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Dall’immigrazione al rigore sui conti. È guerra totale tra Salvini e Rutte

Non solo migranti, nuove tensioni sul rispetto delle regole tra Salvini e il premier olandese Rutte, che attacca: «La Commissione deve intervenire per obbligare l'Italia ad agire sul bilancio»
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L’Olanda sembra destinata a occupare il posto che fu di Francia e Germania nella lista dei “nemici” stilata da Matteo Salvini. Almeno a giudicare dai continui botta e risposta registrati nelle ultime 48 ore tra il governo dell’Aja e il ministro dell’Interno italiano in tema di migranti e di procedure d’infrazione. E così, il «non finisce qui», pronunciato dal segretario della Lega davanti al disinteresse olandese nei confronti dei naufraghi della Sea Watch, è stato rispettato. A costo di spostare lo scontro su terreni di natura diversa, come quello economico.

Ad aprire le danze è il primo ministro olandese, Mark Rutte, che, intervistato a Osaka da Bloomberg Tv dice di non aver «visto nulla che suggerisca che l’Italia può sottrarsi alla procedura per deficit eccessivo». Per Rutte, senza risposte esaurienti da parte del governo italiano, la strada della procedura sarebbe inevitabile: «La Commissione deve intervenire per obbligare l’Italia ad agire sul bilancio», è la dichiarazione ostile che manda su tutte le furie il ministro Salvini. Rutte ricorda di aver dovuto recentemente «spiegare agli olandesi che dovevamo fare» una serie di sacrifici. «Abbiamo messo in atto 50 miliardi di interventi su un Pil da 150 miliardi. Ma quando si è in una crisi è bene attuare le riforme, ora abbiamo la crescita e una bassa disoccupazione giovanile», insiste il primo ministro olandese, puntando il dito contro le mancanze del nostro Paese. Questi sacrifici «l’Italia semplicemente non li sta facendo, ha una crescita ancora troppo debole e un deficit troppo alto», insiste Mark Rutte, invocando il rispetto del rigore e dell’austerità.

«Il premier olandese è l’ultimo che può parlare», è la replica del vicepremier leghista, che solo poche ore prima aveva definito «disgustoso» il comportamento dell’Aja sulla Sea Watch: «Se ne strafregano di una nave che batte bandiera olandese», aveva detto senza giri di parole.

Il capo del Carroccio risponde a muso duro a Rutte mentre a Osake, nel corso del G20, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, prova mediare con tutti i leader europei, compreso quello olandese, per scongiurare il commissariamento di Bruxelles e redistribuire i migranti a bordo della Sea Watch. «Ho manifestato l’invito da parte dell’Italia di avviare iniziative», dice Conte, dopo il confronto con Rutte. «Lui non si sente responsabile sui comportamenti singoli. Stiamo completando le operazioni sulla redistribuzione». Tre o quattro Paesi sono disponibili», assicura il premier. Che ha avuto brevi colloqui anche con Angela Merkel e Jean Claude Junker. La trattativa è serrata e i margini di manovra sempre più stretti. «Noi rispettiamo le regole ma puntiamo a cambiarle. Serve bilanciare la stabilità e la crescita», aggiunge Conte. «A breve sapremo se questa procedura viene completata o no. Se ci sarà un risultato buono, dovranno prenderne atto tutti, se fosse un risultato negativo, dovremmo misurarci con questo». Il tempo a disposizione però è poco. L’assestamento di bilancio dovrebbe essere approvato nel corso del prossimo consiglio dei ministri, convocato per il primo luglio. Il documento dovrà contenere le rassicurazioni richieste da Bruxelles per scongiurare la procedura. Poi toccherà alla Commissione, il giorno successivo, esprimersi sugli sforzi italiani, in attesa dell’ultima tappa decisiva, il 9 luglio, quando a pronunciare la “sentenza” definitiva sarà l’Ecofin.

Il presidente del Consiglio, affiancato a Osaka dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, mostra cauto ottimismo: quello che fino a «ieri era scontato», la procedura, adesso non lo è più, rivendica Conte.

Molto più cauto invece Matteo Salvini, che da Genova evita di cantare vittoria prima di avere il risultato in tasca. «Non commento i “pare”, i “si dic”, i “si narra”», dice il ministro dellnterno. Ma «sarebbe un grande risultato se la procedura fosse evitata». In caso contrario, ci sarebbe un nemico in più a cui addossare le colpe: l’Olanda di Maerk Rutte.

 

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