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Così gli Stati criminalizzano i volontari delle Ong: «Sono nemici del popolo»

Dalla Russia all’Italia: è guerra agli “angeli del mare”. Sono almeno 50 i Paesi i che in questi mesi hanno adottato o stanno per adottare leggi contro le organizzazioni non governative che salvano vite nel Mediterraneo
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La procura di Agrigento non ha convalidato il sequestro preventivo per la nave Mar Ionio dell’organizzazione non governativa Mediterranea, eseguito venerdì scorso a Lampedusa dalla Guardia di Finanza. La nave della Ong nella settimana appena passata aveva salvato 30 migranti in pericolo nelle acque libiche. Ora, però, tutto l’equipaggio è indagato e sarà sempre la Procura di Agrigento a decidere su come agire anche nei confronti dei membri dell’equipaggio.

Indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina Beppe Caccia, l’armatore veneziano della nave Mare Jonio. Ne ha dato notizia lui stesso via Twitter, con una foto di Alima, la bimba del Sud Sudan che era sul gommone con il papà e la mamma incinta di 7 mesi: «Sono indagato con la sola colpa di aver salvato 30 vite umane e di essermi rifiutato di consegnarle ai loro aguzzini. Ciao Alima, lo rifarei mille altre volte. Buona fortuna in questa nostra Europa, a te e a tutti gli altri». Ma cosa sta accadendo nei confronti delle Ong in Italia, ma anche nel mondo intero?

In Italia tutto è cominciato con il sospetto, “suggerito” dal Movimento 5 Stelle, che alcune Organizzazioni non governative – quelle che operavano salvataggi nel mare – fossero in combutta con gli scafisti. I famosi “taxi del mare”, terminologia che via via veniva ripresa dagli utenti dei vari social network fino ad amplificarsi nei mass media. Fu in quel periodo, con il governo precedente, che l’allora ministro degli interni Marco Minniti elaborò un codice etico per le Ong impegnate nel salvataggio dei migranti. Gli è poi succeduto Matteo Salvini con la pratica dei porti chiusi, che in realtà – di fatto – chiusi non erano. Oppure, notizia di questi giorni, secondo la bozza del decreto bis sulla sicurezza si prevederà addirittura una multa salata per ogni immigrato che viene soccorso secondo infrazioni non meglio definite.

Non è mancata la via giudiziaria intrapresa dal procuratore Carmelo Zuccaro, secondo cui potevano esserci dei collegamenti tra le organizzazioni non governative e i trafficanti di uomini. Ma nessuno dei provvedimenti avviati è mai arrivato a processo. L’ultimo fascicolo aperto era sulla nave Aquarius, l’accusa sosteneva che tutti i capimissione di Medici senza frontiere alla guida degli equipaggi «avrebbero avuto la consapevolezza della pericolosità degli indumenti indossati dai migranti in quanto fonte di trasmissione di virus o agenti patogeni contratti durante il viaggio». Da parte sua Medici senza frontiere ha sempre respinto ogni addebito, affermando di aver seguito le procedure standard.

«Dopo due anni di indagini giudiziarie, ostacoli burocratici, infamanti e mai confermate accuse di collusione con i trafficanti di uomini», aveva detto all’epoca a novembre 2018 Karline Klejer, responsabile Msf per le emergenze, «ora veniamo accusati di far parte di un’organizzazione criminale finalizzata al traffico di rifiuti. È l’estremo, inquietante e strumentale tentativo di fermare a qualunque costo la nostra attività di ricerca e soccorso in mare». Il Tribunale del Riesame, il 15 gennaio scorso, ha restituito all’agenzia marittima coinvolta nell’inchiesta 200 mila euro che erano stati bloccati dalla procura, autorizzandola a riprendere regolarmente le sue attività e ha accolto integralmente il ricorso del principale indagato, l’agente marittimo accusato di aver smaltito illegalmente rifiuti pericolosi provenienti in prevalenza dalla nave.

