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Autonomie, Fico stoppa la riforma leghista: «Spetta al Parlamento»

Il presidente dellaCcamera gela il Carroccio. «E' impensabile che l’assemblea sulla cessione di potestà legislativa non abbia un ruolo centrale. Sarò inflessibile, serve un percorso serio ed emendabile»
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Autonomie e Moscopoli
Dal “caso rubli” alle Autonomie, passando per il decreto sicurezza bis e la blindatura del premier Conte. La cerimonia del Ventaglio alla Camera, si trasforma nell’occasione per Roberto Fico di lanciare una serie di stoccate a Matteo Salvini e alla Lega. Il leader grillino ortodosso risponde alle domande della stampa parlamentare senza sottrarsi ai nodi più spinosi. È giusto che il ministro dell’Interno risponda in Aula sui presunti finanziamenti russi?

«Quando il Parlamento, o l’opposizione, o un gruppo di maggioranza chiama è sempre un qualcosa di positivo, di giusto, di buono.

Secondo me, quella è la strada più giusta», dice Fico, annunciando di aver inoltrato al ministro per i Rapporti col Parlamento, Riccardo Fraccaro, la richiesta di chiarimenti depositata dal Pd.

L’altolà di Fico
Ma è su un altro tema sensibile della propaganda leghista che Fico mette dei paletti che potrebbero agitare i sonni di Salvini: il decreto sulle Autonomie regionali differenziate. «È impensabile che il Parlamento sulla cessione di potestà legislativa non abbia un ruolo centrale. Su questo sarò inflessibile: il Parlamento è il luogo centrale di discussione», annuncia il presidente della Camera, prima di aggiungere: «Il percorso dovrà essere serio, costruttivo ed emendabile». Praticamente la materializzazione di un incubo per il Carroccio, che sulle Autonomie vorrebbe chiudere la partita il più possibile.

Fico poi rivendica di non aver partecipato al voto sulla prima versione del Decreto sicurezza. E sul decreto bis in arrivo non dice ancora come si comporterà: «Ve lo dirò quando ci sarà il voto.

Sapete come la penso, non parlo del decreto in corso, ma nel primo decreto Sicurezza c’erano molte parti che non condividevo».

Infine, Fico fa quadrato attorno a Giuseppe Conte, nel mirino dell’alleato di governo: «È l’unico presidente del consiglio possibile per questa maggioranza. Non c’è altro governo se non con il presidente Conte».

 

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