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Il si di Conte alla Tav fa tremare la giunta Appendino

Da tempo i grillini piemontesi sono sul piede di guerra. Francesca Frediani ( M5S piemonte): «Per noi che ci opponiamo da sempre al cantiere non è cambiato nulla»
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Ultima partenza: 26 luglio. Entro due giorni il governo Conte dovrà comunicare alla Commissione europea se intende proseguire la costruzione della Torino- Lione o rischiare di perdere i finanziamenti. Ma dovrà comunicarlo anche alla sindaca torinese, Chiara Appendino, la cui maggioranza si regge sul sostegno decisivo dei consiglieri NoTav. Il conto alla rovescia mette in agitazione l’intero mondo grillino, convinto che il presidente del Consiglio potrebbe aver cambiato idea sull’opera per ragioni di realpolitik.

Il silenzio dell’Appendino, no tav sul piede di guerra
La decisione «è in mano al governo», dice Appendino, che ha evitato di affrontare l’argomento alta velocità in assemblea di maggioranza, «perché non sono state ancora sciolte le riserve da parte del premier Conte». Meglio parlare di «periferie, trasporti, innovazione», nell’ambito del mandato elettorale, e rinviare il confronto sulla Tav, su cui il Comune non ha grandi margini di manovra, almeno di qualche ora.

I movimentisti intransigenti piemontesi sono già sul piede di guerra. Solo pochi giorni fa, dopo lo sfogo della sindaca contro i suoi per aver fatto scappare a Milano il Salone dell’auto, Appendino ha assistito all’abbandono di un’altra consigliera pentastellata, Marina Pollicino, passata al Misto, in polemica col nuovo corso. La maggioranza, adesso, può dunque contare su 23 voti, contro i 18 dell’opposizione. Solo cinque voti di scarto, tra cui si “annidano” fedelissimi di Guido Montanari, l’ex vice sindaco rimosso pochi giorni fa, e militanti No Tav duri e puri indisponibili a seguire la prima cittadina su qualsiasi strada.

«Per noi che da sempre ci opponiamo al Tav non è cambiato nulla», dice Francesca Frediani, presidente del gruppo regionale del M5S, valsusina, da sempre in prima linea contro l’alta velocità Torino- Lione. «Salvini può dire quello che vuole, ha alzato un po’ il tiro, magari per evitare di parlare d’altro, ma non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione ufficiale», mette in chiaro Frediani. «Fino all’ultimo continuerò a pensare che fermeremo quest’opera, lo stesso Di Maio ha sempre confermato la sua posizione e credo non sia cambiato nulla, almeno lo spero», aggiunge.

Avviso a Di Maio
Più che una speranza, quella di Francesca Frediani sembra un monito al capo politico M5S, arrivato a Torino dieci giorni fa per comunicare agli attivisti la nuova linea: «Il Movimento resta No Tav ma tornare indietro adesso richiede il triplo delle energie». Parole che non sono andate affatto giù all’ala radicale del partito, che sulle battaglie in valle ha costruito consenso e radicamento.

Cambiare posizione adesso significherebbe non solo assumersi la responsabilità di un “tradimento” mentre a Chiomonte si riaccendono le tensioni tra polizia e manifestanti, equivarrebbe anche a una sconfessione definitiva di Beppe Grillo. Ma il fondatore per ora tace, non risponde nemmeno ai parlamentari che gli chiedono di pronunciarsi.

«Sulla Tav ho scritto a Grillo. Gli ho mandato un messaggio, gli ho detto “Beppe, si avvicina l’ora X, dimmi tu cosa fare”», dice il senatore torinese Alberto Airola. «La risposta? Non c’è stata, era il suo compleanno, evidentemente non gli andava molto di occuparsi di queste cose», racconta con un tono polemico.

E mentre nei Palazzi romani qualcuno comincia a scalpitare, Chiara Appendino attende di sapere cosa farà Giuseppe Conte per conoscere il proprio destino politico. La sindaca ha già annunciato che non si ricandiderà, ma un’eventuale crisi di maggioranza sotto la Mole ricadrebbe sulle spalle del capo politico, già in difficoltà dopo la debacle delle Europee. L’unica soluzione per evitarla sarebbe l rimandare ulteriormente la decisione, magari fornendo alla Commissione una risposta abbastanza vaga in modo da non perdere i finanziamenti, da un lato, e la “purezza” NoTav, dall’altro. Sarebbe l’ennesimo capolavoro di equilibrismo politico del Movimento del cambiamento.

 

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