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Cari maschi giusto che il sesso forte si metta una giacca

Sarebbe assurdo costringere ragazze e signore a un look con braccia e piedi coperti in pieno solleone.per fortuna sono lontani i tempi in cui il dress code veniva dettato da leader e segretari di partito
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Cari maschi. Alla Camera dei deputati come in spiaggia? Non sia mai! L’onorevole di Fratelli d’Italia, Federico Mollicone si indigna e compila un post che fa appello al comune senso del pudore. Non tanto per rispetto verso l’Istituzione, quanto per par condicio nei confronti degli onorevoli uomini costretti alla tortura della giacca in tempi di canicola. Ma, si badi bene, non al nodo scorsoio della cravatta, obbligatoria solo in Senato. Insomma, parrebbe pura invidia nei confronti delle signore. E che sarà mai qualche centimetro di pelle al vento per piedi smaltati, braccia nude, décolleté e ginocchia in mostra. Va detto, per la verità, che anche l’ex presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, rivolse un appello accorato alle colleghe per bandire sandali e infrandito. E pure la ex presidente Boldrini fu aspramente criticata per essersi presentata con un paio di zatteroni a una udienza papale.

Questione di opportunità, certo. Le deputate però non ci stanno e rivendicano il diritto di vestirsi a proprio piacimento. E che sarà mai qualche centimetro di pelle esposto? Per fortuna sono lontani i tempi in cui il dress code veniva dettato da leader e segretari di partito. Come dimenticare il regolamento imposto da Berlusconi alle ‘ sue’ onorevoli, che diventò un pezzo di storia del costume perché fu adottato anche per le famose ‘ cene eleganti’? Tubino nero, tacco 12, sempre truccate. Ma quel salire e scendere per le scale dell’emiciclo si trasformò presto quasi in una passerella del varietà. E allora signorine e signorine passarono ai pantaloni, anche se al tacco non rinunciarono mai. Memorabili le calzature di Daniela Santanché che spesso e volentieri si incastravano nei sampietrini di piazza Montecitorio, costringendola a piroette scomposte. Solo Giorgia Meloni, allora figura emergente di An, e, ora, guarda caso, capo riconosciuto di Fratelli d’Italia, quindi anche dell’onorevole Mollicone, rifiutò la divisa berlusconiana. «Mi avete visto osservò caustica – con la mia altezza, si fa per dire, farei ridere con tacchi vertiginosi e minigonna!». Ma adesso, per la verità, spesso sfoggia dei veri trampoli.

Quindi, abbia pazienza, onorevole Mollicone, sopporti i sandali e quel po’ di pelle esposta, purché non si ecceda. Non siamo più ai tempi di Cicciolina, che, appena eletta nelle file dei radicali, non disdegnava qualche esibizione delle sue grazie per deliziare i colleghi. I costumi si sono evoluti e il Parlamento è un po’ lo specchio della società italiana. E l’abbigliamento viene usato anche per lanciare messaggi politici. Vedi i cappelli rosa ‘ pussycat’ inalberati dalle donne americane per manifestare contro il sessismo di Trump. O, per tornare a casa nostra, i jeans bipartisan, sfoggiati da donne deputate di tutti gli schieramenti per protestare contro quelle sentenze che negavano la violenza sessuale se la vittima indossava i jeans. Le onorevoli forziste ostentarono camicie e sciarpe bianche per ribadire la non procedibilità contro il Cavaliere. E le colleghe di sinistra, la scorsa estate, sfoggiarono magliette rosse in segno di solidarietà con i migranti bloccati in mare dagli altolà di Salvini. Ma in estate non ci sono messaggi politici. Solo un gran caldo. Perciò, onorevole Mollicone, un po’ di tolleranza. Sarebbe assurdo costringere ragazze e signore a un look con braccia e piedi coperti in pieno solleone. E pazienza se i deputati uomini devono sempre indossare giacca e camicia. Insomma, sono o non sono il sesso forte?

 

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