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A San Luca un sindaco dopo 11 anni. Flop di Fusaro a Gioia Tauro

Nel paesino aspromontano entra in Consiglio anche Klaus Davi
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Undici anni dopo l’ultima elezione, San Luca ha un sindaco eletto, lasciandosi alle spalle anni di commissariamento. È Bruno Bartolo, infermiere in pensione, l’uomo scelto dai cittadini, che negli anni scorsi avevano compiuto una scelta estrema: non recarsi alle urne, anche quando il candidato volenteroso c’era, per evitare il rischio di un nuovo scioglimento.

Ma la scelta del massmediologo Klaus Davi di candidarsi a sindaco ha smosso le acque, riaccendendo il dibattito politico. Il risultato è schiacciante: Bartolo ha battuto Davi per 1.231 voti a 137. Il giornalista entra in consiglio assieme ad altri tre, ma l’importante è aver «riportato la democrazia a San Luca», ha esultato. «Il sindaco finalmente c’è e questo è fondamentale – ha commentato – La lista di Bartolo è nata come reazione alla nostra.

Siamo nati un anno fa, mentre la lista di Bartolo 2 mesi fa. Senza di noi non avrebbero vinto, perché solo con la presenza di due liste sarebbe caduto il quorum». Così com’era accaduto nel 2015, l’ultima volta che qualcuno aveva provato a candidarsi.

«Sarà una Giunta del popolo, San Luca ne ha bisogno», ha commentato Bartolo dopo l’elezione. «La nostra azione sarà improntata sulla trasparenza, legalità e rispetto delle regole – ha detto – e chi non si riconosce in questi principi deve stare lontano dall’amministrazione».

Flop, invece, per la candidatura del filosofo Diego Fusaro a Gioia Tauro, con 281 voti, ovvero il 2,84%, piazzandosi ultimo e, quindi, non entrando in Consiglio. «È un ottimo risultato considerato il luogo – ha però commentato – Abbiamo difeso la legalità come Klaus Davi a San Luca. Come diceva Silone, è il seme sotto la neve. Ci interessava dar vita ad un progetto culturale nel Sud.

Gioia Tauro era solo il punto di partenza. L’idea è quella di ripartire dalla Magna Grecia, in particolare dalla zona più disagiata, cioè la piana di Gioia Tauro.. Come punto di arrivo, vogliamo fare quello che diceva Gramsci: operare una riforma morale negli italiani».

 

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