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Sea Watch 3: sequestrata la nave, indagato il capitano

Il comandante ha risposto alle domande dei magistrati per quasi sette ore, assumendosi tutte le responsabilità
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Il pm di Agrigento Cecilia Baravelli ha convalidato il sequestro della “Sea Watch 3”, attraccata ieri, poco dopo le 14, al porto di Licata. Il provvedimento è stato notificato all’unico indagato, il comandante della nave Arturo Centore, che oggi alle 12 si è presentato in Procura per essere interrogato dal procuratore aggiunto Salvatore Vella che, insieme al procuratore Luigi Patronaggio e al pm Alessandra Russo, sta coordinando l’indagine.

Il comandante, ascoltato per quasi sette ore dal procuratore aggiunto Vella, nel corso dell’interrogatorio, si sarebbe assunto la piena responsabilità di quanto accaduto sulla rotta della nave fino all’arrivo a Lampedusa, rispondendo «puntigliosamente a tutte le domande»

L’accusa per Centore, assistito dagli avvocati Alessandro Gamberini e Leonardo Marini, è di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, per «avere trasportato illegalmente in Italia 65 extracomunitari soccorsi in acque libiche». Il sequestro probatorio della nave era stato eseguito domenica dalla Guardia di Finanza di Palermo e dalla Guardia Costiera di Lampedusa su ordine della Procura, per violazione dell’articolo 12 del testo unico sull’immigrazione disposizioni sull’immigrazione clandestina – gesto che, di fatto, ha consentito lo sbarco dei migranti e il loro trasferimento, sotto scorta, nel porto di Licata, dove sono stati affidati al personale della Questura di Agrigento per l’identificazione e gli altri atti di polizia giudiziaria.

Non è toccato, dunque, attendere indicazioni dal governo, questa volta, per decidere il da farsi, né ingaggiare l’ennesimo braccio di ferro con l’Europa per la redistribuzione dei migranti. E l’intervento della magistratura al ministro dell’Interno Matteo Salvini è parsa, di fatto, un’invasione di campo e un gesto più politico che giuridico.

Le indagini, intanto, proseguono, sia per l’individuazione degli eventuali trafficanti di esseri umani coinvolti, sia per la valutazione della condotta della ong, come aveva spiegato il procuratore Patronaggio domenica con un comunicato stampa.

Se da un lato la scelta di far sbarcare i migranti, imposta dalla procura, ha mandato su tutte le furie il capo del Viminale, dall’altra la notizia dell’indagine a carico del comandante della nave – un atto dovuto – è stata accolta con soddisfazione da Salvini.

«Questo conferma che quello che dico non è sbagliato», ha affermato il leader del Carroccio a Coffee Break, su La7, cercando di portare acqua al suo mulino. «Non sono io il cattivo con le ong – ha incalzato – e questo conferma quello che sostengo da mesi e cioè che favoriscono l’immigrazione clandestina e aiutano gli scafisti. E se c’è una procura che lo conferma, il mio lunedì è un bel lunedi».

Un’ora dopo l’attracco della nave nel porto di Licata, l’equipaggio della ong è sceso a terra. Nessuno di loro, oltre al comandante, risulta iscritto sul registro degli indagati, ma le indagini in corso hanno imposto il massimo del riserbo. Tutte le bocche, dunque, rimangono al momento cucite.

Ad accogliere la nave un gruppetto di persone che ha applaudito al suo approdo, nel porto agrigentino, attraccando vicino alla Mare Jonio. Diversi licatesi, gente comune, diverse associazioni, e anche qualche dirigente del Pd locale, assieme al parroco don Tonino Licata, hanno voluto manifestare «solidarietà a chi salva vite umane in mare» con un lungo applauso. «Licata è accogliente e solidale- hanno affermato – Siamo contro le politiche di un partito che calpesta lo stato di diritto, la divisione dei poteri alimentando paura per ridurre le libertà e l’umanità spacciandola per una maggiore sicurezza».

Ad accogliere l’arrivo dei migranti, domenica, striscioni con la scritta ‘ Benvenuti a Lampedusa,’ e ‘ Chi salva una vita salva il mondo intero’. «I porti non sono sono chiusi – ha commentato Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch in Italia – non possono essere chiusi. Abbiamo un obbligo di legge, un obbligo morale. I salvataggi devono essere protetti e difesi».

«Siamo felici per i sopravvissuti, che hanno sofferto abbastanza e speriamo finalmente di trovare un po’ di riposo e tranquillità da ora in poi – ha affermato Philipp Hahn, Capo della missione di Sea- Watch 3 – La successiva confisca probatoria della nostra nave era tanto prevedibile quanto oltraggiosa. Non abbiamo infranto alcuna legge, al contrario, abbiamo ancora una volta sostenuto la legge del mare e la Convenzione sui rifugiati di Ginevra, quindi siamo certi che questo non porterà a ulteriori procedimenti. Ma questa è una nave di salvataggio, non un incrociatore. Ogni giorno è tenuto in porto, le persone possono morire». I 47 migranti arrivati in Sicilia erano parte di un gruppo di 65 persone soccorse il 15 maggio a circa 30 miglia nautiche al largo della costa libica, tra di loro anche una persona disabile e sette bambini, due dei quali con meno di 6 mesi di età.

I migranti, aveva comunicato l’ong via Twitter, erano esausti e disidratati: donne e bambini che per via dello spazio ridotto, avrebberoodormito in un’unica stanza, mentre gli uomini tutti sul ponte. Tra di loro anche «casi di ustioni gravi dovuti alla miscela di carburante e acqua del mare». I primi a sbarcare, domenica, sono stati una donna sofferente e il compagno, successivamente sono scesi gli altri migranti – in totale sono 47 quelli arrivati a largo di Lampedusa – divisi per gruppi e caricati su dei gommoni della capitaneria di porto. Uno sbarco al quale il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha assistito in diretta tv, da L’Arena, proprio mentre ripeteva il mantra dei porti chiusi.

Uno sbarco avvenuto senza autorizzazione, aveva dunque replicato stizzito il capo del Viminale, che ha dunque puntato il dito contro il M5s.

Accuse rispedite al mittente da Luigi Di Maio. E Salvini, alla fine, se l’è presa con i magistrati: «chiunque sia stato ne risponderà davanti agli italiani».

 

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