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La Garante: «Ancora troppa violenza sui minori: il sistema non ha funzionato»

La relazione di Filomena Albano al Parlameno. Il monito di Fico: «sette minori stranieri su 10 sono nati in Italia, va garantita la piena integrazione»
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Una parola d’ordine: responsabilità. E un invito alle istituzioni: non lasciamo i bambini da soli. Sono solo alcuni corollari delle richieste del Garante per l’Infanzia e l’adolescenza Filomena Albano, che ieri ha presentato a Montecitorio la propria relazione annuale, alla presenza, tra gli altri, del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del Presidente della Camera Roberto Fico, che ha introdotto i lavori. Una relazione che contiene resoconti, proposte e cantieri aperti ma che rappresenta, soprattutto, una panoramica del sistema infanzia. Che non ha funzionato, ha denunciato Albano. Prova ne sono i casi di violenza sui minori, spesso ad opera di chi avrebbe dovuto tutelarli, il proliferare di baby gang, la discriminazione dei minori stranieri e servizi disomogenei tra regione e regione.

Le richieste alle istituzioni sono varie e puntano ad un sistema di tutela per prevenire le violenze sui minori, nonché più servizi e formazione. Richieste reiterate nel tempo, a volte ignorate, e che, dall’altra parte, si traducono in azioni attive da parte dell’autorità, anche attraverso le convenzioni stipulate con altri enti – tra i quali il Cnf, presente ieri nella persona del presidente Andrea Mascherin – per promuovere la tutela delle persone di minore età.

I numeri

In Italia ci sono nove milioni e 800mila minorenni, dei quali uno su otto vive in condizioni di povertà assoluta. «La Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza – ha affermato Albano – ha trasformato bambini e ragazzi da oggetto di protezione a soggetti titolari di diritti». Ma ciò non può tradursi in una rinuncia, da parte dei genitori, al ruolo di guida nei confronti dei più piccoli.

Quella di Albano non è stata un’analisi asettica, ma un approfondimento sociologico, partendo proprio dal punto di vista dei bambini, ai quali il Garante ha chiesto di riscrivere alcuni diritti della Convenzione Onu, che quest’anno compie 30 anni. Ed è da una loro frase – il voler salire sulle spalle degli adulti per osservare il mondo da quel punto di vista – che Albano è partita.

Bambini e carcere

La Garante ha richiamato le istituzioni ad assumersi le proprie responsabilità sul tema dei bambini che hanno una madre o un padre detenuti, per i quali è stata pensata la “Carta dei diritti dei figli dei genitori detenuti”. La sua applicazione ha prodotto un aumento del numero delle visite dei figli ai genitori reclusi, passate dalle 38.701 del 2016 alle 47.846 del 2018. L’obiettivo, ora, è «portare fuori dalle carceri i bambini: i 55 figli di detenute che ancora ad aprile vivevano dietro le sbarre insieme alle madri sono sempre troppi – si legge nella relazione – Sono invece pochi i cinque istituti a custodia attenuata e le due case famiglia protette». La carta prevede il libero accesso alle aree all’aperto, ai nidi, alle scuole, nonché l’esercizio da parte dei genitori detenuti del proprio ruolo di cura e accudimento dei figli, con programmi di sostegno alla genitorialità, su cui occorre investire, per evitare eventi drammatici.

Gli orfani di crimini violenti

Ci sono poi i bambini orfani di crimini domestici, ai quali è dedicata la legge 4/2018, ferma al palo, a distanza di un anno e mezzo, perché «mancano il regolamento e il decreto ministeriale, presupposto per rendere effettive molte delle misure previste dalla legge, nonostante le plurime raccomandazioni dell’autorità di garanzia». Uno stop che rende inattivo il fondo di solidarietà per gli orfani. Ma le forme di violenza sono diverse. E nel 2019 sono ancora troppi i bambini che muoiono per mano di chi ha il compito di proteggerli. «Questo impone una presa di coscienza collettiva sul fatto che il sistema dell’infanzia non ha funzionato e non sta funzionando», ha aggiunto Albano, secondo cui è necessario investire nel sostegno alla genitorialità fragile, con misure come l’home visiting e una banca data analisi sulla violenza ai danni dell’infanzia, che ancora l’Italia non ha, nonostante le raccomandazioni dell’Onu. Bisogna prevenire, perché il contrasto, ha avvisato la Garante, arriva già tardi. E bisogna recuperare un’idea di cittadinanza solidale, in cui ognuno deve sentirsi una sentinella e garante del benessere dei bambini.

