Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Visco: spread alto, Italia a rischio

Bankitalia: raddoppiato in 12 mesi, pesa su famiglie e imprese. Il governatore Visco avverte: lo spread pesa sui prestiti a famiglie e imprese
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Lo spread alto, i mercati nervosi pronti a sfiduciare l’Italia, le gaffe sull’Iva e sullo sfondamento del 3%, impongono due interventi per cercare di fronteggiare una situazione complicata: così scendono in campo sia il governatore di Bankitalia, Visco, da un convegno in Israele e, qui a Roma, il ministro dell’Economia, Tria. Gli avvisi di Visco sono pesanti: con lo spread, che sta sopra 270 punti base, «più del doppio del livello di inizio 2018», nota il governatore, «prima delle elezioni politiche» e l’alto livello del debito l’Italia è «esposta alla volatilità del mercato finanziario». Serve urgente una credibile strategia di ridurre il livello del debito nel medio termine, che non può più essere rinviata anche perché «se l’aumento degli interessi persiste peserà inevitabilmente sul costo del debito», cioè sulla spesa pubblica.

«La speranza è che, dopo le prossime elezioni europee si ristabiliranno le condizioni per riprendere l’agenda delle riforme e spingerla avanti con rinnovato vigore. E cita la canzone beatlesiana The long and winding road, “La strada lunga e tortuosa… non scomparirà mai». Gli alti livelli di spread sono deleteri: «La trasmissione di tassi più elevati dai titoli di stato al costo dei prestiti per famiglie e imprese è stato finora limitato, grazie all’ampia liquidità delle banche e bilanci migliorati. Ma cominciano a emergere segni di tensione e nel più lungo termine, un premio ad alto rischio sui titoli di Stato finirebbe inevitabilmente per incidere sull’economia reale». Motivo per cui «una strategia credibile per ridurre l’onere dell’elevato debito non può più essere posticipato».

L’Italia non può rallentare sulle riforme: «La speranza è che, dopo le prossime elezioni europee, saranno stabilite le condizioni per riprendere l’agenda delle riforme spingendole avanti con rinnovato vigore», le minacce alla crescita o le prospettive di inflazione richiedono un maggiore coordinamento delle politiche fiscali nazionali, mentre le riforme strutturali fornirebbero un aiuto essenziale. «Poiché le prospettive economiche per l’area dell’euro sono attualmente dominate dall’incertezza, molti analisti temono che la situazione degeneri in una piena recessione o alla deflazione e che la politica monetaria resterebbe inerme. Questo è un errore», ha spiegato il governatore della Banca d’Italia. «Le banche centrali possono contare su un’ampia gamma di strumenti a supporto dell’attività economica e, se necessario, l’Eurosistema è pronto a utilizzarli per adempiere al suo mandato».

Il ministro Tria ha risposto alle paure che innervosiscono i mercati, cercando di smorzare l’uscita poco felice del vicepremier Salvini: «L’Italia non chiede che qualcuno paghi per il proprio debito». «Penso che debba cambiare la politica economica in Europa e anche quella fiscale, il fiscal compact e anche il modo in cui si stima l’output gap è una metodologia che porta a una politica strutturalmente deflattiva e quindi dannosa per l’insieme dell’Europa». «Credo che bisogna cominciare a guardare alla politica economica come Europa e non come singolo Paese», perché «la politica fiscale deve interessare l’economia europea nel suo complesso». Quindi «se c’è un Paese che deve fare una politica fiscale più restrittiva per un periodo, deve essere compensata da una politica fiscale diversa negli altri Paesi», ha spiegato. «Se siamo in Europa bisogna ragionare in termini europei e non nazionali. Questo è il vizio dell’Europa, di ragionare solo in termini nazionali e non europei», ha concluso. A margine dell’incontro dell’Eurogruppo, ha replicato al ministro dell’Economia austriaco Hartwig LÃger, per il quale la situazione economica italiana rischia di diventare una seconda Grecia.

«L’Italia ha pagato abbondantemente per gli altri paesi europei» ha insistito Tria e ha invitato i ministri di altri Stati membri a pensare prima di parlare. «C’è un Def, documento di economia e finanza, che è stato approvato dal governo ed è stato approvato dal Parlamento. Il Parlamento ha fatto anche una risoluzione in cui chiede, oltre ad aver approvato il documento, di non aumentare l’Iva, ma tutto nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica specificati nel Def. E quindi il governo sta lavorando per attuare quello che è scritto nel Def», ha detto. «Credo che tutti debbano leggere i documenti del governo, i documenti ufficiali dicono questo, è chiaro che in campagna elettorale i mercati finanziari sono un pò in fibrillazione, però i fatti per ora sono questi e noi ci atteniamo a questi obiettivi», ha aggiunto. A chi gli ha chiesto se il vice premier Matteo Salvini sia d’accordo, ha detto: «Ha approvato, in Consiglio dei ministri era presente», ha continuato.

Il leader di Confindustria, Boccia, ha apprezzato le parole di Visco: «Lo spread guarda la vita reale del Paese, l’economia, le imprese, le famiglie e al debito pubblico italiano». La riduzione dell’alto debito italiano «ci farebbe ridurre gli interessi che paghiamo ogni anno, che ammontano a 70 miliardi e mi sembra che la sua riduzione in un periodo di medio termine di 3 o 5 anni dovrebbe essere una delle grandi priorità da affrontare, che peraltro è oggetto anche del dibattito per la prossima Legge di Bilancio».

E la giornata si chiude con la polemica tra il ministro Tria e il governo austriaco che chiede a Bruxelles: «Nel caso dei governi nazionalisti e populisti come quello italiano, l’Europa dovrebbe reagire in un modo più unitario e più forte»

 

Ultime News

Sponsorizzato

Articoli Correlati