Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Marino: «Io, vittima delle gogna mediatica»

L'ex sindaco: «Roma è nel caos, anche “grazie” al Pd. Contro di me una gogna mediatica. Ma dopo una sentenza di assoluzione piena, l’accusa dovrebbe rinunciare all’appello. Altrimenti diventa un processo al giudice»
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

La gogna mediatica, il cambiamento interrotto, il tradimento del Pd: Ignazio Marino, ex sindaco di Roma e docente di chirurgia e Senior Vice President della Thomas Jefferson University di Philadelphia, è un fiume in piena dopo la lettura delle motivazioni della sentenza di assoluzione firmata dai giudici di Cassazione.

L’ex sindaco non ha commesso i reati di peculato e falso nella vicenda degli scontrini, che aveva portato alla sua caduta nell’ottobre 2015. E quella, per Marino, fu anche la caduta di Roma e l’inizio di una deriva la cui colpa, dice, è soprattutto del Pd, che «ha abbandonato i valori della sinistra, perdendo il contatto con la gente e con i territori» e consegnando il Paese in mano «a chi soffia sul vento dell’odio». L’Italia, vista dagli Stati Uniti, dice al Dubbio, è ora un corpo malato, infettato dal «virus delle divisioni sociali» .

La Cassazione ha sancito che Ignazio Marino ha sempre agito correttamente. Se la sente di chiamarla vittoria?

Ho sempre avuto fiducia nella magistratura e ovviamente ho sempre saputo di non aver mai commesso alcun illecito. Sono sollevato, perché adesso questo è chiaro a tutti, ma certo non sono allegro. Resta una profonda amarezza, non solo personale. Penso alle romane e ai romani che sono stati imbrogliati, ad una gogna mediatica violenta e falsa a cui hanno partecipato quasi tutti i media. Così sono state perdute tante opportunità e sono state sprecate tante risorse, comprese quelle per condurre un’indagine su un presunto fatto che la Corte di Cassazione ha stabilito che “non sussiste”. Tantissimi cittadini mi sono stati vicini in questi anni e vorrei ringraziarli.

Qualcuno si è scusato con lei?

Per scusarsi bisogna avere la coscienza pulita e capacità di autocritica. Tutti elementi che chi volle porre fine allora alla nostra esperienza chiaramente non aveva e non ha. Piuttosto, ripeto, dovrebbero chiedere scusa ai cittadini che hanno tradito. Diciannove consiglieri del Pd, andando da un notaio, si sono fatti beffa del voto democratico di centinaia di migliaia di romani.

Che verità emerge, al di là di quella giudiziaria, dalle motivazioni?

Che non ci fu alcun reato commesso dal sottoscritto, ma un circo mediatico costruito ad arte e condiviso dal Partito democratico per distruggere me e il lavoro di cambiamento che stavamo portando avanti. Più che una vittoria, questa sentenza è una sconfitta per Roma che dovrebbe far riflettere tutti.

Ha mai capito perché è successo?

Appena entrati in Campidoglio abbiamo cercato di liberare la Capitale da quel sistema di potere e dalle tante lobby che hanno sempre dettato legge. Un progetto che evidentemente non era condiviso da tutti. In particolare dagli eletti di vari partiti, a cominciare dal Pd.

Qual era il suo progetto per Roma?

Lavorare con una prospettiva temporale più ampia dei cinque anni di mandato per rendere Roma una capitale internazionale all’altezza della sua storia e delle sue incredibili potenzialità. Innalzare la qualità di vita delle romane e dei romani e al tempo stesso promuovere Roma a livello globale. Oggi è chiaro che non ci fu consentito di portare avanti il cambiamento. Roma per rilanciarsi, con la mole di debito accumulatosi nei venti anni che hanno preceduto la mia elezione, ha bisogno di risorse e progettazione che debbono essere concordate con le istituzioni nazionali ma soprattutto ha bisogno di un governo centrale che, al di là dei colori politici, metta la questione Roma al centro dell’agenda. Nei 28 mesi da sindaco abbiamo fatto moltissimo ma avevamo bisogno di tempo per mettere finalmente in moto tutti gli importanti cambiamenti avviati. Cosa resta? La nuova linea C della metro, il rilancio della differenziata ( poi arrestatosi con la giunta attuale), la chiusura della più grande discarica d’Europa, la sostituzione di quasi 200mila lampadine pubbliche, il restauro di alcuni dei nostri principali siti come Fontana di Trevi e Trinità dei Monti, la pedonalizzazione di Via dei Fori Imperiali, 16 milioni di euro ottenuti da filantropi internazionali….

