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L’Europarlamento parla ancora italiano. Sassoli presidente

Dopo Tajani tocca al giornalista del Pd. Prima scout, poi redattore con Sandro Curzi e nell’ammiraglia del tg1. Infine la sua vera passione: la politica
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L’europarlamento parla ancora italiano. La prima votazione va a vuoto per sette voti, quanti ne mancano a David Sassoli per essere eletto presidente dell’Europarlamento. Questione di un paio d’ore. Al secondo scrutinio, con 345 voti, l’elezione è cosa fatta.

E’ una posizione importante per l’Italia, lo è ancora di più per il Pd, che comprensibilmente canta vittoria. Nello sfacelo del Pse, vittima sacrificale della tornata di nomine, il partito italiano si salva grazie all’elezione dell’ex giornalista fiorentino.

Il discorso dell’incoronazione è abile: ‘ Se siamo europei è anche perché siamo innamorati dei nostri Paesi. Ma il nazionalismo che produce ideologia e idolatria produce virus che producono conflitti distruttivi’. Antisovranista, non anti- italiano e deve essere ben chiaro.

La vera passione: la politica

David Sassoli è un caso a modo suo unico. Di giornalisti prestati alla politica da Strasburgo ne sono passati parecchi, da Lilli Gruber a Michele Santoro. Lui però è l’unico che abbia deciso di non restare ‘ in prestito’ ma di fare della politica la sua sola e vera professione. ‘ Dedicherò tutta la vita all’impegno politico’, annunciò dopo la prima elezione a Strasburgo, nel 2009. Cose che si dicono ma in questo caso alle parole hanno poi corrisposto i fatti.

La prima elezione era stata trionfale: 412.500 preferenze, una valanga tale da garantire al novellino la nomina a capogruppo del Pd all’Europarlamento. Quell’elezione trionfale fu la conferma che Dario Franceschini, allora reggente dopo le dimissioni del primo segretario del Pd, Walter Veltroni, ci aveva visto giusto offrendogli la candidatura come capolista nel Centro.

Scommessa facile del resto: Sassoli era uno dei volti più noti del piccolo schermo e si sa che neppure un migliaio di comizi valgono la notorietà televisiva nella politica moderna.

Una lunga gavetta

David era allora vicedirettore del Tg1, ma sui teleschermi campeggiava, balzando da una rete all’altra, da ormai 17 anni. Si era fatto le ossa nel mitico Tg3 di Sandro Curzi, per gli amici Kojack, dove era entrato come redattore nel 1992, dopo sette anni in redazione al Giorno.

Bella presenza, occhi ceruleo, con una innata e spontanea simpatia capace di bucare subito lo schermo divideva la fatica del Tg con quelle dei programmi di Michele Santoro, allora sovrano incontrastato della piazza telematica: Il rosso e il nero, poi Tempo reale.

Ma la notorietà vera, quella travolgente, arriva con Cronaca in diretta, il contenitore pomeridiano di raidue che lo porta in ogni casa e rompe i confini, già peraltro ampi della terza rete quella ‘ d’opposizione’.

Chi prese malissimo la candidatura, all’epoca fu il potentissimo Goffredo Bettini, il regista del ‘ modello Roma’ veltroniano che si aspettava la candidatura come capolista nel Centro e per ripicca scelse di non candidarsi. Veltroni restò prudentemente in silenzio.

Come Bettini anche il giornalista amato dalle folle dei telespettatori faceva riferimento a lui. Sassoli, nato a Firenze, classe 1956, è in realtà un pargolo della sinistra DC. Il padre era amico del leggendario Giorgio La Pira e parrocchiano di don Milani. Lui stesso è cresciuto negli scout, la vera scuola politica dell’impegno cattolico, e poi nella Lega Democratica di Ardigò.

Non a caso la tessera ha deciso per la prima volta di prenderla solo dopo la nascita del Pd, esperimento di fusione tra gli eredi del Pci e quelli della sinistra democristiana. L’incontro con Veltroni, padre del Pd e da sempre il leader della sinistra più attento alla comunicazione e alla cura dei rapporti anche eprsonali con gli operatori del settore, era inevitabile.

Inciampi

Non c’è ascesa senza inciampi. Nella doppia carriera di David Sassoli ce ne sono stati due, ma è caduto in piedi in entrambe le occasioni. Come giornalista, dopo il successo di Cronache in diretta, gli fu affidata nel 1997 la ‘ portaerei’ dei talk show Rai, un programma monstre che si chiamava 1998 e aveva l’ambizione di campeggiare per tutto quell’anno. Andò malissimo e fu chiuso dopo tre puntate prima ancora che il 1998 cominciasse davvero. David non si perse d’animo, tornò al Tg e un anno dopo gli fu affidata la conduzione del rotocalco quotidiano del Tg1, Prima.

Più cocente lo smacco politico. Nel 2012 Sassoli tentò il colpo grosso concorrendo alle primarie del Pd per la candidatura a sindaco di Roma, contro il futuro premier Paolo Gentiloni e contro l’outsider Ignazio Marino. A sorpresa fu sconfitto proprio dal medico sino a quel momento anonimo, il futuro sindaco Marino.

Seconda vita politica

Ripiegò su Strasburgo con una seconda candidatura all’Europarlamento, nel 2014, e stavolta, grazie alla scelta di Renzi, entrando nel gruppone del Pse. Non bissò il trionfo di cinque anni prima. In compenso conquistò la vicepresidenza dell’assemblea. I

l 26 maggio David Sassoli è stato eletto per la terza volta europarlamentare. Da ieri ha sulle spalle una responsabilità triplice: quella di guidare il Parlamento europeo, ma anche quella di tenere alte le bandiere, altrimenti tutte nella polvere, del Pd in Italia e del Pse alle corde in Europa.

 

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