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La mossa di Conte e Tria: rinviare la procedura d’infrazione

Pressing al G20 di Osaka. Serve un miliardo e mezzo per ottenere la sospensione. Commissione, Bce e Moscovici propensi a non mettere in crisi l’Italia
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La mossa di Conte. La partita si gioca in queste ore a Osaka e l’Italia ha buone probabilità, ma non ancora la certezza.

Uscire momentaneamente salva dalla prima partita che ha per posta in gioco il commissariamento del Paese per sei anni. A partire dalla prossima legge di bilancio.

La Commissione europea il 2 luglio dovrà decidere se chiedere ufficialmente l’avvio della procedura o congelarla.

Due posizioni opposte

Si confrontano due disposizioni opposte: quella rigida del vicepresidente Dombrovskis, più propensa a chiedere subito la procedura.

Quella morbida, del commissario Moscovici, più disponibile al rinvio.

Va da sé che un peso determinante lo eserciteranno la Bce, che preme per il rinvio soprattutto per timore che una crisi estiva con l’Italia squassi l’euro.

Ma anche perché il presidente Draghi avrebbe fatto capire di non volersi trovare alla testa di una crociata dell’Unione contro l’Italia, e i governi dei principali Paesi: non certo a caso Conte ha scelto di recarsi di persona in Giappone con Tria.

Esito incerto

Impossibile anticipare con certezza l’esito del confronto, che proseguirà il 30 giugno a Bruxelles.

Arriverà alle conclusioni prima con la riunione del cdm del primo luglio, che varerà la legge di assestamento del bilancio.

Poi, il giorno seguente, con la riunione della Commissione a Strasburgo.

Lì verrà deciso se chiedere o no l’avvio della procedura al Consiglio.

In compenso sembra ormai chiaro che, se il dialogo si rivelerà produttivo, a congelare l’iter della procedura non sarà il Consiglio nella riunione del 9 luglio, come si pensava sino a pochi giorni fa, magari camuffando la decisine dietro il manto di un rinvio tecnico, ma la Commissione stessa, sospendendo la richiesta.

Consiglio o Commissione

La differenza tra le due opzioni è notevole.

Se a rinviare il verdetto finale fosse il Consiglio, la decisione arriverebbe comunque ai primi di settembre prima della presentazione della legge di bilancio.

Se invece sarà la commissione a lasciare in sospeso la richiesta di procedura, il consiglio del 9 luglio neppure affronterà il tema.

L’intera partita si giocherà sulla legge di bilancio, alla fine dell’anno.

Le richieste della Commissione

Per concedere la sospensione la Commissione chiede che l’Italia trovi entro lunedì sera qualche fondo in più, circa un miliardo e mezzo.

Una formula che suoni come indirizzo per la prossima manovra.

Se Conte e Tria ce la faranno, tutti tireranno un sospiro di sollievo.

Lega e 5  Stelle

La Lega, che mira da sempre ad accorpare il confronto sui conti e la Flat Tax, sia per essere certa che la sua misura- bandiera non finisca sacrificata all’ultimo momento sia per impugnarla in campagna elettorale se tutto dovesse precipitare.

Il M5S, che è terrorizzato dallo spettro di una crisi che porti al voto anticipato in settembre o in novembre.

Conquisterebbe col rinvio almeno qualche mese di ossigeno in più.

Le istituzioni italiane, che temono il terremoto estivo sui mercati, a fronte di una procedura innescata.

L’Europa, che dovrebbe altrimenti innescare il conflitto con un Paese fondatore nel momento peggiore e oltre tutto con molte difficoltà nel giustificare una scelta così draconiana di fronte a uno scostamento nel deficit di fatto già recuperato grazie alle risorse dragate in queste settimane da Tria.

Solo che il rimedio potrebbe essere persino peggiore del male.

Rischio alto

Tutti i problemi del governo italiano precipiterebbero infatti a imbuto in un’unica mano di poker ad altissimo rischio.

Il braccio di ferro tra governo italiano e Unione europea, che in realtà prosegue a colpi di rinvio dello showdown sin dall’autunno 2018.

Le tensioni interne alla maggioranza, destinate a emergere tutte con una legge di bilancio scritta sotto la spada di Damocle della procedura e con i 5S decisi a farne ricadere l’intera responsabilità su Salvini in quanto ‘ vincitore delle elezioni europee’.

La tempesta in agguato nei mercati, perché difficilmente il prevedibile scontro con Bruxelles e le altrettanto probabili divisioni nella maggioranza resterebbero senza conseguenze, sia in termini di spread che di outlook delle agenzie di rating.

Il corto circuito istituzionale, perché la via d’uscita offerta dalle elezioni anticipate sarebbe a quel punto preclusa e se la situazione diventasse ingovernabile lo spettro dell’esercizio provvisorio diventerebbe concretissimo.

Sia a Bruxelles che a Roma tutti naturalmente scommettono sulla possibilità di trovare, con qualche mese di tempo a disposizione, una via d’uscita pacifica e non è certo escluso che la si trovi davvero.

Però, se non sarà così, Piedigrotta sembrerà al confronto un sonnolento paese dove i botti sono ancora sconosciuti.

 

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