Com’è Roma adesso?

Non vivo più a Roma da diversi anni. Dal 2016 sono ritornato al mio lavoro negli Stati Uniti e non posso dare giudizi. Vista da fuori emerge una città sciatta e arrabbiata, con disparità sociali sempre più profonde e questo mi addolora moltissimo.

Con la sua vicenda la Capitale è passata in mano al M5s e il Pd si è lasciato sedurre dal giustizialismo. Quante cose sono cambiate con quella sfiducia?

Lo dico sinceramente per il bene di Roma e dei romani. Questa città non merita più di essere governata in questo modo. In pochi anni sono stati arrestati due presidenti del Consiglio comunale della Capitale: uno scelto dal Partito Democratico e uno scelto dal Movimento 5 stelle. Sfido chiunque a trovare cambiamenti, se non in peggio. Spero che la violenza e il dolore che la mia vicenda giudiziaria hanno causato, non solo a me personalmente, possano servire ad evitare simili derive in futuro.

Renzi ha definito la scelta di sfiduciarla politica, cioè legata al governo della città. Come risponde?

Il Pd ha il dovere di rispondere ai romani e alle romane per aver destituito davanti a un notaio un sindaco democraticamente eletto. Tutto per il volere del suo segretario, Matteo Renzi, e del suo presidente, Matteo Orfini, che impedirono il confronto in Assemblea Capitolina. Non avere il coraggio di dare queste risposte è la cifra umana e politica di chi si è reso responsabile del più grave tracollo di quello che era il primo partito politico italiano.

Quali sono le cause?

Quanto avvenuto durante il mio mandato è una delle pagine più buie della nostra democrazia e di un partito che all’epoca era il primo in Italia e oggi, forse non a caso, ha perso oltre metà dei consensi e non ha più la capacità di cogliere le vere necessità delle persone. Inoltre, mi prendo la libertà di un commento da elettore di sinistra: non credo sia possibile mantenere il proprio elettorato se si abbandonano i valori della sinistra.

Quale sarebbe la sua ricetta, se fosse ancora in politica, anche in vista delle europee?

Il centrosinistra ha perso il contatto con la gente e con i territori. Non parla più di lavoro, istruzione, welfare. Le soluzioni della destra sono certamente criticabili ma non è chiaro quali proposte alternative abbia la sinistra. Mi auguro che queste elezioni non consegnino l’Europa a chi vuole governarla soffiando sul vento dell’odio e dell’intolleranza. Credo che molti cittadini europei utilizzeranno questa opportunità proprio per difendere e rafforzare l’Unione Europea.

Le inchieste giudiziarie vengono spesso usate come armi per creare capovolgimenti politici. Che cosa significa secondo lei?

Non sono un esperto di giurisprudenza ma mi sembra sensato quanto affermato dal professor Musco che assieme all’avvocato Martuscelli mi ha brillantemente difeso. In Italia, come in altri Paesi, non si dovrebbe poter ricorrere contro un’assoluzione piena in primo grado. Più che un processo all’imputato, questo è infatti un processo al giudice che ha emesso la sentenza.

Tornerà, prima o poi, a fare politica?

Sono tornato a fare quello che più amo nella vita e per i prossimi anni voglio dedicarmi ai tanti progetti avviati come docente di chirurgia e Senior Vice President della Thomas Jefferson University di Philadelphia.

Da medico, se dovesse usare una metafora sanitaria, come definirebbe l’Italia in questo momento?

Infettata dal virus delle divisioni sociali che provoca qualcosa di peggiore della morte: la perdita della fiducia e dell’entusiasmo.

 

Ultime News

Articoli Correlati