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Bufera sul Carroccio: arrestato il sindaco del Comune di Legnano

Dopo il caso Siri una nuova doccia fredda per il vicepremier leghista, il cui nome emerge in un’intercettazione telefonica tra gli arrestati
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La notizia è arrivata all’alba di ieri e deve aver rovinato la giornata del ministro dell’interno Salvini: «Il sindaco di Legnano, Gianbattista Fratus, leghista doc, è stato arrestato nell’operazione su turbata libertà degli incanti e corruzione elettorale, condotta dai finanzieri del Comando provinciale di Milano, su disposizione della Procura della Repubblica di Busto Arsizio». Una vera e propria doccia fredda per Salvini. La notizia piomba a poco più di una settimana dalle elezioni europee e a pochi giorni di distanza dal caso Siri, il sottosegretario leghista, nonché braccio destro del vicepremier, “licenziato” dal premier Giuseppe Conte a causa del suo coinvolgimento nell’indagine sull’eolico.

Insomma, la Lega – che pure conferma la sua totale fiducia nella lavoro della magistratura – in questo ultimo periodo si sente accerchiata e qualcuno nel Carroccio inizia a pensare seriamente che questo stillicidio di guai giudiziari arrivati a ridosso delle urne non siano affatto casuali. Secondo gli inquirenti nell’inchiesta che coinvolge i vertici del Comune di Legnano «emerge con evidenza il pactum sceleris» che il sindaco Gianbattista Fratus avrebbe concordato con Luciano Guidi, candidato come sindaco nella lista Alternativa Popolare e lista Civica, in previsione del ballottaggio per le amministrative del giugno 2017. Guidi di fatto diventa l’ago della bilancia nella competizione che vede prevalere Fratus nella sfida finale del 25 giugno 2017. «Le risultanze investigative – si legge nell’ordinanza del gip di Busto Arsizio – permettevano di disvelare e comprovare ex post l’accordo correttivo tra Fratus e Guidi in forza del quale il primo, a fronte dell’appoggio della lista capeggiata da Guidi in sede di ballottaggio, si sarebbe impegnato a ricompensarlo, una volta eletto, assegnandogli un incarico in seno ad una società pubblica».

Promessa che – sempre secondo l’accusa – «effettivamente veniva mantenuta in quanto il 24 ottobre 2018 la figlia di Guidi, Martina, veniva nominata membro del Cda della società Aemme Linea Ambiente», azienda a capitale interamente pubblico, con la funzione di gestire i servizi legati all’igiene ambientale, «su determinazione dello stesso Fratus che imponeva le dimissioni dell’incarico il precedente consigliere Miriam Arduin».

Nell’ordinanza, fanno notare gli inquirenti, emerge anche il nome di Salvini: «Prima del ballottaggio – emergerebbe in un’intercettazione tra l’assessore alle Opere pubbliche Chiara Lazzarini, finita ai domiciliari, e l’assessore comunale Letterio Monaco – a livello regionale io ho fatto un accordo con Paolo Lalli, Salvini e quell’altro provinciale loro della Lega in cui Paolo Alli e Guidi, hanno detto che mi avrebbero appoggiato al ballottaggio e che io in cambio gli avrei dato un posto, quindi devo mantenere questa promessa che ho fatto io, Gianbattista Fratus, per cui per Aemme Linea Ambiente non do nessun consigliere in quota a nessun partito. Li scelgo io quindi».

Per quel che riguarda le misure, i pm di Busto Arsizio avevano chiesto per il sindaco di Legnano, GianBattista Fratus, la custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’inchiesta sulle turbate nomine in Comune. Il gip ha ritenuto per lui più idonea la misura degli arresti domiciliari, per la sua «personalità» emersa dalle indagini, ovvero «sottomessa al potere del vicesindaco» Maurizio Cozzi.

È quanto si legge nell’ordinanza del gip che ha disposto gli arresti. In un altro punto dell’ordinanza Fratus viene descritto come «mero esecutore delle direttive» impartitegli da Cozzi e Chiara Lazzarini.

 

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