Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

I migranti sbarcano a Lampedusa ma la capitana Carola finisce ai domiciliari

I migranti della Sea Watch sbarcano a Lampedusa ma scatta l'arresto per Carola Rackete la capitana della nave che questa notte è entrata in porto forzando il divieto di ingresso
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

I migranti della Sea Watch sbarcano a Lampedusa ma scatto gli arresti domiciliari per Carola Rackete la capitana della nave che questa notte è entrata in porto forzando il divieto di ingresso, invocando lo stato di necessità per i 40 migranti a bordo.Subito dopo l’ingresso in porto gli uomini della Guardia di Finanza sono saliti a bordo e hanno arrestato la comandante con l’accusa di resistenza o violenza contro nave da guerra, un reato che prevede una pena da tre a dieci anni.

«Comandante fuorilegge arrestata. Nave pirata sequestrata. Maxi multa alla ONG straniera. Immigrati tutti distribuiti in altri Paesi europei. Missione compiuta», scrive soddisfatto su Facebook il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. «P.s. Vergogna per il silenzio del governo olandese. Tristezza per i parlamentari italiani a bordo di una nave che non ha rispettato le leggi italiane, attaccando addirittura una motovedetta delle nostre Forze dell’ordine. Giustizia è fatta», prosegue il leader della Lega, prima di offrire solidarietà solidarietà «alle donne e agli uomini delle Forze dell’Ordine e della Guardia di Finanza in particolare», per aver «rischiato la vita per la scelta criminale della SeaWatch».

Secondo il racconto di alcune fiamme gialle, infatti, la nave dell’Ong ha rischiato di travolgere una motovedetta impegnata nel tentativo di impedire l’attracco. «La motovedetta è rimasta schiacciata sulla banchina. Se ci fosse stato maestrale come questa mattina sarebbe stata una tragedia. Non sappiamo come sarebbe finita. I ragazzi hanno rischiato di morire», rivelano fonti della Gdf.

Diversa la ricostruzione di Giusi Nicolini, ex sindaca di Lampedusa, presente durante le manovre di sbarco. «Io rispetto la Guardia di Finanza e rispetto il lavoro di tanti uomini delle Fiamme gialle, però devo dire che da parte della Guardia di Finanza c’è stata, secondo me, una provocazione nei confronti della Sea watch. Hanno obbedito agli ordini, certamente. Io ero lì, sul molo. La nave non ha speronato la motovedetta della Finanza, però mi chiedo che senso ha mettersi di traverso davanti a una nave così grossa», dice l’ex prima cittadina dell’isola. «Nessuno speronamento, ho la sensazione che la Guardia di Finanza abbia provocato l’incidente. Se ti metti lì contro un mostro gigante che non ha l’agilità il risultato è questo. Noi eravamo allibiti, eravamo convinti che la motovedetta stesse scortando la nave poi, invece, si è messa di traverso e si trovata dentro un imbuto».

Ma la Sea Watch, attesa sul molo da attivisti ed europarlamentari come il medico di Lampedusa Pietro Bartolo, eletto a Strasburgo nelle file del Pd, non ha alcuna intenzione di recitare la parte del “cattivo” in questa vicenda e con Giorgia Linardi, portavoce di Sae Watch Italia, precisa: «La comandante Carola non aveva altra scelta da 36 ore aveva dichiarato lo stato di necessità che le autorità italiane avevano ignorato».

Non sembrano ragioni plausibili per chi ha atteso l’uscita dallo scafo della capitana per ricoprirla di insulti sessisti e razzisti. «Ciao crucca», «spero che ti violentino ‘sti negri, a quattro a quattro te lo devono infilare, ti piace il c…», «vogliamo le manette», urlano alcune persone dalla banchina del porto, come documentato da un video postato dal senatore Pd, Davide Faraone. Immagini che imbarazzano la Lega di Lampedusa che prontamente si dissocia da quei cori. «Il circolo ”Lega Lampedusa” vuole precisare che non ha niente a che fare con quelle frasi razziste e che condanniamo qualsiasi forma di razzismo. Noi non siamo contro gli immigrati, perché purtroppo sono persone sfortunate, qualsiasi persona civile accoglierebbe una persona in difficoltà», scrivono sulla pagina Facebook della Lega di Lampedusa. «Noi, oltre a qualsiasi forma di razzismo, condanniamo queste Ong, che a parer nostro, sono associazioni criminali che trafficano carne umana, guadagnando fior di quattrini grazie alle donazioni dei loro sostenitori e da chissà quali altre attività», prosegue il post. «Ribadiamo che prendiamo le distanze da questi soggetti e da queste frasi orribili, purtroppo non possiamo sapere e prevedere quello che diranno o faranno gli altri».

Ora per la comandante Carola scattano gli arresti domiciliari dunque. Ma Matteo Orfini, deputato Pd a bordo della nave dell’Ong, sottolinea come la capitana della Sea Watch sia «stata arrestata durante la notte, in favore di telecamere, tra la folla e le sirene accese. Le si contesta la manovra con cui ha forzato il blocco. Attendiamo il processo come è giusto che sia», dice l’esponente dem. Orfini è convinto che il governo abbia «scelto di far crescere la tensione, ha scelto di giocare una partita squallida sulla pelle di 42 esseri umani. C’era l’accordo per la redistribuzione dei migranti eppure non sono stati fatti sbarcare “in 5 minuti” come aveva promesso Matteo Salvini. Sarebbero ancora sulla nave se la Sea Watch non avesse forzato», prosegue. «Abbiamo a che fare con gente così, persone che non si fanno scrupoli a giocare con la vita delle persone, a creare pericolo e insicurezza per poi specularci sopra. Per questo  abbiamo scelto di salire su quella barca. Per questo abbiamo detto che non saremmo scesi finché l’ultimo migrante non fosse sbarcato. La battaglia su questi temi sarà sempre difficile e dura. Ma non possiamo rinunciare a farla, tutti insieme».

Ultime News

Articoli Correlati