Le Ong e i loro obiettivi

Ma cosa sono le organizzazioni non governative? Come dice la parola stessa, l’Ong è indipendente dagli Stati e non ne riceve quindi i fondi. Le Ong perseguono diversi obiettivi di utilità sociale, cause politiche o di cooperazione allo sviluppo. Gli ambiti di intervento sono vari: tutela dell’ambiente e del territorio, protezione delle minoranze, difesa dei diritti umani, ambiti di sviluppo e protezione specifici per alcune categorie di persone. In seguito alla chiusura di Mare Nostrum, il 31 ottobre 2013, operazione italiana militare e umanitaria iniziata dopo il tragico naufragio di Lampedusa del 3 ottobre, quando ci furono 366 morti accertati, alcune Ong hanno deciso di intervenire direttamente con navi private nel Mediterraneo per le attività di ricerca e salvataggio, in coordinamento con la Guardia Costiera italiana. Un’altra caratteristica è che le Ong sono senza scopo di lucro.

La maggior parte di loro sono gestite da volontari, ma non tutte. Sono infatti le piccole Ong e Onlus locali che si avvalgono di volontari per gestire le loro attività. Le grandi Ong internazionali invece sono formate da personale retribuito poiché necessitano di competenze specifiche per portare avanti il loro lavoro in maniera efficace ed efficiente. Le Ong internazionali presenti e più conosciute in Italia sono fra le altre ActionAid, Medici Senza Frontiere, Amnesty International, il WWF Italia, Save the Children Italia. In conclusione, le Ong hanno l’obiettivo di tutelare i diritti, che siano diritti umani o la protezione e la salvaguardia del nostro pianeta.

Assalto globale alle Ong

In tutto il mondo si stanno intensificando gli attacchi contro le Ong. A documentare quest’assalto globale è stato il recente report di Amnesty International «Obiettivo: silenzio. La repressione globale contro le organizzazioni della società civile». In base ai dati raccolti sono 50 gli stati che in questi mesi hanno adottato o stanno per adottare leggi anti- Ong. Nell’ottobre 2019 il ministero dell’Interno del Pakistan ha respinto 18 domande di registrazione e i relativi ricorsi da parte di 18 Ong internazionali senza fornire spiegazioni. In Bielorussia le Ong sono sottoposte a una rigorosa supervisione dello stato. Lavorare per le Ong la cui domanda di registrazione è stata – spesso arbitrariamente – respinta è un reato penale. In Arabia Saudita il governo può negare la registrazione alle nuove Ong o smantellarle se sono ritenute «dannose per l’unità nazionale».

A subire le conseguenze di questa legislazione repressiva i gruppi per i diritti umani, compresi quelli per i diritti delle donne, che non sono in grado di registrarsi e operare liberamente all’interno del paese. Anche gli uffici di alcune sezioni di Amnesty sono finiti sotto attacco: dall’India all’Ungheria, nell’ambito di un giro di vite sulle organizzazioni locali, le autorità se la sono presa con le strutture, congelando beni patrimoniali e compiendo raid negli uffici. Senza parlare della Russia e Cina. In quest’ultima, la nuova legge controlla strettamente le attività delle Ong, dalla formulazione della domanda di registrazione alla reportistica in materia di movimenti bancari, assunzioni e raccolta fondi. In Russia, invece, le Ong che ricevono fondi dall’estero sono state etichettate dal governo come «agenti stranieri», un termine che è sinonimo di “spie”, “traditori” e “nemici dello stato”. In Ungheria diverse Ong sono state costrette a definirsi «finanziate dall’estero» e il governo cerca di screditare il loro lavoro e scatenare l’opinione pubblica contro di loro.

L’obiettivo, in generale, da parte degli Stati del mondo è colpire le Ong che riguardano specificamente i gruppi che si occupano di diritti delle comunità marginalizzate. Eppure, a New York nel dicembre 2018, in occasione del ventesimo anniversario della Dichiarazione Onu sui difensori dei diritti umani, i leader del mondo avevano ribadito il loro impegno a creare un ambiente sicuro per i difensori dei diritti umani. Tutto ciò, di fatto, non sta avvenendo.

 

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