I figli di genitori separati

L’autorità ha guardato alla famiglia anche nel momento complesso della separazione, quando i conflitti possono portare a distogliere l’attenzione dai figli. Per questo è stata elaborata la carta dei diritti dei figli nella separazione, che conta su dieci punti che rappresentano dieci diritti con un unico filo conduttore: la continuità degli affetti. E interventi come i “gruppi di parola”, luoghi nei quali bambini e ragazzi si confrontano con i coetanei e rielaborano, sotto la guida di esperti, l’esperienza della separazione, da far diventare «strutturale».

Più mense e asili nido

Ma l’accesso ai servizi per l’infanzia, in Italia, cambia da regione a regione. «Andrebbero garantiti standard minimi uguali per tutti – ha evidenziato Albano – e lo si può fare attraverso i livelli essenziali delle prestazioni, per garantire la presenza uniforme di servizi che rispondono alle esigenze primarie dei minorenni». Le richieste della Garante sono quattro: una mensa scolastica di qualità in tutte le scuole (solo il 38% delle scuole statali è dotato di mensa, con grandi differenze tra regioni), un numero di posti in nidi o micronidi per almeno un terzo dei bambini tra zero e 36 mesi, spazi gioco pubblici per i minorenni da 0 a 14 anni e una banca dati sulla disabilità a livello nazionale.

La devianza minorile

«L’assenza di figure di riferimento conduce a entrare in conflitto con la legge e divenire autori di reato», ha sottolineato Albano, che ha invitato le istituzioni a orientare i ragazzi alla legalità, a partire da una rete educativa che abbia protagonisti gli stessi minorenni e che prenda avvio da azioni rivolte alla promozione dei diritti. E in tema di rapporto tra minorenni e giustizia, l’Autorità punta sulla mediazione penale, una forma di giustizia riparativa, attraverso uno spazio di incontro tra minore autore di reato e vittima, che consenta a entrambe le parti di rielaborare quanto accaduto. Per l’Autorità, dunque, ciò che serve è una legge che introduca la possibilità di ricorrere alla mediazione penale nei procedimenti minorili fin dalle indagini preliminari, accessibile anche ai ragazzi minori di 14 anni che commettono un reato.

I minori non accompagnati

Per i minori stranieri non accompagnati – «tre volte vulnerabili perché di minore età, stranieri e soli» – Albano ha ribadito il «principio di non respingimento e il divieto di espulsione dei minorenni», molti dei quali senza adulti di riferimento. La sfida è coordinare il sistema d’accoglienza con il sistema di tutela, partendo dall’adozione dei decreti attuativi della legge 47/2017, relativa alle misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati: a distanza di due anni mancano, nonostante le plurime raccomandazioni della Garante.

Il monito di Fico

Il presidente della Camera, nel suo discorso introduttivo, ha ricordato che i diritti dei minori sono diritti di tutti, «a prescindere dalla loro origine nazionale, etnica o sociale. Oggi – ha aggiunto – sette minori stranieri su dieci in Italia sono nati nel nostro Paese. A loro bisogna assicurare piena integrazione nella nostra società e il godimento di tutti i diritti». Il presidente della Camera ha anche posto l’accento sui minori utilizzati dalla criminalità organizzata come strumento per i propri affari e l’aumento delle baby gang. «L’azione repressiva è necessaria ma del tutto insufficiente, da sola, a dare una soluzione strutturale al problema della criminalità minorile – ha sottolineato – Occorre intervenire sulle cause sociali ed economiche che favoriscono tali devianze e offrire prospettive e alternative di vita migliori».

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