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La polemica: Chiesa disobbediente contro Chiesa sovranista, è “scisma” tra i cattolici

L’impegno in politica dei credenti ha almeno due fronti: quello “di sinistra”, incarnato da Bergoglio, e quello di destra, che a questo Papa non ha mai smesso di fare la guerra
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Non è stato un pronunciamento come tanti. Un cardinale, Konrad Krajewski, elemosiniere del Papa, un pezzo da novanta insomma, che si occupa personalmente di riallacciare la luce staccata per morosità in uno stabile occupato pieno di immigrati (peraltro ieri l’Acea ha presentato esposto) è a tutti gli effetti disobbedienza civile allo stato puro. Nemmeno 24 ore e un altro cardinale Claudio Hummes, presidente della Rete ecclesiale panamazzonica, prende la parola, anticipando un sinodo dei vescovi sull’Amazzonia che il presidente brasiliano Balsonaro cerca in ogni modo di sabotare, contro quelli che «animati da uno spirito di rapina», progettano «di venire a sfruttare per poi andarsene con le valigie piene».

Non sono dissidenti ma porporati in piena e ortodossa sintonia con un pontefice che non esita neppure a parlare di «nuova economia». Era dagli anni ‘ 60, quando il mondo cattolico fu con i movimenti giovanili beat e con le riviste eretiche marxiste una delle tre grandi incubatrici del dissenso, che non si assisteva a un simile pronunciamento, a un ingresso così determinato e schierato dei cattolici in politica. Solo che allora erano studenti come quelli di Trento, preti operai, parroci di comunità come l’Isolotto di Firenze, assediato per mesi dalle gerarchie ecclesiastiche in un inaudito braccio di ferro tra fedeli e Vaticano. Erano don Milani con la sua storica Lettera a una professoressa dei ragazzi di Barbiana e don Mazzi. Oggi a santificare con le parole e con l’esempio la disobbedienza civile sono i vertici stessi della Chiesa, è il papa in persona.

Anche uno schieramento politico così frontale del pontefice e dei cardinali a lui più vicini non si vedeva da decenni. Negli anni ‘ 80 Giovanni Paolo II, il papa guerriero, fu uno dei principali artefici della sconfitta del comunismo, forse il principale. Nessun pontefice prima di lui, non in tempi moderni almeno, aveva interpretato la sua missione in modo tanto schiettamente politico, fino a impegnarsi non solo con le parole e con le encicliche ma anche con i fatti concreti, non escluso probabilmente il sostegno ai contras nelle guerre civili dell’America centrale.

Dopo di allora il mondo cattolico non si è mai più esposto come negli anni del dissenso e le gerarchie ecclesiastiche non sono mai più scese in campo a bandiere altrettanto spiegate. Aveva provato a infiammarle Berlusconi, alla fine degli anni ’90, quando, ispirato dal consigliere allora in auge don Gianni Baget- Bozzo, aveva deciso di trasformare il miraggio di Forza Italia, da quello iniziale del “partito liberale di massa” all’incarnazione di una nuova Dc. Ma lo aveva fatto secondo il suo stile televisivo, appariscente, poco sostanzioso. La crociata si era arenata una volta raggiunto, nel 2001, l’obiettivo di rientrare a palazzo Chigi. I cattolici, comunque, non si erano scaldati più che tanto: del resto non sarebbe stato facile dovendosi contrapporre a un centrosinistra in cui la componente cattolica, erede dell’antica sinistra Dc, era fortissima se non addirittura dominante.

A rianimare lo spirito militante del mondo cattolico sono stati il dramma di massa e la trasformazione epocale che hanno segnato l’ultimo decennio, disegnando un nuovo confine politico, uno spartiacque inedito: quello delle migrazioni di massa e della conseguente modifica radicale del tessuto sociale e culturale. Solo che, proprio a partire da quel conflitto, si rivolge al mondo cattolico anche chi si trova sul fronte opposto a quello di Bergoglio: i movimenti sovranisti e anti- immigrazionisti, in nome del ritorno a una tradizione e a una cultura che, in Italia, coincidono in più punti con quelle cattoliche. Si rivolgono ai cattolici, con l’abituale rozzezza, i movimenti neofascisti come Forza Nuova, che la settimana scorsa ha contestato addirittura il papa.

Ma si muovono nella stessa direzione, con appena un pizzico di tatto diplomatico in più, anche movimenti assai meno minoritari: a partire dalla Lega. Basta farsi un giro sui social per scoprire a quale livello di astio e furore siano arrivate le critiche nei confronti della Chiesa di papa Francesco. La dimensione della critica è già stata da tempo superata: il papa è vissuto ormai, come non accadeva da tempo immemorabile, come un nemico giurato.

L’obiettivo di questi movimenti, e in particolare proprio della Lega, è ripetere, a parti rovesciate, il clamoroso ribaltone che si verificò negli anni ‘ 70. Allora la grande maggioranza dei cattolici scelse di non obbedire al Vaticano, prima nel referendum del 1974 sul divorzio, poi in quello del 1978 sull’aborto. Oggi può sembrare una scelta non particolarmente clamorosa: all’epoca fu invece un esito sbalorditivo, prima di tutti per quel Pci che, proprio temendo il voto delle masse cattoliche, aveva cercato in ogni modo di evitare il referendum. La chiesa chiamò alle armi, i fedeli non risposero all’appello. La nuova destra italiana scommette sul fatto che la diserzione di massa si riproponga. Stavolta abbandonando un pontificato che, all’opposto di quello degli anni ’70, guarda “a sinistra”.

 

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