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Il 29 l’inaugurazione dell’anno giudiziario del Cnf a Roma

Il saluto della presidente del Senato Casellati, poi la relazione di Mascherin e gli interventi del guardasigilli e dei vertici di Cassazione e Consiglio di Stato. La cerimonia a Villa Aurelia
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Si celebra alle 11 di mercoledì prossimo, presso Villa Aurelia a Roma, l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2019 del Consiglio nazionale forense. La cerimonia si aprirà con l’indirizzo di saluto del presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e con la relazione inaugurale del presidente del Cnf Andrea Mascherin.

Seguiranno gli interventi del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, del primo presidente della Cassazione Giovanni Mammone e del presidente del Consiglio di Stato Filippo Patroni Griffi.

Alle 14.30 si terrà la tavola rotonda su “Garantismo: un’idea di Stato”, coordinata dal direttore del Dubbio Carlo Fusi, alla quale prenderanno parte i presidenti emeriti della Consulta Giovanni Maria Flick e Gaetano Silvestri (che è anche presidente della Scuola superiore della magistratura), il giudice costituzionale Giulio Prosperetti, il procuratore generale presso Suprema corte Riccardo Fuzio, il presidente emerito del Cnf Guido Alpa, il fondatore del Censis Giuseppe De Rita e il vicedirettore del Tg La7 Gaia Tortora.

Sia gli interventi della mattina che il dibattito pomeridiano offriranno l’occasione per fare il punto sullo stato del sistema giustizia nel nostro Paese, ma anche su quanto sia radicato oggi, nella coscienza dei cittadini, il valore della tutela dei diritti. Un tema scosso dal troppo frequente conflitto sulla giustizia, rispetto al quale pare persino urgente quel riconoscimento della propria funzione atteso dall’avvocatura anche con legge costituzionale.

Il ddl che sancisce nella Carta il ruolo dell’avvocato, depositato a inizio aprile in Senato da Movimento 5 Stelle e Lega, afferma la “libertà” e “l’indipendenza” da assicurare al difensore e la sua imprescindibilità non solo nella giurisdizione ma anche quale garante della tutela dei diritti. Introdurre tali principi in Costituzione rappresenterebbe anche la leva per ravvivare nell’opinione pubblica la consapevolezza della centralità dei diritti, spesso oscurata dagli estremismi del dibattito pubblico.

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