera», per la «ferma decisione della Francia a proseguirla.

E questo è stato l’elemento decisivo che ha pesato nella mia valutazione» perché una decisione unilaterale dell’Italia «avrebbe costi ingenti per le casse dello Stato e quindi chiare ripercussioni negative». Troppo poco, per i grillini, che ora possono aggrapparsi ad un’unica frase del premier: «L’eventuale decisione unilaterale necessiterebbe, evidentemente, di un passaggio parlamentare».

La giunta di Torino rischia
Se i gruppi parlamentari sono in piena crisi di nervi ( in particolare i pentastellati piemontesi, che porprio sul no alla Tav hanno chiesto voti nella passata campagna elettorale), la prima conseguenza diretta del sì all’opera potrebbe essere il capolinea della Giunta Appendino. La sindaca di Torino è circondata di consiglieri no- Tav ( «tutto il gruppo consiliare è No tav, tutti siamo no tav» ) e la scelta dell’Esecutivo potrebbe far franare il già precario equilibrio in cui versa la sua maggioranza.

Lei non tenta nemmeno di mascherare tutta la sua preoccupazione, ma continua a ripetere la volontà di portare a termine il suo mandato. «Oggi l’amarezza e la frustrazione sono legittime – ha detto Appendino – mi aspetto che in Parlamento il Movimento sia coerente con la posizione che ha sempre tenuto». E ancora ha provato a distanziare i fatti romani da Palazzo Civico: «Prendo atto che il premier non è riuscito a trovare un accordo con la Francia per la ridiscussione integrale dell’opera e quindi da oggi la palla passa al Parlamento», dove «il M5s non ha preso il 51% e quindi sta facendo quello che può e potrà per cercare di bloccare l’opera». Insomma, la colpa non è del Movimento 5 Stelle, perchè per governare bisogna scendere a patti. Se questa lettura basterà a reggere la maggioranza, verrà verificato nei prossimi giorni.

Toninelli resiste
Altra sedia traballante rimane quella del ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli. I leghisti e lo stesso Matteo Salvini non riescono a spiegarsi come lui continui a resistere ( «dovrebbe avere la coerenza di dimettersi», dicono in molti), ma Toninelli non accenna al minimo dubbio, nonostante gli scossoni e le mancate difese anche da parte degli stessi 5 Stelle.

Il sì alla tav impatta anche fuori dai palazzi della politica: il premier Conte «dimostra di non conoscere la determinazione dei No Tav», si legge nei siti di area no- Tav . E il leader della Val di Susa, Alberto Perino alza i toni: «Se vogliono fare dei martiri, ricordino che i martiri possono essere pericolosi». La Digos si sta attrezzando per monitorare il corteo già previsto per sabato e che conclude il tradizionale campeggio estivo No Tav ‘ Alta felicità’ a Venaus.

Intanto, l’Unione Europea chiede di suggellare una volta per tutte la partita: «Aspettiamo la conferma ufficiale, che deve esserci sottoposta per iscritto per poter procedere», ha detto la commissaria Ue ai Trasporti, Violeta Bulc. Una conferma scritta che equivarrà a un altro dito nella piaga grillina, che aggiungerebbe al danno anche la beffa di vedere la firma proprio del suo premier sotto il via libera all’opera tanto odiata.

 

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