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Carlo Federico Grosso la toga dell’avvocato donata alle istituzioni

Morto a 81 anni. L’ultima intervista al “Dubbio”. Difensore in processi che hanno fatto storia, vicepresidente del Csm e indipendente nel Pci
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Un maestro. È il riconoscimento che il mondo del diritto e non solo tributa a Carlo Federico Grosso. Un maestro di dottrina e di vita che nella sua carriera ha saputo coniugare il rispetto delle regole con la grande umanità. Un equilibrio che ha sempre accompagnato il famoso penalista, morto ieri a Torino a 81 anni.

Carlo Federico Grosso soffriva di una fibrosi polmonare che si è improvvisamente aggravata. Figlio di Giuseppe Grosso, presidente della Provincia di Torino e poi sindaco del capoluogo piemontese, si laurea nel 1959 con una tesi in Diritto penale. Sei anni più tardi vince il concorso a cattedra e inizia una lunga carriera accademica che lo porta a insegnare a Urbino, Genova e, dal 1974, nella sua Torino, dove rimane professore ordinario fino al 2007. Nel 2009 la Facoltà lo nomina professore emerito.

Nel 1994 diventa membro del Consiglio superiore della magistratura, di cui è vicepresidente dal 1996 fino al 1998. Dal 1998 al 2001 presiede la commissione ministeriale per la riforma del codice penale. Negli anni 1998- 2001 è presidente di una commissione ministeriale per la riforma del codice penale nominata dall’allora ministro della Giustizia Giovanni Maria Flick.

Dopo un’ampia discussione pubblica con studiosi di diritto penale, avvocati e magistrati, nel 2001 consegna al ministero il testo degli articoli della parte generale del codice. Nel 1998, su nomina dell’allora ministro per i Beni culturali con delega allo Sport Walter Veltroni, Grosso presiede anche una commissione amministrativa d’indagine in materia di doping.

Come avvocato ha rappresentato la parte civile nei processi per la strage di Bologna e per quella del Rapido 904, ed è stato il primo difensore di Annamaria Franzoni nel processo per il delitto di Cogne. Ha tutelato la posizione di oltre 32mila portatori di bond come parte civile nei processi per il crack Parmalat davanti ai Tribunali di Parma e Milano e, sempre come parte civile, ha patrocinato il Comune di Milano nel processo per i derivati. È stato difensore dell’Eni e di suoi dirigenti in numerosi processi penali. Ha inoltre difeso Renato Soru davanti al Tribunale di Cagliari, Silvio Scaglia davanti al Tribunale di Roma, Calogero Mannino davanti alle sezioni unite della Cassazione e al Tribunale di Palermo nel processo sulla trattativa Stato- mafia.

È stato impegnato anche in politica. Prima consigliere comunale come indipendente nelle liste del Pci dal 1980 al 1990, periodo in cui ha ricoperto anche la carica di vicesindaco di Torino. Dal 1990 vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte.

«Il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Torino esprime il proprio sincero e profondo cordoglio per la scomparsa di un maestro che tanto ha insegnato ai nostri colleghi». A dichiararlo è Simona Grabbi, presidente dell’Ordine forense del capoluogo piemontese. «Tutti noi lo ricordiamo con grande stima, è stato un grande avvocato, un esempio per chi si affaccia a questa professione».

L’Anm, con una nota della propria Giunta, esprime «profondo cordoglio per la scomparsa del professor Carlo Federico Grosso, apprezzato studioso e avvocato che seppe dimostrare, anche da vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, alto senso istituzionale, attenzione alle ragioni della giurisdizione e alle istanze della società civile».

Secondo l’ex presidente del Piemonte Sergio Chiamparino, Carlo Federico Grosso ha rappresentato «una figura particolarmente preziosa nell’epoca che viviamo: ci mancherà. Ricordo con commozione – aggiunge – il grande penalista, le sue straordinarie competenze giuridiche, il senso delle istituzioni che ha avuto modo di dimostrare anche nella pratica come vicepresidente del Csm, come vicesindaco di Torino e come vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte». A questo giornale, il grande giurista ha concesso, lo scorso 2 luglio, la sua ultima intervista: «L’avvocato», ci disse, «sia sempre all’altezza del proprio ruolo costituzionale». Ruolo di cui Grosso è stato tra i più alti interpreti.

 

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